COME SCRIVERE UN CV CHE NON CI SI ASPETTA

COME SCRIVERE UN CV CHE NON CI SI ASPETTA: è la settimana di ferragosto e per molti è il momento di uno stop.

Per alcuni è il momento di tirare la riga e vedere che risultato viene fuori.

Si tratta di un bilancio provvisorio e in genere settembre rappresenta un mese di rinascita. Una seconda primavera. C’è chi pensa di cambiare lavoro,  c’è chi dovrebbe farlo ma non si è ancora deciso. Ed è il momento giusto. È comunque una buona ora per rimettersi in gioco, rimettersi in pista, riprendere palestra. Fare ciò che si è rimandato fino ad ora.

Una festa di buoni propositi.

A me piace fare spesso il punto della situazione analizzando le cose fatte e le cose non fatte. E per fare il punto, il miglior momento – anche se è sempre il miglior momento per fare le cose intelligenti – è quando si è tranquilli, possibilmente a bocce ferme e quando anche gli altri ti consentono di non essere tirati per gli elastici a destra e a manca perché si godono la santa pace pure loro.

Come a dire, a bocce ferme si riflette meglio. Cosa vera più che mai.

Nella pagina CV di Help-sviluppoideeaffari.com trovi una breve considerazione su come ritengo che oggi – in un’epoca e in un mondo ad alta – quando non altissima competitività – sia necessario distinguersi.

Nel mare magno del mercato, della confusione, degli elastici di cui sopra e delle onnipresenti distrazioni, serve focus.

Concentrazione e possibilmente acquistare l’attenzione altrui non con il martellamento ma con la curiosità e l’interesse.

Per esperienza personale quando arrivano i CV in azienda, sono abbastanza tutti uguali o simili. Come a voler significare che ci deve essere connaturata una necessità di omologazione per sperare in una presa di considerazione. In verità spesse volte funziona il contrario.

A mio avviso, è molto più importante una lettera di presentazione fatta bene e motivata nonché motivante che un CV all’europea identico a tutti gli altri.

Tempo fa ho scoperto un tool per fare le presentazioni diverso dal solito Power Point. È uno strumento che si trova on line e gratis che si chiama Sway, elaborato da Microsoft.

Ebbene, il mio CV l’ho scritto e redatto lì e ogni tanto gli do un aggiornamento mano a mano che faccio le cose, compio esperienze, faccio viaggi, aumento le mie conoscenze, competenze e abilità.

La cosa interessante di una presentazione come questa è che puoi interessare per immagini. Il cervello ragiona e soprattutto ricorda per immagini.

Io te lo consiglio. Ovviamente Bill Gates non mi da un euro per farlo. Spero solo ti sia utile per distinguerti e aumentare le probabilità di cambiare.

Chi non si distingue, si estingue.

Qui trovi la testimonianza di una cara amica (imprenditrice di un’azienda che gira bene, molto bene) alla quale l’ho anticipato in vista della pubblicazione dell’articolo. NON perché sia mio, ma perché una cosa studiata e un minimo congegnata – ma soprattutto un filo diversa – può semplicemente avere un impatto.. diverso.

Perché non provare a interessare con un possibile effetto WOW? Perché non provare?

Buona scrittura. Buona settimana di ferragosto. Buon lavoro.

Leonardo Aldegheri

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IL SIGNIFICATO PROFONDO DEI BRACCIALETTI

IL SIGNIFICATO PROFONDO DEI BRACCIALETTI. Senso di appartenenza, gruppo dei pari, responsabilità. Accettazione, senza farsi inchiappettare, possibilmente.

Qualcuno obietterà, quando non dissentire, per la scritta I’M THE BOSS.

Questa scritta non significa sono io il capo, sono io il più bello, sono io il più forte, sono il tuo o il suo capo o che desideri comandare chicchessia. Non me ne frega nulla del comando in senso stretto. Mi piace – e ritengo profondamente giusto – fare le cose in ottica di evoluzione.

“C’est moi le plus fort” e “C’est moi le plus beau” sono best seller di Mario Ramos, capolavori di significato su come la presunzione, alla fine, si ritorca contro.

Perché l’evoluzione è cosa necessaria.

EKIS, una delle più grandi società di formazione in Italia, è “responsabile” del significato profondo dei braccialetti.

Chi accetta di portare un braccialetto con sopra una tale scritta, accetta la propria responsabilità nel senso più ampio del termine affinché si ricordi che se prende una botta contro lo spigolo del mobile, non è colpa del mobile che deliberatamente si è mosso contro di lui/lei ma è lui/lei che muovendosi inavvertitamente si è incontrato col mobile di cui sopra.

Ovviamente, si tratta di una metafora.

Esiste un mondo, là fuori, che gira e corre alla velocità della luce. Negarlo e far finta di non vederlo, è da irresponsabili. Fai conto che quel mondo là fuori sia il mobile e tu ti scontri contro i suoi numerosi spigoli.

Si tratta di responsabilità. I’m the boss significa IO SONO RESPONSABILE di come agisco, di quello che penso-dico-e-faccio.

Essere responsabili va ben al di là di coloro che criticano, tramano, complottano, si riuniscono, organizzano. Si lamentano. Sempre nella pesantezza in cui si trovano a loro agio. Nel loro brodo caldo per l’anima, per dirla alla Brian Tracy.

Zack! Ahi, avverto un pizzicorio alla schiena. Si tratta di un coltello conficcato in mezzo alle scapole.

Non fa male. Piccolo coltello, piccolo pugno.

Difficile assumersi la responsabilità di avere un pensiero diverso. Difficile ma fattibile.

Sbagliato, perché diverso. Sbagliato, perché attuato da persone diverse. Sbagliato e basta.

Hai sentito cos’ha detto? Hai visto cos’ha scritto? Senza scendere nel significato profondo dell’intenzione.

Il significato profondo dei braccialetti.

Non importa il futuro, non importa il risultato, l’importante è frenare, distogliere, rendere difficoltose le cose: questo sì, è da irresponsabili, è tipico di chi non accetta, di chi non prova nemmeno ad ascoltare l’alternativa, tipico di chi non da fiducia perché deve proteggere lo status quo a tutti i costi. Ma proprio a tutti. Tipico di chi pensa e agisce in maniera presuntuosa.

Ne parlavo qui, quando dicevo che mi piacciono le persone che per brillare non spengono nessuno.

È mai possibile che alle persone alle quali interessa non brillare ma spegnere si prodighino tanto per infestare la vita degli altri con il loro disagio?

Personalmente trovo questo inconcepibile in quanto credo che chi si trova impegnato a lavorare per il futuro, a costruire e ad attorniarsi di persone cui volere bene non abbia tempo né energie da spendere per infastidire gli altri.

Trovo insensato spendere le mie energie per scoraggiare gli altri.

Semplicemente, non è nelle mie corde. Preferisco molto di più incoraggiare.

Quando si crede che la propria idea, il proprio atteggiamento, il proprio modo di vedere le cose siano gli unici possibili al mondo, ebbene, si è come il lupetto di cui sopra, la cui presunzione – senza spoilerare troppo la cosa – è in realtà la manifestazione della sua profonda insicurezza.

“Tutti ti dicono cosa fare, alla fine tutti si iniettano solo scuse per non fare”.

[Da: Stanno tutti bene – con Robert De Niro]

Alla fine, la presunzione è uno squilibrio che in natura ha o avrà un suo riequilibrio.

Se ne parla molto bene nel Transurfing: uno squilibrio genera una polarizzazione che per essere ripianata innesca l’intervento di una forza uguale e contraria.

Questo è il motivo per cui ogni volta che ci si comporta in maniera presuntuosa – cioè inadeguata secondo natura – qualcosa sistematicamente sembra punire quel comportamento.

Permettiti di essere te stesso e permetti agli altri di essere loro stessi. Se non ti va bene frequentare persone che non ti piacciono, non frequentarle. Se non permetti agli altri di essere loro stessi, stai impedendo a te stesso il naturale scorrere delle cose.

Il significato profondo dei braccialetti è appartenere alla propria natura.

Appartenere al proprio mondo, alle proprie cose, al proprio tran-tran. Non c’è nulla di male in questo. Purché non emerga il negare all’altro l’appartenenza naturale con lo scopo di negare la sua identità.

Appartenere al gruppo di persone rappresentative di chi si è, non di chi non si è o non si è più: il più che noto ormai gruppo dei pari, che sono coloro i quali ti permettono di essere te stesso e consentono a loro stessi di esserlo senza impedire il fluire del naturale corso delle cose.

Leonardo Aldegheri

PS: UNFUCKABLE non significa inchiavabile. Significa resiliente. Wikipedia dice della resilienza:

  • In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici.
  • Nel risk management, la resilienza è la capacità intrinseca di un sistema di modificare il proprio funzionamento prima, durante e in seguito ad un cambiamento o ad una perturbazione, in modo da poter continuare le operazioni necessarie sia in condizioni previste che in condizioni impreviste.

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DEDICATO A TUO PADRE

Padre, dedicato a tuo padre. Dedicato al tuo, al mio, al suo. Quando, da ribelle più che mai, guai a dargli soddisfazione.

Dedicato al padre di tutti. Quando le figlie si innamorano dell’uomo della loro vita perché sono innamorato della mia, di figlia. E del mio, di figlio. E della mia, di vita.

Dedicato al fatto di essere genitore, al fatto che non sia scontato, al fatto di volerlo diventare, ai fatti, sempre ai fatti. Contano i fatti. Basta. Conta vivere. BENE, possibilmente.

Dedicato a chi desidera diventare padre e non ci riesce, a chi desidera diventarlo e ci riesce. Anche e sempre a chi lo diventa senza averlo desiderato.

Dedicato a chi è diventato padre e si è goduto il fatto di esserlo stato ma per troppo poco perché se ne è dovuto andare, per troppo poco tempo cazzo, come il mio amico londi-veronese degli anni che furono. Cheers mate. Salute e onore a te, Riccardo.

Dedicato a Sebastiano, che col il suo articolo, la sua immagine e la sua pazzesca frase mi ha rimestato e mentre ero in moto e correvo pensavo pensavo pensavo.

Provavo provavo provavo.

Dal Blog di Sebastiano Zanolli

Pensavo a mio padre, a chi è padre, ai figli che diventano padri e ai padri che sono ancora tanto figli e al padre che non sa di esserlo, al padre perfetto. Al padre che sono io, che sicuramente sono tutto fuorché perfetto.

Dedicato a chi almeno ci prova, a fare il buon padre. Soprattutto, ad essere, un buon padre.

Dedicato ai bambini che chiamano “papà..!” con la loro vocina dolcissima perché vogliono giocare a palla, che ti stanno dicendo “ho bisogno di te” che tradotto significa ho bisogno di sentirmi importante, ho bisogno della tua attenzione, ho bisogno che TU mi faccia sentire importante.

Tutti bambini grandi, allora. Tutti cercano di sembrare importanti e si dannano, per quella maledettissima approvazione. Adulti-bambini sotto lo scacco del ricatto e del giudizio, giudizio che agogna quello altrui altrimenti non si è niente.

Giudizio che arriva fin da quando sei bambino perché ti insegnano ad essere giudicato, ogni ora, per tutte le ore di ogni giorno, per tutti i giorni, per nove mesi, per anni. Qual è  il tuo giudizio? Come mi giudichi?

Dedicato anche a tutti coloro che se ne fregano dell’attenzione e dell’approvazione perché sono i veri GRANDI, se ne fregano del giudizio e – soprattutto – danno prova di questo (a sé stessi, mica agli altri) fintantoché non avvertono il minimo bisogno di giustificare.

Sanno di essere nel giusto e seguono il percorso dinanzi a sé. Sono loro stessi ad averlo disegnato e sanno di essere sulla strada – giusta o sbagliata che sia – perché è la loro.

Se lo sanno permettere. Se lo consentono. Hanno coraggio di vivere, non di esistere. Hanno coraggio da vendere.

E difatti vendono perché non hanno maschere e non ne hanno bisogno.

Consentono agli altri la scelta perché non si pongono in contrapposizione noi contro loro. Non esiste guerra. Non esiste battaglia. Esiste fare. Fare bene. Insieme.

Da Instagram

Dedicato ai figli che non si contrappongono ai genitori perché il rispetto è reciproco. Ti permetto di essere mio padre. Permetto a te, figlio mio, di sbagliare. Perché io sono genitore. Sbaglio anch’io. Forse, soprattutto io.

Dedicato ai figli che si scelgono i genitori. Perché hanno il coraggio di sceglierli sempre poco perfetti e molto umani.

Il papà è un cerchio, dice Seba. Il papà è – anche – uno specchio. Ti riflette: ce l’hai davanti e ti dice fedelmente chi sei. A volte è distorsivo, ti dice esattamente chi sei. A volte ti rende anche più bello, ti dice autenticamente chi sei.

Il papà è un coach. Ti allena, ti irrobustisce, ti prepara alla vita. Il vero papà non ti nasconde la verità, non ti indora la pillola. Sarebbe un falso padre.

Il papà non deve proteggerti (solamente), deve esporti. Deve prepararti.

Il suo compito è fare in modo che una volta gettato nel mondo, quando lui non ci sarà più, saprai nuotare nelle acque torbide di chi proverà in tutti i modi ad approfittarsene.

E se è stato bravo, TU sarai in grado di andare a cercarti e nuotare nelle acque pulite, quelle più nitide, quelle trasparenti. Perché tu ci sei riuscito.. e perché LUI ti ha allenato appropriatamente.

Non conta quanto bene fai, non te lo riconoscono. Conta quanto adeguatamente ti adoperi. E NON per approvazione. Ma per gratificazione. La tua e quella delle persone con cui hai l’opportunità di misurarti per migliorarti.

Tenendo presente che relativamente alle persone che hai attorno, non puoi pretendere di averne solo di migliori, perché le peggiori sono in verità i migliori Maestri. E puoi essere lo stesso tu per loro.

Dedicato – infine – a tutti coloro i quali dedicano ogni giorno della loro vita al loro, di padre. Non solo a sé stessi. A chi può ancora godersi il padre. E a chi può solo ricordarselo.

Il papà è un cerchio intero.

Leonardo Aldegheri

PS: io non so ancora se sono un buon padre, so che faccio del mio meglio.

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Le persone della tua vita

Le persone della tua vita sono quelle che conosci da 28 anni e frequenti pochissimo. Poi organizzi una cena a casa tua d’estate e ti sembra di esserti visto l’ultima volta ieri. Queste persone sono inseparabili.

Ogni tanto ti scambi pure qualche video old fashioned di Kenshiro per ridere di niente.. è condivisione.

Le persone della tua vita sono quelle che ti ritrovi in giardino la sera e apri due birre fresche: ti senti ricco perché hai tutto, tra risate estive, considerazioni serie e semi serie, mentre parli di futuro. E vedi i tuoi figli correre giusto lì attorno. Il tramonto alle nove di sera è magnifico e sa di appagamento dopo una giornata di lavoro, intensissima come tutte le altre.

Le persone della tua vita sono quelle che non senti mai. Poi pubblichi un post su Facebook e ti piazzano un bel like. Queste le vedi sulle notifiche. Sono coloro che Facebook ti nomina come amici social, conosci da sempre e sai che il loro mi piace è vero, perché anche se non ti senti, in qualche modo, a loro modo, sono presenti.

Più o meno lontani, chi se ne frega. Va bene così.

Le persone della tua vita sono anche quelle che transitano. Arrivano come sparate chissà da dove, ti passano davanti, le vedi, le vivi per un po’ e svaniscono come meteore. Ti possono lasciare un bel ricordo.. come uno meno bello. Non importa. Avanti.

Le persone della tua vita sono anche quelle che senti in radio e ti mettono in guardia. Le senti tutti i giorni o quasi e in qualche modo fanno parte della tua vita anche loro, come Marco Mazzoli dello Zoo di 105.

Che dice:

“Nel 2050 ci sarà più plastica che pesci negli oceani”.

Ho due figli. La cosa mi allarma. Vivere bene in questo mondo significa anche e soprattutto rispettarlo e insegno ai miei figli che qualora vedano una carta per terra, la raccolgano. Sono perentorio in questo.

Non si deve essere spazzini per farlo.

“Ma non è compito mio”.

Il tuo compito è fare la cosa giusta. Perché è giusto. E sai che se è giusto, è già abbastanza.

Senza tanti alibi, noi sappiamo perfettamente cosa sia giusto e cosa non lo sia.

La carta si raccoglie. E la si mette nel giusto recipiente.

Abbiamo il dovere di lasciare un mondo pulito a chi verrà dopo di noi.

Le persone della tua vita sono quelle che non conosci e fanno un gesto come questo.

Le persone della tua vita sono anche quelle che ti stanno altamente sulle scatole e che non puoi vedere, né soffrire e pur tuttavia ti tocca averci a che fare.

Fortunatamente ci sono anche quelle che conosci da quando sei nato e che standoti altamente sulle scatole puoi scegliere anche di NON frequentare.

Di scelta si tratta.

Se qualcuno ti drena energia e ti infastidisce NON sei in nessun modo tenuto ad averci a che fare, a dover frequentare quella persona.

Nonostante gli amici in comune.

VIA.

Si taglia.

La sensazione di sollievo è immensa. Si chiama decluttering. Fare pulizia del superfluo. Quando liberi spazio si generano opportunità per il nuovo. Perché il nuovo ha spazio per fluire. In natura gli spazi tendono a essere occupati. E questo funziona in tutte le relazioni.

Siamo abituati fin da bambini a essere magnanimi anche con coloro che ci procurano disagio, fastidio, a favore dell’accettazione con chi prevarica, bullizza, monopolizza le conversazioni, non lascia parlare, ragiona esclusivamente a partire dal suo punto di vista perché quello è l’unico possibile.

Tagliare dove si può. Un’ottima regola.

Le persone della tua vita sono quelle costanti, che ti sopportano anche se sono loro che taglierebbero te ma ti vogliono un bene infinito e tu lo sai e cerchi di fare del tuo meglio per ricambiarle. Anche qui, a tuo modo.

A volte magari i modi non coincidono ma tutto ha il sapore del suo equilibrio e qui guai.. a tagliare. Sono gli alti e bassi della vita. Nessuna relazione è perfetta.

E l’obiettivo è coltivarla, innaffiarla come una piantina, farla crescere, darle amore, farla durare, farla vivere.

Le persone della tua vita sono quelle storiche ma per le quali le strade si sono divise: si era uniti quando le abitudini, i valori, le amicizie in comune erano.. in comune. E ci si frequentava, inconsapevolmente, solo per quello.

Ma crescendo sai che i valori sono cambiati. Quelle sono scelte, invece. E non ti frequenti più. O poco. O abbastanza. Va benissimo così.

Hai preso la tua strada.

Poi ci sono quelli che hai perso e hai ritrovato perché la strada si è ricongiunta.

Le persone della tua vita sono quelle che ti mandano una foto su whatsapp, inaspettatamente, perché hanno letto un tuo articolo, hanno creduto alle tue parole e senza pensarci hanno acquistato su Amazon il libro dove tu hai scritto la prefazione (ne parlo qui – Come nasce un libro di finanza personale).

Le persone della tua vita sono quelle non storiche per le quali le strade si sono unite: non ci si frequentava o conosceva quando le abitudini, i valori, le amicizie non erano in comune. E crescendo con i tuoi valori le hai incontrate. Ti frequenti sempre di più.

E va alla grande così!

Perché cresci insieme, ti sostieni, ti alimenti, ti scambi letture e consigli, questi ultimi davvero, davvero preziosi.

Queste persone sono gli amici di valori. Quando le persone hanno gli stessi valori o simili, sono in sintonia. E queste sono quelle che preferisco frequentare.

Perché mentre mi arricchiscono, do il massimo per arricchire loro.

Con queste persone ci scrivi dei libri, fai dei progetti, ci salti col paracadute, condividi dei corsi di formazione, proponi corsi di formazione alternativa (molto alternativa). Impari la leadership, la trasferisci.

Le persone della tua vita sono quelle che ti mandano un messaggio su Messenger dicendo che hanno apprezzato il post sull’universo (Mio figlio e l’universo parallelo), gli dici che sei ispirato da determinati libri scritti da un autore russo rivoluzionario (contemporaneo), ti chiede consiglio e boom! In un secondo ordinano un libro promettendoti che ti diranno cosa avranno imparato di nuovo.

Questa cosa si chiama commistione, che per me significa scambio di ricchezza. E sai che essa non è mai fine a sé stessa quando il presupposto e l’intenzione sono creare,  co-creare cioè creare insieme, trasferire, dare e ricevere. In questo mondo funziona così, almeno da che ho forse capito io: prima dai e forse poi ricevi. E chi ha dato tanto, è noto, ha spinto in avanti parecchio gli altri uomini.

Le persone della tua vita sono i clienti, quelli per cui la vita d’azienda non termina col timbro del cartellino ma ai quali pensi H24 perché non smetti mai di essere una persona.

Da sempre sostengo che prima di tutto siamo esseri umani e la relazione viene prima di qualsiasi forma professionale di scambio di opportunità, che nel mio caso – devo dire essere davvero fortunato – è nobile, dato che faccio libri. E incidentalmente.. li leggo anche, il che aiuta davvero tantissimo.

Le persone della tua vita sono i figli, quelle creature straordinarie che vengono sulla terra per insegnare ai genitori ad essere grandi. Perché loro sono più grandi dei grandi, sono puri, sono tavolette da scrivere, sono storie da inscrivere nel mondo, aiutandoli. E il nostro scopo è valorizzarli.

Come dovrebbe essere farlo con tutte le persone che abbiamo intorno, i colleghi, gli amici, i G20, i mentori – alcuni di questi pazzeschi come Sebastiano Zanolli – i genitori, mio padre in cielo, i fratelli, gli amici dei fratelli, i soci, i fornitori, i conoscenti, i formatori, le persone che conosci, le persone che non conosci, le persone della tua vita.

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Come nasce un libro di finanza personale

Quando ho incontrato Massimiliano e abbiamo parlato del suo libro sulla creazione del proprio patrimonio la prima volta sembrava già che tutta una serie di cose fossero organizzate affinché in quel momento e in quella condizione, ci trovassimo seduti di fronte a cena per affrontare quell’argomento.

Cose non organizzate da un’intenzione, chiamiamola “materiale” ma da una situazione, chiamiamola “favorita” o favorente/favorevole.

Louise Hay

Una cosa simile mi è capitata quando ho conosciuto mia moglie. Una serie di elementi si erano messi in fila uno dietro l’altro affinché venissimo in contatto l’uno con l’altra. Ci siamo conosciuti e poi, ovviamente, ci ho messo del mio per convincerla.

Ma sappiamo perfettamente come vanno queste cose. Perché accadono a tutti. Cose che la scienza ufficiale non iscrive in un quadro leggibile, in un database fenomenico. Ma sappiamo che empiricamente sono cose che vanno così.

Sembra incredibile, c’è qualcosa che agisce a supporto quando vuoi ottenere qualcosa. Anzi, più che di ottenere, parliamo di qualcosa a supporto per FARE qualcosa purché quel qualcosa in qualche modo SERVA.

Serva a generare esperienze utili, generi la vita, generi qualcosa che nella concatenazione delle cose, in qualche modo, permetta un’evoluzione.

Conosci quella persona perché nel suo apporto serve per farti capire determinate cose.

Leggi quel libro che ti è capitato nelle mani per intuire la data cosa e ti faccia venire la data idea mentre se lo avessi letto solo un anno prima sai perfettamente che non lo avresti compreso come lo comprendi oggi.

Conosci quella persona e FAI quel libro, che è lì da un po’ ma è come se avesse aspettato il momento giusto per manifestarsi.

La prima copia di Total Return

Il mio primo lancio tandem l’ho fatto a 18 anni. Sono diventato paracadutista a 34 anni. C’è voluto del tempo di maturazione ma se lo fossi diventato a 24 non sarebbe stata per me la stessa cosa.

Dovevo vivere un pesante lutto familiare per usare quella leva affinché fosse davvero potente per me.

Attenzione quando dico che una cose SERVE: non nel senso che SERVA in maniera strumentale, ma serva in maniera AUTENTICA.

Così è stato per l’incontro con Massimiliano.

A me produrre un libro in più o uno in meno non cambia la vita (certo che me la cambia dato che è il mio lavoro, intendiamoci) ma vedo che quando ci metto particolare cuore capisco che c’è qualcosa in più da dare.

Cuore -> cosa che nel mio lavoro di fare libri, faccio regolarmente perché amo farli, amo contribuire e lo faccio con cuore normalmente.

Lui aveva in serbo uno strumento con un certo grado di utilità per le persone.

Io avevo in serbo come farlo, come realizzarlo.

Le “cose” erano a un certo punto mature affinché ci conoscessimo e iniziassimo a parlarne. Col senno di poi, sembra tutto automatico, “scontato”. Eppure è proprio come dicevo di quando conosci la persona della tua vita: sembra che le cose accadano per caso ma in realtà sono condotte da un filo intenzionale.

“Non ho idea di come farlo” – aveva dichiarato Massimiliano. Nessun problema. Se non si ha idea, qualcuno da qualche parte ce l’ha.

Sono abbastanza l’uomo del possibile.. cioè sono di natura possibilista, mi piace molto più pensare che una cosa si possa fare che non il contrario.

E ho risposto “che ci vuole ..basta farlo!”

Del resto, davvero, che ci vuole a fare un libro? Partiamo!

Così è nato Total Return, il libro sulla finanza personale scritto non da guru noti alla Anthony Robbins (ve ne sono di validissimi anche in Italia, e per fortuna che ci sono per “divulgare il verbo”), per capirsi, ma da un ragazzo “normale” che è riuscito a ottenere risultati significativi usando semplicemente testa e costanza.

Il denaro è energia e potere nel senso di “poter fare le cose”.

L’argomento patrimonio qui ha un’accezione davvero possibilista, alla portata, inedita.

Potente, accessibile. Solido, diretto.

Come si fa a costruire un patrimonio? Come si contribuisce giorno dopo giorno a generare il proprio tesoretto personale?

Massimiliano illustra con semplicità che la cosa non è facile – questo libro non vende illusioni, come lui stesso dichiara – ma è facilmente fattibile e soprattutto pone il focus su come concretizzare una reale qualità della vita preservando il proprio tempo, l’unica vera risorsa esauribile e la più preziosa di tutte.

Spiegando persino come ottenere un aumento di stipendio.

Mi piace tantissimo dire che da cosa nasce cosa. Auspico che a coloro i quali leggeranno questo articolo accadano – o meglio, facciano accadere – delle nuove belle cose. Per essere liberi. O almeno.. più liberi.

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Mio figlio e l’universo parallelo

Il titolo originale di questo ultimo mio articolo che ha a che fare con l’universo era “Stamattina mio figlio mi ha fatto una domanda e la risposta è stata incredibile” ma sapeva leggermente da click-bait e rinsavendo il giusto sono presto e bene tornato in me. Ovviamente detesto i click-bait e li evito come la peste.

Quindi.

“Papà, ho una domanda”

“Sì cucciolo.. dimmi”

“Cos’è un universo parallelo?”

Ehm, tra me e me.. OK.

“Mi lavo i denti e ci penso un attimo!

..te lo spiego dopo in macchina.”.

Eccola, come un fulmine, la riposta al mio dolcissimo decenne. BOOM.

C’era una volta..

Tu sei una persona, un cittadino, un essere umano. Vivi in una piccola scatola che si chiama città.

Questa città è dentro a un’altra scatola, che si chiama regione.

Il Veneto, la tua regione, è dentro un’altra scatola che si chiama nazione.

L’Italia, il Paese in cui viviamo, si trova a sua volta dentro un’altra scatola.. che si chiama Europa, il nostro continente.

Il nostro continente è uno dei sette continenti (c’è chi dice 5 con l’Eurasia e le due Americhe unite) che sono in un’altra scatola.. una scatola meravigliosa: si chiama Terra, ed è un pianeta.

La nostra casa. L’umanità è nata e si è sviluppata qui.

La Terra è collocata in un’altra scatola che è il nostro sistema solare che non è se non uno tra i sistemi potenziali delle duecento miliardi di stelle contenute in un’altra scatola che è la nostra Galassia:

ogni stella può avere un suo sistema solare con una media di quattro pianeti per astro. Vedi quante scatole? Girano tutte quante!

E la nostra galassia – che si chiama via Lattea – è una delle centinaia di miliardi del nostro Universo. La galassia più vicina a noi – si fa per dire, vicina – si chiama Andromeda ed è anche decisamente più grande della nostra.

Grande? Piccolo?

Ora, se tanto mi da tanto, non c’è alcuna ragione perché ci fermiamo qui pensando di essere meravigliosamente unici al mondo.

Il nostro Universo potrebbe essere racchiuso in un’altra scatola che chiamano Multiverso, un luogo che potrebbe contenere altre grandi scatole, altri universi.

Grandi o piccole? Grandi rispetto a noi, che siamo piccoli.

E se via discorrendo il Multiverso sia dentro un’altra scatola, noi, ora non possiamo saperlo. Possiamo solo immaginarlo. E l’immaginazione ci può dire – – soprattutto, far fare – tante, tantissime cose.

Un universo parallelo è un luogo dove tu potresti essere mio padre, dove tua sorella è tua madre, dove qualsiasi cosa può essere tutto e il contrario di tutto.

Fil: “E se fosse così veramente?”

Cos’è veramente?

Se fossero i figli a scegliersi i genitori? Essi non sarebbero – e non sono – proprietà dei genitori ma di certo noi saremmo i loro custodi.

Il nostro ruolo di genitori è di valorizzarli, i figli. Come fossimo i loro “coach”, termine che oggi si usa molto.

Coach significa allenatore ed è una persona che ti allena ad essere migliore di come sei oggi solo intervenendo su taluni e/o tal’altri aspetti, proprio come l’istruttore di palestra, di calcio, di paracadutiamo, di scherma, di qualsiasi disciplina preveda qualcuno che con il suo contributo ti valorizzi.

Io ti valorizzo.

Questo è il mio compito.

Un universo parallelo è dove ora tutto potrebbe accadere, dove potrebbe essere già successo o dove potrà ancora accadere, grazie all’immaginazione (lo diceva anche qualcuno di poco noto, un certo Einstein, una persona che ha contribuito pochissssssimo all’umanità).

Ogni cosa prima di diventare una cosa è  un pensiero e un pensiero è già una cosa. Si chiama emissione mentale e ha una sua frequenza.

Quando più pensieri alla stessa frequenza si mettono insieme permettono la proliferazione della concatenazione delle cose per cui da cosa nasce cosa.

“Ma papà, questo universo è già così qui”

Questa risposta mi spiazza. La penso anch’io così.

Per noi umani succede da quando siamo comparsi sulla Terra come civiltà. Ma in qualche modo sono convinto ciò accada da molto prima.. sostanzialmente, da sempre.

Viviamo nel mondo del possibile.

Tutto è qualcosa di qualificativo in relazione a qualcos’altro. Grande e piccolo lo sono solo in relazione a qualcosa di più piccolo e più grande.

Questo vale anche per le persone.

Siamo chi siamo, a partire dal permetterci di essere pienamente chi siamo e permettere agli altri di essere come sono.

Nessuna contrapposizione.

Un universo vale per sé stesso e in relazione a quello parallelo? Bene o male tutte le cose sono in relazione alle altre e si influenzano.

Noi ci influenziamo l’uno con l’altro, influenziamo e siamo influenzati. Le cose ci influenzano e noi influenziamo le cose, le persone, le situazioni. Siamo tutti collegati.

E in tutto questo non c’è migliore o peggiore. Non c’è vero o falso.

C’è l’essere, il permettersi di essere e il permettere agli altri di essere.

In questo caso sì, siamo unici.

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Book Expo America + New York Rights Fair, adventures and more

Sono su un bus mentre scrivo. Lo shuttle che collega la New York Rights Fair alla BEA (Book Expo America) a pochi mesi dalla Fiera di Bologna – la magica e primaverile Children’s Books Fair. Sono le ultime battute dell’ennesima fiera che volge al termine, l’ennesima meravigliosa avventura nel mondo dell’editoria: il mondo di chi movimenta contenuti da mente a mente, mette in azione da mano a mano, da idea a idea, da illustrazione a illustrazione per il piacere di intrattenere la nostra attenzione.
Noi dal lato di coloro che li fanno, quegli incredibili supporti intrisi di sensazione analogica, di feeling con la natura dell’uomo, una natura fatta di sensi. I publisher dal lato di chi divulga, promuove, fa arrivare lontano le idee di coloro i quali creano, inventano, manifestano, generano per il piacere di dare vita alle idee. Noi per dare vita al colore di quelle idee.

Libri libri libri.  Dal Metropolitan Pavillion al Javits Center. Ieri sera a vedere Alessandro Sanna in Rizzoli Broadway. Un artista internazionale, Italiano, amato negli Stati Uniti. Ci sono editori pazzeschi che amano l’illustrazione italiana. Il pregio, la qualità. Senza più anteporre il costo al gusto, all’amore per il bello.

In mezzo ai grattacieli in questa città pazzesca, Grafiche AZ è presente per dialogare con l’editore in maniera atipica. La stampa del libro, la sua realizzazione, è una creazione, una trasformazione vera e propria. Dall’idea geniale dell’artista alla sua trasposizione su carta, per donargli un’anima, portando il colore alla vita di modo che quando prendi il libro in mano tu possa sgranare gli occhi dalla sua bellezza. E vuoi proprio quello.

Così è stato facendo vedere Un bacio e addio di Jimmy Liao edito in Italia da Camelozampa. Uno degli editori più prestigiosi del mondo – Michael Neugebauer – ha sgranato gli occhi quando l’ha sfogliato. Quel libro è un capolavoro di arte e di poesia.

La colazione migliore è quella che alimenta la mente. La cosa migliore da fare la mattina è dare da mangiare alla propria energia creativa, alimentando lo scintillio delle idee che ti portano a fare le cose.

E vedere l’edizione americana di Dory Fantasmagory edito in Italia da Terre di Mezzo? Una soddisfazione unica.
Alla fine perché leggiamo? Perché non è solo lasciarsi coinvolgere. Leggere è di più, è crescere.
SHARE THE BOOK THAT CHANGED YOUR LIFE.
Decine e decine di persone che scrivono e sono grate del loro cambiamento.
Perché un libro può veramente cambiarti la vita.

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O si cambia o tutto si ripete [cit.]

“O si cambia o tutto si ripete”. Mi piace tantissimo questa considerazione di Oscar Di Montigny che cita Tiziano Terzani letta su LinkedIn stamattina.

O si cambia o tutto si ripete.

La vera costante di tutto è proprio il movimento che implica come conseguenza che le cose, le persone, le situazioni non siano mai più le stesse perché mano a mano che il movimento avanza se le cose e tutto il resto non avanzano in sintonia, creano resistenza e negli immobilismi le persone ristagnano, le cose ristagnano, le situazioni ristagnano.

Come si trattasse di un disco rotto, che continua a saltare.

Se una situazione continua a ripresentarsi è perché il disco si è incantato a un certo punto della traccia.

Per girare bene, le cose devono girare come su un giradischi, la puntina legge e restituisce musica.

Se continui a soffrire dello stesso disturbo, se con quella persona continui ad avere lo stesso problema, se al lavoro continui a incappare nelle stesse problematiche, se la vita inizia a starti stretta, se non sei soddisfatto di qualcosa che alla fine è sempre la stessa cosa, il disco si è inceppato.
Alza la puntina, lascia andare. Riparti con la traccia successiva. Non importa.
Si inceppa di nuovo? Si cambia il disco. Non si dice “ed è tutta un’altra musica”?.
Com’è la nuova musica? Mi piaceva di più quella di prima.
Mi piace di più quella di adesso.
E la qualità del sound?
Meglio quella di prima. Meglio quella di adesso.
Posso cambiare il giradischi e utilizzare un nuovo lettore.
In una parola, anzi in due: posso cambiare.
Posso cambiare le cose. Ho la possibilità di intervento.
Posso intervenire.
Una cosa è certa, se non avessi alzato la puntina, il disco continuava a saltare.
Quella situazione era in ristagno. L’energia ha bisogno di scorrere.
Qualsiasi cosa la blocchi genera ristagno e il ripetersi di situazioni disallineate che generano disagio.
Perché non si cambia?
Per la paura di cambiare. La paura si dissolve nell’azione. Tutti dovremmo avere un po’ meno paura e agire un po’ di più.
Avere quel piccolo coraggio che fa guadagnare in salute, in soddisfazione personale, in gusto per il nuovo, per vivere nella gioia della novità. Nella fluidità del cambiamento.
Fai quel viaggio.
Leggi quel libro che è mesi sulla mensola che ti guarda e ti chiama.
Chiama quella persona.
Parla con il tuo capo.
ti amo a chi ami.
Fai quella passeggiata nella natura che rimandi perché non hai tempo.
Il tempo non si trova, si dedica.
Fai quella cosa per te stesso. Falla perché così stai bene.
Inizia da qualche parte, da una cosa piccola o grande che sia. Non importa. Inizia a farla.
Basta fare il primo passo. Basta alzare la puntina.
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L'importanza della condizione [seconda parte]

..allora mi sono reso conto che l’assopita attitudine alla scrittura diventava via via più libera di essere. Non dovevo scrivere per fare business ma scrivevo in maniera disincantata e senza condizionamenti, senza “legami”.
Così le riflessioni che desideravo fossero disponibili pubblicamente affinché potessero essere utili a qualcuno, quando raggiungevano due, tre persone era già molto OK. Perché era già qualcosa. Ed ero felice. Probabilmente sapendo che qualche parola raggiungendo qualche persona poteva produrre qualche risultato, qualche effetto per qualcuno.
Allora, a quel punto, la considerazione successiva era la seguente:
Permettere agli altri di essere. Se permetto a me stesso di essere me stesso e permetto agli altri di essere sé stessi svaniscono, spariscono, si polverizzano le condizioni del conflitto.
Permettere agli altri di essere quello che sono, consente a mia volta di permettermi di essere quello che sono io. Mi do il permesso di essere. Pazzesco no? Quante persone questo permesso SE LO NEGANO e di brutto, anche? Ho riscontrato nella mia esperienza la maggior parte, in verità.
E se io permetto agli altri di corrispondere alla loro natura, forse per una delle tante leggi della vita che l’uomo non ha ancora racchiuso nella scatola della scienza, gli altri permettono a me di essere chi sono, senza condizionamenti.

Permettere agli altri di essere quello che sono senza preoccupazioni di sorta.

Mi spiego meglio.
Quand’anche tu avessi determinate aspirazioni che cozzano inavvertitamente contro quelle di qualcun altro – non perché egli ne abbia ma proprio perché magari non ve ne sono – ti trovi in automatico in una condizione in cui non ti è permesso di esprimerti liberamente.
Allora è fondamentalmente una questione di culo (termine tecnico) se hai aspirazioni e non “dai fastidio” a nessuno. Che incidenza statistica sussiste nel momento in cui tu vuoi realizzare qualcosa che non rompa le scatole necessariamente a qualcun altro e che è a favore anche di qualcun altro?
A questo punto il potere dell’intenzione interviene con maggiore forza: è molto più importante comunicare un’autentica attitudine di voler fare il bene collettivo che decidere di fare bene e basta perché fare bene e basta può essere non chiaro a qualcuno e l’altro non permetterà di essere chi sei e realizzare quello che vuoi fare se non è ben esplicitato che quello che stai facendo lo è anche per lui.
Almeno come lo intendi tu, benché bonariamente. Intendere come lo intendi tu non è abbastanza. Perché lui intende un’altra cosa nella sua testa. Ha il suo mondo percettivo.
L’efficacia della mia comunicazione è in diretta relazione al recepimento da parte tua.

In sintesi: se hai voglia di farti un mazzo tanto ma non lo comunichi in maniera che gli altri siano tranquilli, interverrà in loro la paura e non ti aiuteranno a favorire le condizioni.

  • La condizione è il campo arato con la terra fresca e ricca di minerali appena bagnata dal fiume che favorisce la fertilità e quindi la nascita delle colture che porteranno i buoni frutti della semina e del raccolto.
  • La condizione non è affatto scontata ed è il tempo meraviglioso senza una nuvola e senza vento con la vista a decine di chilometri e il cielo terso ove effettuare lanci col paracadute portando a termine tutti gli esercizi e a fine giornata ti bevi pure una birra con i compagni.
  • La condizione è una tavola originale di un artista che vuole vedere il suo libro stampato con te e solo con te perché ha visto i tuoi lavori precedenti e ha fiducia della resa cromatica, lasciandoti carta bianca su come fare per arrivare ad ottenere il libro perfetto.

La condizione è avere attorno persone che hanno fiducia in te e alle quali non trasmetti alcun timore perché quand’anche fossi percepito come diverso è solo perché non sei omologato rispetto ai canoni dei più. Ricordando che Jobs diceva che i pazzi sono quelli che hanno creduto di poter cambiare veramente il mondo. E l’hanno cambiato.

“Imparando a usare i nostri pensieri in maniera produttiva, diventiamo potenti” – Louise Hay.
E allora la differenza tra colpa e responsabilità è quando ti assumi la responsabilità delle scelte rimboccando ulteriormente maniche già rimboccate, agisci per costruire e mai per distruggere e ti dai per contribuire alla collettività.
Se la condizione è favorevole, bene. Se è s-favorevole, bene.
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L'importanza della condizione [prima parte]


Sento dappertutto dire “la responsabilità è tua”, “sei responsabile di ciò che ti accade” o ancora “sei responsabile di ciò CHE accade” quindi persino più genericamente e poi, “la responsabilità che non ti assumi è dare potere all’altro“, etc. etc. Tutto vero, d’accordo. Ho deciso in passato di assumermi via via sempre più responsabilità.
Non mi sono fermato e mi sono chiesto: sono un irresponsabile se voglio essere responsabile?

Che si diventi responsabili o non lo si diventi nonostante lo si voglia, alla base, va compreso:

  1. cosa significa essere responsabili?
  2. cosa di preciso non ci consente o ci impedisce di esserlo?
  3. di cosa siamo responsabili veramente?

Risposta possibile alla domanda 1: Noi abbiamo responsabilità di quello che siamo noi. Abbiamo responsabilità anche su quello che noi non siamo. Spesso mi sono trovato di fronte a una spasmodica e smaniosa voglia di responsabilità con uno slancio poderoso verso tale responsabilizzazione. Diventare abile nel dare risposte. Essere un abile risponditore.

Respons-abilità.

Sostengo che le abilità – lo step successivo nell’essere capace di fare qualcosa – possano essere acquisite. Sono conoscenze trasformate in azione. Si chiamano competenze. Le competenze sono gli strumenti per fare le cose e per cui quando sei particolarmente bravo, ti chiamano a farne di determinate nel momento in cui qualcuno ne ha di bisogno.
Quindi, per dare una risposta breve, siamo responsabili delle nostre abilità che sono le nostre conoscenze trasformate in azione a uno step successivo.
Allora, per essere responsabili, cosa dobbiamo fare?

  • Studiare qualcosa, diventare esperti applicando quel qualcosa al punto di essere responsabile per quello che dici e per quello che fai, in relazione agli altri.

Risposta possibile alla domanda 2: non ci è consentito essere responsabili di ciò per cui non siamo responsabili. Ciò per cui non siamo abilitati nel dare risposta non appartiene alla nostra sfera d’influenza. Possiamo intervenire sulle cose per cui possiamo intervenire ma non su quelle su cui non possiamo intervenire, ovvero quelle che non sono di nostra competenza. In pratica: non possiamo far finta di sapere ciò che non sappiamo. 
Il problema è quando qualcuno vuole intervenire sul tuo senza badare al proprio. Un po’ come dire, guardare nel piatto dell’altro. Tradotto: quando un terzo vuole intervenire non nel proprio ambito di competenza (facendo peraltro credere all’altro di essere competente e ingannando se stesso) ma nel tuo. Nulla tu sai o ti è dato sapere del suo – che viene peraltro gelosamente custodito. Ma per lui, il tuo è anche suo. In virtù di cosa non si sa bene ma stai certo che il fare le pulci è una particolare specialità.
Ti faccio un esempio. Noi non siamo responsabili dell’educazione dei figli degli altri ma siamo responsabili dell’educazione dei nostri. Qui possiamo intervenire sulla nostra sfera di influenza. Se mio figlio bestemmia, è una mia responsabilità direttamente correlata alla mia educazione nei suoi confronti. Se è il figlio di qualcun altro, non è mia responsabilità ma lo è nel momento in cui mando lo stesso mio figlio a scuola con quello che bestemmia.
La mia responsabilità è poter / dover mandare mio figlio in una scuola in cui non si bestemmi. Poi, in pratica, cambiargli scuola per un singolo episodio magari è da pazzi. Ma mandarlo in un ambiente basso facendo finta di niente, lo è.
Un esempio macroscopico come questo è attuale nel mondo del lavoro. Se non si è felici delle condizioni di lavoro in cui ci si trova, è nostra responsabilità NON cambiare quelle condizioni (come a dire cambiare l’immagine riflessa di uno specchio) ma cambiare NOI (cambiare l’immagine da riflettere) lo è.
E cambiare noi in relazione a quel lavoro, presume quasi sicuramente cambiare lavoro. Ma se non cambiamo anche noi, è probabile che troveremo le stesse problematiche altrove. Ebbene, questa è NOSTRA responsabilità.

  • Cambiare è una nostra responsabilità e appartiene alla nostra sfera di influenza.

Risposta possibile alla domanda 3: nonostante la nostra società stia progredendo a una velocità pazzesca e via via crescente, c’è una altrettanto crescente necessità di crescere umanamente e spiritualmente come ad indicare che a forza di usare l’emisfero sinistro del nostro cervello per aggiudicarsi la parte pratica e razionale e quindi la ragione delle cose (e il consenso delle persone in una società che preferisce la giustificazione del raziocinio all’attitudine di creare) e delle situazioni, abbiamo bisogno “naturalmente” cioè per via naturale che l’emisfero destro della creatività e dell’armonia sia in equilibrio con quello sinistro.
La natura tende sempre all’equilibrio. E sceglie sempre la via migliore per lasciare scorrere l’energia.
E allora mi sono accorto che mentre leggevo solo di finanza, biografie e libri “tecnici” e di business divenivo scettico, cinicamente pratico mentre il mio comportamento veniva influenzato verso un tipo di collocazione del mio essere nel contesto.
Mentre leggevo libri di spiritualità, di armonia universale, di allineamento tra spirito e ragione, anima e corpo, socialità e contesto, divenivo via via più comprensivo e benevolente verso il mondo.
Siamo quindi responsabili di come alimentiamo la nostra mente. Sono a un corso di business mentre scrivo, è domenica mattina.
Sono in un luogo distante da casa per imparare mentre i miei figli e i miei cari sono a casa senza di me. Scelte.
Il mondo è come uno specchio. Per cambiare il mondo dobbiamo prima cambiare noi stessi. Per riprendere l’esempio qui sopra, noi non possiamo cambiare l’immagine riflessa in uno specchio. Dobbiamo prima cambiare l’immagine da riflettere. Cioè la sorgente. Cioè, NOI.
Allora mi sono reso conto.. [continua la lettura L’importanza della condizione – seconda parte]
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