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COSA VUOL DIRE ESSERE IMPRENDITORI?

COSA VUOL DIRE ESSERE IMPRENDITORI?

Qualche giorno fa è stato l’entrepreursday.

E come non ricordarlo a mia volta che sono qui che mi sbraccio continuamente a dire nel flow (il tutto scritto in maniera così, naturale alla James Joyce, una parola dopo l’altra.. pronti!), cosa – per me – significhi essere imprenditori:

  • crescita
  • relazioni
  • letture
  • viaggi
  • sviluppo
  • idee
  • attitudine
  • slancio
  • azione
  • riflessione
  • studio
  • obiettivi
  • apertura
  • corsi
  • formazione
  • libri
  • audacia
  • passione
  • sfida
  • integrità
  • determinazione
  • risolutezza
  • visione
  • focus
  • non abbattersi mai
  • flessibilità
  • resilienza
  • costanza
  • perseveranza
  • capacità di vendita che se non sai impari che è anzi meglio
  • proattività
  • iniziativa
  • non aspettarsi la “pappa pronta”
  • darsi da fare
  • iniziare e non aspettare
  • creare
  • pensare
  • motivare anche quando si è demotivati
  • farsi motivare
  • leadership
  • volontà, tanta, tantissima
  • prospettive
  • disegnare il futuro
  • alzarsi presto e avere il focus già su quello che si vuol fare, lasciare stare il cellulare
  • non fermarsi mai
  • vedere il talento degli altri prima di evidenziare il proprio (che comunque non è così strettamente necessario.. no)
  • team
  • fare squadra
  • chiamare
  • telefonare
  • stimolare
  • scrivere
  • leggere
  • dare opportunità
  • vedere opportunità 
  • ESSERE opportunità
  • essere generosi
  • circondarsi di persone potenzianti
  • aiutare a fare crescere quelle meno potenzianti
  • aiutare a far crescere a prescindere
  • aiutare a far crescere i clienti
  • essere stimolo
  • divulgare
  • coinvolgere

(per chi VUOLE, per chi non vuole 🤷‍♂️ ..siamo liberi)
e infine:

  • business

ma solo infine, perché quest’ultimo rappresenta la felice implicazione di un buon lavoro conseguenza (possibile e probabile ma certamente NON sicura) di tutto quanto detto sopra. Amen 🙏

L’imprenditore è un super eroe come sento spesso dire?

Ma per niente. Siamo tutti diversi e siamo, appunto, tutti liberi.

Per far andare avanti il mondo ci vuole pur qualcuno che se ne occupi. No?

Poi, la verità è chi se ne occupa ha bisogno di aiuto, mica si può far tutto da soli.

Alla fine per gli imprenditori e non è – COMUNQUE – e sempre.. una questione di:

responsabilità. Di TUTTI 🙂

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

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Leonardo Aldegheri
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PERCHÉ HELP PER LO SVILUPPO DI IDEE E AFFARI

PERCHÉ HELP PER LO SVILUPPO DI IDEE E AFFARI

Qualche giorno fa un utente ha commentato:

“Affari….odio questa parola. Tutto nel mondo di oggi è diventato un affare, tutto si deve sfruttare per fare soldi e nulla o quasi è gratis. La vita in questa società è una lotta senza esclusione di colpi, è stressante, stancante. Bisogna combattere come dei matti per avere un tetto sopra la testa e qualcosa da mangiare. Pazzesco e disumano. Dovremmo smettere di pensare a tutto in termini di soldi e di affari, questa cosa sta distruggendo la nostra umanità e il pianeta”.

Provo profondo rispetto per questa considerazione e intimamente la motivazione basilare della pagina è partita nel lontano febbraio 2016 da una osservazione similare del mondo – ad alta quando non altissima competitività – in cui viviamo oggi, con tutti i grandi, grandissimi problemi legati alla sostenibilità, all’ambiente e al futuro dei nostri figli nonché dell’umanità intera.

Colgo l’occasione per precisare che promuovo, in primis:

  • 1. la lettura;
  • 2. l’imprenditorialità.

ovvero la capacità di avere quell’iniziativa che ti fa fare le cose anziché aspettare che qualcuno le faccia per te.

Sì, promuovo il mio lavoro che è quello di fare libri.

Sì, promuovo l’azienda per cui lavoro, di proprietà familiare e che sto contribuendo nella mia parte e in tutti i modi grazie all’apporto di tante meravigliose persone a rendere bellissima – per quanto possibile e fattibile – e attrattiva producendo libri per l’editoria nazionale e internazionale.

Sì, promuovo letture, libri, editori.

Promuovo il concetto di coltivare relazioni e promuovo la magia del viaggio come percorso introspettivo e di maturazione di sé.

Tutte queste cose insieme formano la particolarità del blog e della pagina Facebook che sta FORTUNATAMENTE crescendo oltre le mie aspettative.

[Quindi grazie di ❤️ – tra l’altro].

L’auspicio è contenuto nella mia risposta al commento di cui sopra:

Cara Mxxa, condivido ciò che dici, benché in parte. Vorrei invitarti a rivedere l’assolutismo che esprimi “lotta senza esclusione..”, “tutto nel mondo di oggi..”, “dovremmo smettere di pensare a tutto”.. Etc.

Sono convinzioni fuorvianti di per sé. Fortunatamente non è proprio così.

Sì, è ANCHE così ma non proprio “tutto” così.

Proprio perché non è così mi spendo da tre anni a scrivere articoli che mirano a rincuorare, a incoraggiare, a riflettere.

Lo faccio gratis e nessuno mi ha mai pagato per questo 😊, lo faccio proprio per divulgare concetti di pro attività in un mondo del lavoro – ecco perché “affari” – iper competitivo partendo da una considerazione abbastanza simile alla tua, forse solo meno assolutistica.

A volte denuncio comportamenti umani psicotici e offro degli spunti di riflessione. Per questo “help“.

E in ogni caso tutto, qui sì, passa per uno sviluppo personale dentro e fuori le organizzazioni. Ecco perché “sviluppo“.

Mi hai dato lo spunto per riflettere a mia volta e ti ringrazio 🙏

Ecco anche perché sono sostenitore del libero essere:

perché esprimere noi stessi nella piena libertà della nostra consapevolezza ci offre l’ineluttabile opportunità di fare “a modo nostro” cioè con la nostra impronta UNICA SUL PIANETA, qualcosa come contributo concreto all’umanità e al mondo attraverso i valori come rispetto per la vita, rispetto per il pianeta, rispetto per le cose, rispetto per le situazioni, rispetto per le persone (l’ordine è equo per tutti questi elementi).

Viva la vita e viva la libertà.

La libertà di essere, di esprimersi al meglio, di sviluppare il nostro potenziale.

Di diventare qualcosa di più grande rispetto al grado evolutivo che avevamo quando siamo nati qualche anno fa.

Questo è il mio spirito qui. E fuori di qui.

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IL POTERE DELL’AMORE NEL BAMBINO IN NOI

IL POTERE DELL’AMORE NEL BAMBINO IN NOI

È OPERA di Aleksandr Milov la scultura “Love” esposta in Nevada nel 2015.

La testa raccolta tra le braccia, le spalle curve, il capo chino.

Soprattutto, schiena contro schiena, volti nelle due direzioni opposte.

Cos’è, l’ego a fare tutto questo? Sì, in parte.

Il frutto delle convinzioni? La facilità con cui ci si offende?

E questo sfregamento, questo attrito (molto meglio altri tipi di sfregamento..) che non permette il normale fluire delle cose tra le persone, è dato da che cosa?

Le emozioni sono energie in movimento: cosa ci porta a incastrarle?

Il risentimento, la memoria che inquina, il blocco. L’immaturità.

I bambini nascono senza pregiudizi.

Nascono senza preconcetti.

In una parola, nascono “puri”.

Il loro incredibile e innato senso pratico da fare invidia a noi adulti, non li porta a nascondersi – nascondendo la testa dentro alle braccia, come bastasse a dileguarsi:

li porta piuttosto a tendere le manine.

Li porta ad abbracciarsi nella spontaneità.

Nel mettere al centro il gioco, il divertimento comune, corredato da entusiasmo, energia alta, il tutto in un comportamento libero da fronzoli, paturnie, giudizio, ego-ismo. Libero dall’ego.

Nelle relazioni, portare l’ego a un livello accettabile – al 30-40% – e lasciar fluire, fa la differenza. Eccome se la fa.

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SONO SODDISFAZIONI

SONO SODDISFAZIONI

Ogni volta che vedo una libreria mi attivo. Ho proprio sete. Mi verrebbe da comprare tutto. Ho una voglia pazzesca di imparare e leggere e scrivere e produrre.

Ci sono persone in alcune librerie in cui appena mi vedono entrare, hanno gli occhi che iniziano a luccicare e non perché compro tanti libri ma perché amo i libri ed è come se dessi soddisfazione al loro lavoro.

Beh, il loro lavoro non è altro che il mio lavoro in un continuum ove ai lati opposti ci sono chi ha avuto l’idea e chi la sta acquisendo.

Siamo tutti coinvolti nella stessa cosa, fondamentalmente, solo che essa assume gradazioni diverse:

  • Dall’autore che scrive;
  • All’illustratore che disegna;
  • Al grafico che prende testi e le immagini e impagina in bassa risoluzione;
  • All’editore che accoglie l’idea e decide di pubblicarla;
  • Al fotolitista che prende le tavole e fa la separazione del colore;
  • Alla redazione del file definitivo pronto per la stampa;
  • Alle prove colore, alla cianografica, alle lastre;
  • Alla stampa vera e propria, alla confezione;
  • Alla spedizione delle palette con sopra migliaia di copie;
  • Alla distribuzione, agli accordi presi nel frattempo tra editore e distributore; tra autore ed editore sulle royalties, sui diritti, le prenotazioni, le tirature..
  • Fino a te lettore, giunto in libreria.

Fino a me che quando vedo un libro fatto da noi, sono soddisfazioni.

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LO SPETTACOLO VERGOGNOSO DEI DUE FRATELLI (GALLAGHER)

LO SPETTACOLO VERGOGNOSO DEI DUE FRATELLI (GALLAGHER)

“Spettacolo vergognoso:

Noel ha riservato le parole più dure allo spettacolo di Liam a Glastonbury durante il quale il fratello ha suonato anche una serie di pezzi storici degli Oasis:

Non credo di essermi mai vergognato tanto per un uomo – ha dichiarato Noel.

Sembrava stesse vivendo il giorno peggiore della sua vita, girovagava sul palco con quello che sembra il pigiama di mio figlio, urlando nel microfono per qualche ingiustizia percepita”.

Cosa ne traggo? In pratica, denigrare non è – proprio in nessun caso – una gran cosa:

Noel non riconosce Liam e non perde occasione per denigrarlo.

Liam, invece, urla: guardatemi! Ci sono anch’io.

Il tutto mascherato – e mescolato – da una palese parvenza di arroganza che non fa altro che andare a sotterrare sempre più la terribile inadeguatezza che i due fratelli provano l’uno nei confronti dell’altro.

Ognuno per la propria strada – di successo – ma inesorabilmente legati anche se non lo vorrebbero per nulla al mondo.

Con barlumi di volontà di vicinanza da parte del più giovane (che non significa affatto il più piccolo) e una totale insensibilità da parte del più anziano di accondiscendere al “danno” subito dalla venuta al mondo di Liam “per presunta colpa” della madre, Noel dichiara:

“HO VOLUTO BENE A MIA MADRE FIN QUANDO HA PARTORITO LIAM”.

Noel Gallagher
Liam in un’espressione di felicità a fianco del fratello

Sì, ora più che mai sono sostenitore del Libero Essere.

“Lasciamo i rancori sotto la cenere, quel che è stato è stato”.

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IL MIGLIOR COMPLIMENTO DI SEMPRE

IL MIGLIOR COMPLIMENTO DI SEMPRE

Ho chiesto alla persona che mi ha scritto privatamente questa meravigliosa cosa, l’autorizzazione a poterla pubblicare.

Non certo per EGO che va tenuto al 30-40% max. L’Ego è il nemico (se non te lo fai amico). A bada l’ego che altrimenti fa danni.

È perché la definizione di scardinatore di menti è azzeccata più che mai. Mi piace e.. non l’avevo proprio mai sentita!

Ricalca esattamente ciò che desidero fare tramite questo umilissimo, modestissimo, intimissimo blog che ha per progetto:

  • l’accorrere all’occorrenza per facilitare lo sviluppo e il proliferare di idee portatrici di affari, intesi come relazioni (affari).

Diciamo che affaire in francese vuol dire un’altra cosa.. e non è questo lo scopo.

Lo scopo del blog è testimoniare, invece, che:

  1. Espandere le relazioni
  2. Leggere tantissimo
  3. Viaggiare il più possibile

sono strumenti potenti ed efficacissimi che portano a risultati almeno buoni nella vita di tutti i giorni.

E se nel mentre in cui tramite gli scritti ciò che si fa viene anche testimoniato e se ciò che viene testimoniato attraverso pensieri, ragionamenti, riflessioni dirette e intime più che mai, genera anche uno scardinamento mentale, beh, l’apoteosi – il climax, l’orgasmo (mi si passi il termine!) è raggiunto.

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L’EGO E IL DITO HANNO FATTO LA LORO PARTE.. E ANCH’IO

L’EGO E IL DITO HANNO FATTO LA LORO PARTE.. E ANCH’IO

Sono talmente prevenuto nei confronti della stupidità degli automobilisti che si fregano della partecipazione nelle strade anche delle altre persone che anche quando l’intento del gesto altrui è buono, ne leggo la superficialità. Salvo poi accorgermi di aver sbagliato io e ragionarci su.

Quello che davvero mi lascia infastidire – e non dovrei perché sono io a lasciare, appunto, accesso al fastidio – è la tendenza altrui a fottersene degli altri, a non rispettare le regole così come il dare la precedenza, uscire dagli stop intralciando, stando nella corsia centrale in autostrada, etc. etc.

È successo così qualche mattina fa recandomi in ufficio che in una strada provinciale un auto con le quattro frecce accese occupasse in sosta gran parte della corsia costringendo di fatto alle auto sopravvenienti, tra cui la mia, l’invasione del senso di marcia opposto.

L’IO irto del profondo senso di giustizia in me, ignorante delle ragioni, ha reagito immediatamente con qualche colpo di clacson recante il seguente messaggio:

“Non ti rendi conto che stai recando fastidio alle persone tra cui il mio preservatissimo EGO? Cosa mai hai dovuto fare per permetterti di sostare qui e rompere le pxxle alle persone?”

Proseguendo, noto però dal retrovisore un gesto che mi era sembrato di interpretare come “l’erezione imperiosa di un dito” individuando inevitabilmente quello centrale della mano e accertandomi delle condizioni di assenza di traffico, decido di ritornare sul posto.

“Mi è sembrato di notare un dito medio”….

Ma non vedi che stiamo soccorrendo una signora anziana caduta dalla bici?

“Avete chiamato l’ambulanza?”

“Sì, l’abbiamo fatto, sta arrivando”.

Ovviamente la sensazione di inadeguatezza si è fatta sentire e mi sono immediatamente domandato la ragione del mio errore.

Certo, l’EGO e il dito hanno fatto la loro parte. Il dito c’era, l’ho visto bene e non era necessario.

Ma forse non era necessario nemmeno il mio agire da “giustiziere della notte” (pur essendo mattina di buon’ora). In questo piccolo caso non è successo nulla. La signora soccorsa era solo un po’ spaventata e io cerco di trarne una lezione buona.

È solo di qualche giorno fa l’episodio di un tizio ucciso in pieno giorno a Stoccarda con una spada. Una spada! Regolamenti, a quanto pare.

Ma la violenza parte da cose apparentemente insignificanti e se vogliamo – e io lo voglio – vivere nella pace e in un mondo ricco di pace, occorrerebbe sempre, SEMPRE dare l’esempio.

Siamo esseri umani, sbagliamo. Io sbaglio. Tutti sbagliano.

Ma forse a volte è il caso di riconoscere di farlo, senza tanti mea culpa clamorosi ma con l’intento di impararci qualcosa.

Io spero sinceramente che raccontando questa storia – che nulla ha a che vedere con lo sviluppo di idee e affari, oggi – possa essere di aiuto.

Non tanto e solo perché ho riconosciuto il mio errore in quanto è stato l’ego a dominare me e non io lui ma in quanto il dirlo, il raccontarlo, l’argomentarlo possa in qualche modo far riflettere qualcuno oltre a me.

Perché in questo mondo siamo in tanti e siamo tutti diversi e per convivere non dobbiamo per forza volerci bene anche quando ci stiamo sulle scatole ma almeno è buona cosa non ingaggiare lo scontro e sì, dare una mano.

Anche parcheggiando per strada, fermarsi e soccorrere una gentile vecchietta pur passando un tale giudicante un mezzo che intralcia.

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OGNUNO DI NOI È UNO SPECCHIO PER L’ALTRO

OGNUNO DI NOI È UNO SPECCHIO PER L’ALTRO

La vita ci manda esperienze di terzi affinché noi non ci limitiamo ad osservare per giudicare MA per domandarci COSA quello che stiamo osservando stia cercando di comunicarci per intervenire sul NOSTRO.

Si tratta solo di una questione di focus e di allenamento.

Ognuno di noi è lo specchio dell’altro.

Lo specchio del futuro in Panasonic

Anche i genitori lo sono, anche i fratelli, i figli, gli amici, i colleghi, chiunque.

Questo è il motivo per cui detestiamo negli altri quello che non vogliamo ammettere di noi stessi.

Allo stesso modo, il riconoscere negli altri quello che vorremmo per noi stessi, in qualche modo ci aiuta nell’OTTENERE – a nostro modo cioè nei nostri modi e tempi – quello che è giusto ed opportuno per noi.

Lo specchio non è “fai come me”, è piuttosto:

“ti sto facendo vedere quello che tu hai facoltà di elaborare per tuo conto e al tuo meglio, non sul mio modello ma sul tuo”.

Per vedere lo spettacolo che si ha di fronte occorre essere consapevoli di quello che si è passato. Il passato, comunque, risiede nel passato.

E così fu che le più grandi scoperte ed evoluzioni dell’umanità arrivassero da apparentemente insignificanti input che hanno cambiato il corso della storia. 

Davanti a noi ci sono innumerevoli futuri diversi. E tutti dipendono dalla decisione che stiamo prendendo ora.

Dalla scelta di adesso.

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L’orizzonte è davvero ampio nel momento in cui si percorre una strada che ti ci porta. L’immagine di partenza conta. Se sorridi, il riflesso sorride. È inevitabile.

CORREVA L’ANNO.. SENZA NOSTALGIA

CORREVA L’ANNO.. SENZA NOSTALGIA

“Correva l’anno” 1997, un annata per me mitica, foriera di grandi traguardi che sarebbero arrivati di lì a breve con uno dei miei migliori anni vissuti poi molto, molto intensamente: il 1998.

Per lungo tempo ho avuto nostalgia di come ero, qui il soggetto in basso a destra nella foto di quinta Liceo Linguistico.

Con quegli occhiali argentati della Diesel andavo in giro con una Vespa Arcobaleno 125 color panna e una mitica Y10 bianca, ereditata da mio fratello.

Non mancavano i pantaloni di pelle. Scrivevo fiumi di poesie che magari un giorno prima o poi pubblicherò.

Suonavo rock con la mia rossa batteria Tama Starclassic giapponese e mi preparavo alla maturità. Avevo 18 anni.

Era tutto da scoprire, volevo iscrivermi a filosofia, forse insegnare, sicuramente suonare e poi.. ho fatto davvero tutt’altro.

Prima a Londra a studiare Business English e a conoscere persone straordinarie, poi all’Università studiando le RP professionali allo IULM, poi riproiettato alla realtà in Legapress in reparto a far scatole e a incassare libri con un passaggio in mezzo a vendere strumenti musicali in un noto shop di Verona come commesso.

Chissà come sarebbe stato fare l’animatore turistico (ho fatto diverse application per quello!) invece che imparare la vendita, gli aspetti commerciali, quelli produttivi e anche tecnici per padroneggiare il mio lavoro. Anni e anni di gavetta che tuttora vive.

Nel frattempo sono diventato padre.

Poi ho perso il padre.

Poi sono diventato padre ancora.

Nel frattempo ho perso tante cose.

Poi ho risalito la china riguadagnandone altre.

Poi, poi, poi. Un giorno dopo l’altro.

Riconnetto i puntini, per dirla alla Jobs.
Vedo i vecchi amici del cuore come il buon Scipio Lucio Scipione.

Vedo Roberta, vedo Silvia Benny e Silvia Vantini.
Vedo le mie compagne che nel frattempo hanno fatto carriera e sono diventate mamme.

Vedo un sacco di sogni.. che all’epoca manco avevo! M’interessava suonare e vivere, vivere e vivere al meglio, al massimo, sempre.

Oggi sogno le imprese, faccio libri, scrivo manoscritti e racconto cose.

Sicuramente TANTO meno spaccone di un tempo.
Ma SOGNO davvero molto di più.

Formarmi mi ha no aperto, spalancato gli occhi. Viaggiare mi ha allargato la mente.

Coltivare relazioni e leggere un’infinità di libri mi ha trasmesso il pensiero intimo dei loro autori.

E ho, forse, compreso una cosa (conto 5 punti in verità):

1. Il sogno è ogni giorno. La realizzazione è il giorno dopo o dopo qualche giorno. In pratica, devi sapere cosa VUOI fare per farla.

2. Se non sogni, navighi senza bussola e solo a vista in mezzo al mare.

3. Magari va a cxxo e impari anche a orientarti con le stelle, cosa che gli Antichi da cui proveniamo sapevano fare molto bene.

4. Boh, non sono nessuno per dire che cosa bisogna fare.. sicuramente se hai in mente cosa vuoi realizzare è meglio che non aver nulla da inventare ma magari va bene anche non aver nulla, punto e stop.

5. La chiave della felicità (da quel che ho capito) è rendersi conto che non la devi raggiungere, ce l’hai già sotto gli occhi. La devi solo vedere.

Buona musica. Buoni libri. Buona vita.
Amare e fare del proprio meglio. Dal punto A) al punto B).

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L’INCANTO DI ALCUNI POSTI DONA LA PACE PER L’ANIMA

L’INCANTO DI ALCUNI POSTI DONA LA PACE PER L’ANIMA

Ci sono posti veramente incantati.

Leggevo ieri nel feed un post su Facebook del mio amico Enrico Vigo:

“È tutto, ma proprio tutto, un momento.

Rimanere nel momento in serenità, è il segreto della felicità”.

Certo, guardarsi attorno e vedere squallore non dona chissà che cosa, magari se si è bravi si riesce a scorgere un fiore spuntare dall’asfalto. Che vuol dire già moltissimo.

Villa Cariola

Tutto sommato, nel caso attorno qualcosa che ci circonda non ci piace, possiamo fare tre cose:

  • A) farcelo piacere
  • B) far sì di cambiarlo
  • C) cambiare noi, spostandoci

A e B sono molto, molto difficili da praticare. È fattibile certo ma occorre un certo dispendio di energie e tempo, tanto tempo.

C, invece, attiva quello che IGOR SIBALDI chiama “l’attrattore strano”.

Si inizia a focalizzarsi sul notare il bello, il piacevole, ciò che immediatamente ci segnala la sensazione di “gioia per l’anima”.

La piscina di Villa Cariola – un vero paradiso alle pendici del Baldo in provincia di Verona.

E poiché come un vecchio detto recita “se non ti piace dove sei, ricordati che non sei un albero“, occorrerebbe ricordarsi che quando qualcosa attorno non ci piace, possiamo sempre spostarci dove attorno c’è qualcosa che ci fa stare bene. Davvero molto bene.

Il top? Assieme a persone straordinarie.

Come sapere se le persone che abbiamo attorno sono quelle giuste per noi? È molto semplice: notare come ci sentiamo con loro. Se ci fanno stare bene e noi facciamo stare bene loro non nel bisogno e non nell’attaccamento, sono le persone giuste.

Se in qualche modo ci sentiamo drenati, scappare a gambe levate. Sono quelle che succhiano energia, che ci limitano per le loro paure, in qualche modo trovano sempre il modo di creare problemi anziché risolverli e soprattutto ti fanno sentire male.

In pratica sono quelle che anziché aggiungere valore alla nostra vita, ce lo tolgono, figuriamoci quando non sminuiscono deliberatamente.

Nessun senso di colpa nel cercare il bello e il piacere di stare bene con le persone giuste per noi.

Ciò è valido nelle relazioni esattamente quanto nelle organizzazioni complesse chiamate aziende. I validi collaboratori – tra colleghi e imprenditori stessi – sono coloro che portano soluzioni e creano opportunità ben lontani dalla mentalità di generare problemi e non permettono l’evoluzione delle cose a causa delle loro paure.

Quindi, l’ideale è fare una cosa molto concreta: generare benessere per gli altri e far sì di migliorare gli aspetti dell’ambiente attorno a noi attingendo dal bello che può stagliarsi semplicemente muovendoci e notandolo.

In pratica: se vedi che qualcosa è brutto, è abbandonato, è trascurato ingegnati per trovare il modo di rendere quella cosa migliore.

Falla risplendere, anche con poco. Ridalle dignità, donale valore tramite il tuo apporto. In una parola, valorizzala.

Panoramica di un luogo incantato.

Ecco, quando le persone capiranno che non dovranno sminuire ma semplicemente valorizzano le altre persone e le loro qualità, si attiverà un circolo virtuoso in azioni che sciolgono letteralmente lo squallore attorno manifestando lo slancio, i risultati, il benessere condiviso tra tutti gli attori coinvolti.

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