BITCH. YOU’RE A FAN

Bitch. You’re a fan.

[molto SERENAMENTE – uno spunto di riflessione domenicale]

Mi domando:

1. perché taluni si ostinano a voler speculare sul conto altrui?

2. non hanno proprio altro da fare che intercedere sulle vicissitudini della vita di “alcune” persone, scelte con sapiente (si fa per dire, è puramente istintiva) mira?

3. facendo (che li sgami lontano chilometri) peraltro finta di farlo per il bene.. di chi? Il loro?

4. cosa li muove?

  • Rancore, invidia, rivalsa, rimuginamenti vari ed eventuali?
  • Non essere mai cresciuti?
  • Io bambino che prevale sull’io adulto?
  • Drammi irrisolti?
  • Freni psicologici dovuti a traumi infantili?
  • Un brutto rapporto col padre con alcuni sospesi?
  • Gelosia edipica?
  • Incapacità di autocontrollo?
  • Volontà di prevaricazione?
  • Incapienza psicologica?
  • Ignoranza?
  • Mancanza di una reale motivazione / scopo nella vita?
  • Balbuzie emotiva?

5. dulcis in fundo, non hanno una vita loro?

Le risposte a queste interessanti domande possono essere molteplici, ma pensiamo all’ultima, giusto per non andare lunghi.

Magari una vita loro anche ce l’hanno, solo che hanno deciso di combattere, devono remare contro.

Eh, è la loro natura.

La verità è che remano contro sé stessi: il fatto di farlo contro chi hanno preso di mira è un’illusione.

La vera battaglia è dentro di loro.

Certo, a qualcuno viene in mente siano, in pratica, dei bulli. Sì, certo: sono dei BULLI.

E in quanto tali vigliacchi, agiscono vigliaccamente e se la prendono con chi “sembra” non sia in grado di difendersi, come avviene classicamente. Ma lo pensano loro.

Gli spiriti liberi, invece – ahimè, non li controlli. Mai stato.

Sbordano sempre, anche qui, è la loro natura. Solo che loro pensano al loro, mai al conto altrui, perché non sono interessati, semplicemente.

Pensano già abbastanza a migliorarsi costantemente. Il loro focus è lì. Per quello sembra che si facciano gli affari loro.

Focus!
Focus sul tuo.
Fai bene il tuo.
Pensa al tuo.

Io penso a fare bene il mio.
Non ti va bene, continui a voler speculare?

Vai per la tua strada.
Io vado per la mia.
Facciamo in modo di non incrociarle, su.
Il mondo è grande. C’è spazio per tutti. Ohmmmmm.

🙏👁️🤫🤭🧐😈😇

Leonardo Aldegheri
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COSTRUIRE IL MONDO DI DOMANI A PARTIRE DA OGGI [DAL G20]

COSTRUIRE IL MONDO DI DOMANI A PARTIRE DA OGGI

Sostengo da tempo che a dispetto delle notizie morbose cui siamo sottoposti ogni giorno, ci troviamo a vivere nell’epoca più prospera di sempre.

Mi trovo al Summit del G20 dei Giovani Imprenditori – Young Entrepreneurs Alliance Summit – in Argentina, anno 2018.

I MOTIVI PER CUI SONO QUI OGGI – [1]

Non solo ha senso partecipare a queste cose per motivi ovvii, del tipo relazionali, di confronto, di reciproco supporto in termini imprenditoriali, di smalto per l’azienda [di fatto Grafiche AZ e Legapress, le aziende di cui faccio parte e che producono libri per l’editoria internazionale da quasi 50 anni, sono presenti al G20 da più edizioni del Summit e sono rappresentate nel mondo istituzionale delle imprese che partecipano alla stesura dei pillars che vengono poi sottoposti al G20 politico: è un’evoluzione senza precedenti essere presenti internazionalmente in una modalità che va oltre alle classiche fiere di settore] e anche commerciali – i contatti, i contratti e le nuove relazioni aziendali e istituzionali sono sempre benvenute e vanno costantemente alimentate perché contribuiscono a costruire il bacino di collegamenti che caratterizzano l’impresa durante la sua vita.

Ha senso anche perché si parla di FUTURO. Quello che tanti tendono a ignorare facendo finta di niente e posticipandolo a un domani che chissà quando arriverà.

I FOLLI POSITIVI E I FOLLI NEGATIVI

La verità è che il domani è adesso e quello che ci si propone davanti è talmente chiaro da essere solo dei folli a mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di non vederlo.

E per folli intendo tutti coloro che negano l’evoluzione vorticosa delle cose, i folli sono i negazionisti di un futuro che è già oggi.

I MOTIVI PER CUI SONO QUI OGGI – [2]

Credo che chi fa impresa abbia la grande, enorme, giusta, doverosa responsabilità di guardare oltre il prodotto e capire non solo cosa faccia  (cioè il prodotto e/o servizio) ma perché lo stia facendo.

Noi facciamo libri. Se non mi fossi reso conto molto tempo fa che fare libri senza leggerli è come fare il cuoco senza mangiare, il bagnino senza nuotare, il calzolaio scalzo, etc. saremmo in pratica la commodity che ogni giorno i mercati internazionali ci spingerebbero ad essere, cioè produrre per essere valutati esclusivamente sul prezzo come unica voce di senso.

Fare libri è una cosa nobile, spinge avanti l’umanità perché diffondere la conoscenza consente alle persone di avere accesso alle informazioni che sono strumenti per fare le cose.

Senza informazioni non si discerne e senza discernimento non si pensa. Senza pensare non si progetta e senza progettare e pianificare non si agisce. E quindi non si fanno le cose.

LE AZIENDE NASCONO PER PROGETTARE, PIANIFICARE, PRODURRE E DELIVERARE

Se non investono non servono a niente. Le imprese sono strumenti privilegiati per fare le cose in maniera sistematica, ovvero tramite un sistema e gli imprenditori sono strumenti per servire al mercato, cioè al proprio mondo quando non proprio il mondo, ciò che serve, cioè può servire, ciò che determina benefici, ciò che produce gioia, ciò che rende felici le persone, ciò che rende migliori le persone.

Il libro in tutto questo si presenta come uno strumento di utilità e di piacere allo stesso tempo.

DOBBIAMO RIPENSARE E REINVENTARE IL SISTEMA EDUCATIVO

Tutto passa dal mondo in cui veniamo educati. A parità di condizioni possiamo vedere una cosa come una opportunità. O come un problema. Quando ho a che fare con persone che hanno un problema per ogni soluzione decido di essere drastico. Semplicemente non ci voglio avere a che fare.

Educare significa “tirare fuori” [da educere, lat.] ovvero è molto semplice: se non hai niente da tirare fuori, hai un problema. Ma è un problema risolvibile.

Basta mettere dentro qualcosa. Quella cosa è la formazione, cioè l’atto di formare. A me piace molto il termine FORGIARE, ha più a che fare con il dare forma a una sostanza.

Educhiamo i nostri bambini – ed educhiamo noi stessi per primi – ad avere una soluzione per ogni problema. E attenzione, i problemi non sono una brutta cosa. Sono opportunità per imparare qualcosa di nuovo.

SERVE VISIONE

La parola visione, ancora una volta ultra abusata, non ha a che fare con le favole da start up innovativa che cambierà il mondo – anche sì ovviamente ma sappiamo tutti che i casi di riuscita sono 1 su migliaia.

Ha a che fare con quello che SI VUOLE FARE con quello strumento chiamato IMPRESA (e l’impresa non si chiama così a caso), immaginando il futuro, portandolo qui ad oggi, progettandolo e decidendo COME andarci.

Come attualizzarlo.

Il sogno dei nostri avi una volta realizzato ci ha restituito il mondo di oggi. Noi dobbiamo immaginare di restituire a chi verrà dopo di noi il mondo di domani. E per fare ciò siamo chiamati ad agire oggi.

Oggi, cioè, in un contesto iper competitivo dove il fruitore – il cliente, non l’utente – è iper informato e il fornitore è iper commoditizzato.

SERVE GUARDARE AVANTI CON COGNIZIONE DI CAUSA

E scusate tanto ma per farlo bisogna, è necessario, occorre, è obbligatorio, è propedeutico METTERE IL NASO FUORI DALL’UFFICIO, uscire a capire il mondo.

Per calarlo nella propria realtà locale, nella propria impresa, che poi locale lo è poco perché è globale e tutto oggi sta permeando tutto di sé stesso.

La visione è ciò che vedi e che magari adesso non esiste. Ma esisterà.

La categoria degli imprenditori ha la responsabilità e il dovere di anticipare il mondo di domani a oggi. E lo deve fare con attenzione all’ambiente, rispetto per il pianeta che ci ospita, rispetto per le persone, allineamento tra le persone che guardano nella stessa direzione, cioè avanti e non chini guardandosi le punte dei piedi, formando a loro volte le persone perché persone formate e che imparano cose sono persone migliorate, upgradate necessariamente e oggi se non ti fai gli update al software rimani per forza indietro e chi non lo fa è perché ha la presunzione di sapere già quello che gli serve solo che non sa che domani potrebbe non essere sufficiente solo perché le condizioni ”ambientali” non sono più quelle di prima, stabili per decenni.

Poi (e non per minore importanza), rispetto per i nostri figli, rispetto per i nostri sogni. Che non sono altro che desideri da realizzare. Che vanno trasformati in obiettivi dandogli una pianificazione temporale.

Viaggiamo, cerchiamo di capire, espandiamo le relazioni, siamo curiosi, leggiamo, costruiamo, facciamolo col cuore e facciamolo per gli altri oltre che per noi stessi.

Leonardo Aldegheri
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COME NELLA RICERCA DI UN LAVORO SIA UTILE COMUNICARE

Nella ricerca di un lavoro, le soluzioni da mettere subito in pratica per aumentare le possibilità di riuscita sono molteplici. Qualche giorno fa si è presentata in azienda una dinamica grafica che evidentemente stava cercando una posizione. Una posizione, un lavoro.

Sono dell’idea che al giorno d’oggi – ovvero dal cambio di paradigma da economia di scala a economia di scopo, dal 2008 – non sia più possibile cercare un lavoro ma sia il caso di offrire competenze.

Le aziende cercano competenze. Bramano, hanno bisogno, necessitano di:

C-O-M-P-E-T-E-N-Z-E.

Ovvero hanno bisogno, in una società ad elevata / elevatissima competitività, di persone che sanno fare le cose.

La prima domanda che ci si dovrebbe porre, quando si cerca un lavoro – o meglio – quando si vogliono offrire delle competenze, è:

Io, che cosa SO FARE?

Per questo motivo la risposta alla domanda di cui sopra screma la moltitudine di professionalità generiche in circolazione. Ad es., molto banalmente:

  • Sai vendere?
  • Sai le lingue?
  • Sei disponibile a viaggiare?
  • Sei disponibile a imparare?
  • Frequenti persone, luoghi, fuori dal tuo ufficio / casa / città?
  • Leggi, ti informi, ti documenti, sei in linea con la filosofia dell’azienda, del mercato, del mondo?
  • Sai usare un gestionale oltre al solito pacchetto Office?
  • Aumenti la tua capacità relazionale, ti sei specializzato in qualcosa?
  • Quando ti relazioni con qualcuno, il focus è sul prendere, solo sul ricevere o sul dare, sull’erogare valore per tutti?

Occorre in pratica smontare e poi rimontare elemento per elemento di ciò che ci caratterizza e rendersi consapevoli di cosa si sa fare e poi presentarlo nella maniera opportuna (il come).

La nostra “Bugatti” in fase di smontaggio e rimontaggio. La manutenzione costante rende efficienti e fa girare le nostre “rotelline” sempre meglio che il “non fare niente”

Alla suddetta candidata – che devo ammettere si presentava anche bene – ho detto che non abbiamo posizioni aperte per la sua figura. Anzi, spesso relativamente alla categoria dei grafici, accade che le aziende non cerchino.

Si tratta di una professione tipicamente da freelance e spesso, proprio essendo molto tecnica e poco sul pezzo da un punto di vista di vendita, spesso è fee-lance. La grafica è diventata una commodity, perché tanto basta un Mac.

Cavolate.

Per esperienza, dato che mia moglie è grafica pubblicitaria e in azienda riceviamo pdf generati da InDesign tutti i giorni per elaborare i file dei libri che produciamo, garantisco che tale professionalità non è e non deve essere una commodity e soprattutto non basta soltanto un Mac con qualche suite Adobe sopra.

C’è bisogno di grafici bravi, in giro.

E più bravi si è nel comunicare le proprie competenze, più sono aumentate le probabilità di farsi trovare e quindi di erogare i relativi servizi.

Un grafico non fa solo locandine e biglietti da visita. Può specializzarsi, dato che ci occupiamo di editoria e agli editori servono figure preparate, per esempio:

  • nelle prove colore certificate
  • nell’impaginazione
  • nell’ideazione di copertine che vendano
  • nella preparazione di file che rispettino le norme di produzione con i profili carta corretti, segni di taglio, abbondanze, etc.

Così ho detto alla nostra amica: – senti, appena ho un attimo una sera di queste ti mando una e-mail con un paio di indicazioni su quello che secondo me è il caso di fare nella ricerca di un lavoro come grafica.

E mi è venuta un’idea: competenze grafiche da un lato, di web marketing dall’altro. La soluzione? Studiare il social media management da grafico competente e offrire alle aziende il prodotto finito che comunichi, non solo il prodotto.

Cioè il prodotto con il plus, cosa tutt’altro che scontata, che funzioni.

“Ciao Xxxx,

come promesso ti invio l’e-mail relativamente a quanto ci siamo anticipati.

Credo che per il tuo lavoro, a prescindere lo sia per tutti praticamente oggi, sia molto importante comunicare e comunicare quello che si fa.

Comunicare in modo da distinguersi consente un vantaggio competitivo. Da leggere Strategia Oceano Blu a riguardo.

Una buona cosa sarebbe comunicare i propri lavori (ma anche i valori perché denotano la tua attitudine) e il proprio portfolio con una presentazione efficace.

Poi, se sei presente nei social: Instagram, Facebook con una pagina professionale in primis ma anche Twitter e LinkedIn, esiste un tool di Aruba che ti costruisce un sito web pressoché in automatico. Si chiama Swite ed è un altro modo per comunicare ciò che fai.

Ciò che fai comunica l’essenza di ciò che sei.

Tieni presente che alle persone non frega niente di chi “sei”. A loro importa cosa puoi fare per loro. Questa è l’essenza di ogni business.

Per questo è molto importante comunicare ciò che si fa. Quindi il COSA.

Poi viene il COME. Come lo dici, continuativamente e nel tempo, rivela molto della tua natura e questa è utile conoscerla per chi deve contare su di te.

La vera moneta di scambio oggi si chiama fiducia. E occorre essere davvero credibili in un mondo e in un mercato ad alta altissima competitività.

Per questo esistono i blog che parlano dei tuoi interessi e di come vivi le esperienze che fai. I blog servono per trasferire alle persone informazioni utili circa quello che fai ma sono ancora più utili per stabilire una connessione tra chi scrive e chi raccoglie quelle informazioni.

Tutto ciò detto, se ti va di andare all’estero, faresti più che bene. Sono certo delle opportunità che si possono trovare oltre i confini nazionali. Siamo cittadini del mondo, non Italiani solamente. Perché non esplorare Dubai? So che tempo fa cercavano figure come la tua, in particolare se hai un inglese consolidato.

Non temere di chiedere chiarimenti se ti va, lo faccio col cuore. Anzi, credo elaborerò questa e-mail per un nuovo articolo 😉 

E dato che parlavamo di Marco Montemagno, questo l’ho visto stamattina e merita davvero. Prenditi 10 minuti per guardarlo.

In bocca al lupo,
Leonardo”
Ed infatti, ecco l’articolo. Prova a dare un’occhiata, se ti va, a un CV “dinamico”, è il mio e credo rispecchi quanto esposto.

Buon lavoro, Leonardo Aldegheri
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La vita è un corso di formazione.

La vita è un corso di formazione.

Form-Azione.

L’azione di forgiarsi. Di prendere una nuova forma.
E lo devi fare tu perché lo vuoi tu.
Parte da te e da nessun altro perché la volontà di forgiarti è tua e solo tua.

Sei il fabbro di te stesso.

E nessuno sa battere sull’incudine delle tue possibilità come te.
Altri possono incitarti nel farlo e nel non farlo.
Ma quando sei tu a battere, la decisione è tua.

Se sbagli hai imparato. Non hai perso. Hai tratto la tua lezione.
Se hai fatto correttamente le cose, hai vinto.
In questo battere l’incudine vinci sempre, vinci anche quando perdi.

E sai cosa significa che vinci anche quando perdi?

Che non c’è sconfitta.
Anche quando la vita ti schiaffeggia.

Ti è mai successo che la vita ti abbia preso a schiaffi?

Ci sono momenti in cui ti sembra di toccare il cielo con un dito e poi qualcosa cambia e ti sembra che tutto cambi.

La vita per coloro “di successo” presenta le stesse dinamiche.
Vuoi sapere un segreto?

Non esistono vite diverse: di successo o di fallimento, al contrario.

Esistono situazioni in cui chi vive quelle vite ha capito che la vita è il viaggio stesso e tutto sta nel modo in cui vivi il viaggio.

Il viaggio stesso è la felicità.

Puoi avere una vita di successo ed esserne insoddisfatto.
Puoi avere una vita con poco niente ed esserne felice.

La visione sta nei tuoi occhi.

Non esiste sconfitta ma insegnamento.
Non esiste insuccesso ma atteggiamento.

Non esiste successo senza apprezzamento.
La felicità non è condivisione, è dentro. E fuori, allo stesso tempo.

Quando condividi puoi non rendere felici le persone dalle quali ti aspetti un ritorno sul tuo stato d’animo.

Non alberga in loro la felicità fino a che non decidono che è in essi che la felicità vive già ma non lo sanno.

Non esiste felicità senza una decisione di voler essere felici.

Felici di combattere?
No.. Felici di vivere.

Vivere per vivere.
Per vivere veramente.

La vita è ora.
La vita è questo momento e basta.
Tu sei questo momento.

Io sono questo momento.
Ripetilo con me. Io sono questo momento.

Vivere veramente significa giocare per vincere.
I campioni non giocano mai per partecipare.
I campioni giocano per vincere. Sempre.

Non mettono nemmeno in considerazione l’idea di perdere perché sanno già che non ci sono possibilità.
Si vince e basta.
In ogni caso.

Così è la vita.

Non motiva.
Non serve a caricarti.
Non ti sprona. Non si tratta di doping per le tue performance.

Non ti da le soluzioni.
Non tira fuori il coniglio dal cappello.

Non ti dice:

• come fare
• cosa fare
• quando farlo
• perché farlo

[Chi ti dice di avere la ricetta sta in qualche modo cercando di venderti qualcosa che ha solo forma ma non sostanza].

Non ti fa fare le cose e non ti costringe.
Non ti tratta da automa.
Non ti assoggetta ad essere passivo che deve eseguire.

La vita è solo neutra.

Non ti traduce il modale “deve” con “vuole” solamente per dirti che la motivazione parte da te e se non raggiungi abbastanza risultati è perché non sei abbastanza motivato e comunque alla fine è sempre colpa tua.

Hai gli strumenti?
Hai le competenze?

Nessuno fa queste cose per te.
Nessuno dovrebbe prometterti nulla.

Nulla che non sappia mantenere.

Tu sei il fabbro.
TU TI FORGI.

Non si è utili se non sei tu ad agire.

La vita è un corso di formazione.
È un corso che dura tutta una vita.
È un percorso di coaching e le persone attorno a te sono i tuoi coach.

E tu chi sei?

Tu sei il coach degli altri.
Mica perché devi necessariamente insegnare loro qualcosa, per carità.
Infatti è l’esempio che insegna.
Non la teoria o le prediche.

Quando sei un genitore sei il coach dei tuoi figli.
Quando sei una moglie sei il coach di tuo marito.

Quando sei il migliore amico sei il coach del tuo migliore amico.

Quando sei un insegnante a scuola sei il coach di una moltitudine di giovani menti che ancora sono sotto la pura forma di una tabula rasa.
Sei a conoscenza del potere che hai su di loro ogni volta che affidi o affibbi loro un’etichetta?

L’interpretazione della vita è la tua aula dove la vita ti insegna le cose e tu le impari.

Stop. Dimentica. Perché.

Se non impari le cose, la vita te le ripropone continuamente finché non le hai imparate.

Ti sei mai accorto di avere sempre gli stessi problemi?

E ti sei accorto che una volta che hai capito come risolvere quei problemi e ne anticipi anzi la soluzione te ne arrivano degli altri questa volta diversi?

Capisci che la vita e i problemi sono la vita stessa?
Che mano a mano che risolvi i problemi sei più competente?
Sei più evoluto?

Capisci che se invece non capisci non puoi risolverli e non puoi evolvere?

Capisci che tutti hanno problemi e non sei il solo ad averne?
Capisci che non sei solo? A centro la vita e il coach sei tu.

Nessuno può avere la pretesa di risolvere i tuoi problemi. Perché ha già i suoi da risolvere. Può darti una mano, certo, può aiutare. Anzi, credo che aiutare gli altri sia un a delle chiavi di interpretazione di questo mondo.

Sei nelle condizioni di interpretazione degli eventi.

Quale interpretazione?
Attribuzione di significato.

Tutto ciò che accade nella tua vita diventa oggetto di attribuzione di significato.

Un brutto voto a scuola.
Una gratificazione sul lavoro svolto.
Persino un grazie seguito da un non c’è di ché che ne vanifica il significato.

All’evento associ un’emozione.

Questa cosa è pazzesca.
Puoi decidere quale emozione attribuire.

Questo ti permette di avere un potere immenso.

È la vita.
La vita è un corso di formazione.

Ho l’evento che mi arriva dentro, lo interpreto e lo restituisco.
Arriva la vita, mi entra dentro e io la tiro fuori per ridarla.

Il fabbro della formazione della vita restituisce la vita migliorata e mentre lo fa si forgia.

Il fabbro è un artigiano evoluto, di quelli che sanno che la vita ti ritorna se non l’hai superata.

Il fabbro è un artigiano evoluto ma non è mai perfetto.

Non necessariamente è un artigiano sopraffino.
Nella vita non conta la qualità del manufatto.
Conta la qualità dell’essere umano.

E l’essere umano – proprio per sua natura – non è e non sarà mai perfetto.

La vita è un corso di formazione e non è un corso perfetto.

Il coach della formazione della vita è un essere umano e mai un superuomo.
Il formatore è semmai un educatore, uno che educa cioè che tira fuori.

“Etimologicamente il termine deriva dal verbo latino educĕre (cioè «trarre fuori, “tirar fuori” o “tirar fuori ciò che sta dentro”), derivante dall’unione di ē- (“da, fuori da”) e dūcĕre (“condurre”).[2][3] Secondo altri, deriva dal verbo latino educare (“trarre fuori, allevare”)” – Wikipedia.

Senza avere la presunzione né la pretesa di sapere cosa serve agli altri, di avere la ricetta per risolvere i problemi.

Nessun coach, nessun insegnante, nessun formatore può farlo.

Solo la vita può.

Perché è lo strumento che tira fuori dall’uomo imperfetto le condizioni per attribuire un significato al proprio vivere e che gli consenta di vivere meglio come essere umano tra gli esseri umani.

Non ti serve?
Probabilmente sei già perfetto.
Insegnami, ti prego, come si fa.

Leonardo Aldegheri
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DEDICATO A TE, CHE SEI TRA LE PERSONE CHE MI HANNO INSEGNATO A VOLARE

Ti avviso subito. Non è un articolo allegro. Se non ne hai voglia mollalo pure senza tanti ripensamenti. Riguarda la perdita di un amico. Riguarda l’incredulità di quando ami fare quello che fai e di quando quello che fai si porta via qualcuno di caro.

Può succedere sciando, anche quando piloti auto velocissime. Può succedere persino pescando. Può succedere quando solchi l’aria. Come facciamo noi paracadutisti quando ci lanciamo da un aereo.

Siamo consapevoli di questo. Lo facciamo perché ci piace. Lo facciamo perché vogliamo. Lo facciamo perché VOLIAMO.

Michael Schumacher col mio “gemello” Frank Täsler a Dubai 🙂

Rendendomi conto di ciò, voglio godermi le persone a cui voglio bene.

Senza più perdere un solo secondo.

Sono i giorni del ponte di Genova. Delle persone “sorprese” in Calabria mentre semplicemente passeggiavano. Di un fulmine a ciel sereno come è avvenuto per il nostro amico.

Si tratta di un destino “predestinato”. Si tratta di libero arbitrio.

Non esiste o una o l’altra cosa. Non esiste l’esclusione.

Lo sforzo che l’uomo dovrebbe fare per carpire e forgiare la propria esistenza in questo mondo possibilmente plasmando la realtà è – credo – questo:

abbiamo la possibilità e la responsabilità di agire e scegliere continuamente. Ogni minuto che passa della nostra esistenza, stiamo compiendo volontariamente o involontariamente delle scelte come, ad esempio, essere felici o non esserlo, circondarci di persone che amiamo o che non amiamo, fare cose che ci piace fare o fare cose che non ci piacciono.

Quando si sta per decollare, a volte, si è un po’ felici….

Siamo qui per creare permettendoci di essere chi siamo e permettendo agli altri di esistere nel rispetto [oltre che, possibilmente, di noi stessi] del fatto di essere qui al pari di noi.

In caso accada qualcosa di improvviso e inaspettato non ha molto senso darsi troppe spiegazioni, bisogna continuare nel proprio percorso di crescita ed evoluzione e accettare che esista un disegno più grande che vive a prescindere da noi ove però il nostro contributo è reale e necessario. Anche se è difficilissimo.

Si tratta di predestinazione e di libero arbitrio? Dicevamo. O di pura e semplice casualità, come passare sopra a un ponte a una certa ora di un certo giorno.

Predestinazione, quindi?

O di una tragica fatalità, come accaduto a un professionista, uno esperto, uno bravo, uno ligio, uno organizzato, uno preciso, risoluto, oltre che buono, gentile.

Sorridente.

Uno dei più bravi e compiuti paracadutisti che io abbia mai conosciuto se ne è andato. Ci rimane il suo ricordo. Il suo esempio.

Non possiamo darci però alcuna risposta a riguardo.

Il richiamo dell’aria e la voglia che mi viene di saltarci fuori ogni volta che vedo un velivolo volare fa parte della natura di quegli spiriti che non smorzi, non li tieni fermi in un insieme di molecole di carne e materia solo per stare tranquilli perché così è meno pericoloso.

Il richiamo del cielo. Io ti auguro tu adesso stia volando felice.

La cosa più sensata che mi viene da dire è che siamo stati fortunati ad averti incontrato. Una stella meravigliosa, un’anima dolce e sorridente. La tua voce calma e rassicurante.

Lui ha dato un pezzetto di sé a tutti. Ed è stato molto più di quanto noi potessimo dare a lui. Un angelo vero nelle sembianze di un uomo.

OK.. e ora che facciamo? Quello che farebbe lui.

Daremmo sicurezza.
Parleremmo con calma e risolutezza.
Daremmo il cinque facendo sentire importante chi abbiamo di fronte e non temendo che questo qualcuno possa in qualche modo superarci.
Continueremmo a fare quello che stiamo facendo con dedizione, oculatezza, amore.

..sorrideremmo.

Sorridiamo alla vita. Sorridiamo alle cose. Sorridiamo agli eventi, alle persone.

Le persone che ami si preoccupano per te. E si fidano di te.

Io non so perché sia andata così ma non ho e non devo e non voglio avere la presunzione di capire. O di sapere. Ma ho la fede di CREDERE che siamo anime vestite da esseri umani. Senz’anima, siamo letteralmente inanimati. È tutto spirito quello che ci muove.

E che in qualche modo persino scegliamo di essere qui per fare quello che facciamo, per vivere quello che viviamo, per essere quello che siamo.

Ecco perché è così fondamentale permetterci di essere e permettere agli altri di essere.

Torneremo alla routine e lui sarà un esempio.

Siamo tutti esseri umani e lo siamo accomunati da questa cosa che ci lega che non è uno sport, non è una passione solamente. È una famiglia.

Presto l’amarezza, lo sgomento, la delusione, la sofferenza, il dispiacere, l’incredulità lasceranno spazio a qualcos’altro. Non so cosa. Ma questo sì, dipenderà da noi. Per chi riesce in qualche modo a guardarsi dentro. Chi riesce a guardarsi dentro spesso è chi soffre un po’ più degli altri. Ma è un po’ la nostra condizione di esseri umani, no?

Tutto ciò a cui diamo eccessiva importanza sembra che debba in qualche modo esserci tolto.
È incredibile.

Ma serve anche per trarre giovamento dall’esperienza. Benché sia difficile da accettare.

Siamo esseri umani, appunto.. di carne, deboli e forti allo stesso tempo.

Noi tutti siamo stati toccati ognuno a proprio modo da questo essere meraviglioso. Corrado. Non serve capire, basta sapere e credere che  prima o poi lo re-incontreremo. In un posto ancora poi bello che il cielo, che già è bello di suo.

Scoprire quale sia il nostro ruolo per noi e per gli altri. Il nostro compito anche tramite il nostro libero arbitrio. A prescindere da qualsiasi predestinazione di sorta. Forse quello è il nostro scopo qui.

Anche perché sapessimo già tutto.. sarebbe già tutto fatto. E invece non è affatto così. C’è un processo di mezzo.. è il gusto della scoperta.

Ne parlo qui, nel mio articolo:

COS’È IL SUCCESSO

Il prossimo lancio non solo sarà dedicato a te. Farò il mio lancio con ancora più gusto, grinta e voglia di CIELO, di aria e di LIBERTÀ.

Il tuo meraviglioso sorriso in uscita, al mio terzo lancio. Mi hai fatto innamorare di questo sport grazie anche a quanto fossi bravo a far sentire a tuo agio un allievo che sta per affrontare un salto da 4000 metri nelle sue prime volte

Dedicato a te, Corrado, che sei tra le persone che mi hanno insegnato a volare.

Cieli blu amico mio.

Leonardo Aldegheri

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PS: questo articolo è stato scritto in onore e in seguito alla prematura scomparsa di un istruttore di paracadutismo di Verona, con all’attivo oltre 5300 lanci. Un amico. E non solo era un esperto, Corrado: era una persona precisa, seria, meticolosa, ligia al dovere e al controllo di ogni rischio in ogni sua fase e procedura. Un pilota tandem di grande esperienza. Un istruttore AFF [Accelerated Free Fall – il corso che ti permette di diventare paracadutista in sette livelli] dalle grandi abilità. Ricordo qui la meraviglia che si prova nell’imparare e nell’acquisire competenze in aria. Che poi, in qualche modo, servono nella vita.

Ti abbraccio fratello caro. Fai buon viaggio.

COS’È IL SUCCESSO

Cos’è il successo. Cos’è il successo? Cos’è SUCCESSO? In ottica business – e la cosa può naturalmente essere trasposta in tutti gli altri ambiti –  è il perseguimento degli obiettivi aziendali quando dal punto A arrivi al punto B avendo effettuato un percorso che ti ha portato al raggiungimento dell’obiettivo possibile, cioè arrivare a B.

Avrei potuto dire hai effettuato un percorso che ti ha portato dritto dal punto A al punto B. Ma di dritto, se ci vai e grazie a Dio, è per Cxxo.

Come a dire che per arrivare dritti al punto B dal punto A serve il cosiddetto fattore C.

Ma quando statisticamente dritti non ci si arriva se non per culo, ovvero per processo, ovvero spesso lungo, ovvero spesso doloroso, ovvero spesso faticoso, avviene qualcosa nel frattempo, avviene cioè succede qualcosa, appunto, nel frattempo, cioè lungo andare.

Lungo andare che significa che devi a-s-p-e-t-t-a-r-e.

Breve. Medio. Lungo Periodo. Il periodo è lo spazio interconnesso tra il punto A e il punto B, di nuovo. Devi mettertela via, serve tenacia a profusione.

I 21 segreti del successo dei self-made millionaires di Brian Tracy

Come a dire che il presente del verbo succedere è il tramite, cioè il periodo, dal punto A al punto B.

Quindi il tramite corrisponde a: AL.

AL = SUCCEDERE = PERIODO. Quindi è evidente che dal punto A al punto B non esista il tempo ZERO ma vi è al contrario uno spazio.

Tutto quello che vi capita dentro a quello spazio è il tramite del periodo.

Quando sei arrivato a B, qualcosa è SUCCESSO.

Durante è succedere. E prima?

È immaginare. Sognare, fantasticare, visualizzare, vivere nella propria fantasia cioè nella propria mente cioè la  parte dinamica del nostro hardware – il cervello.

Prima, quindi, è ideare.

Pensare. Cioè, in qualche modo, creare.

CREARE [da etimo.it] = che fa, che effettua, che compie.

Sì sì, OK, lasciami la licenza poetica. Crea solo Dio. Se ci pensi bene, anche noi creiamo. Pensiamo e abbiamo delle mani per fare.

Ah, si crea quando si fa. E chi dice che quando non pensi non stia già creando?

Come a dire, che se lo pensi esiste.

Tutte le cose prima di essere fatte sono state pensate. Ne parlo nel mio articolo:

Non dirmi cosa vuoi, chiedimi cosa posso fare io per te

Ma poi etimo.it dice: azione, immagine. “Produco, fabbrico”. Poi dice KRANTÒR e KREÌÒN, dominatore.

Pensare, fare = dominare.

Fare dal nulla, produrre, generare, formare, istituire.

FARE ACCADERE. Far succedere. Prima lo pensi, poi lo fai, poi lo produci. Mentre creare è il collante di tutto questo.

Creare = far succedere. Ovvero mentre lo stai pensando lo stai facendo succedere. Poi tutti gli altri sono gli stadi eventuali e successivi della stessa cosa, che assume via via aspetti diversi.

E quando ti stai cimentando nel compiere qualcosa e qualcosa effettivamente accade e ti chiedono cos’è successo? Gli puoi rispondere.. nulla, niente di ché. Sorridendo. Fino a quando non è compiuto.

E quando l’hai compiuto gli puoi mandare questa pagina e questo link all’interno di Gerald Nachman ove, tra le frasi sul successo, vi è questa che parla del fallimento:

nulla fallisce come il successo.

Mi dicono che dovrei scrivere meno ma.. ora dovrei parlare del fallimento. Come fare?

Scriverò un articolo sull’argomento opposto a quello del successo.

Anticipo solo che il fallimento ha a che fare con FALLERE dal latino a cui sembra far riscontro dal tedesco antico FALLAN, da cui si evince il participio passato – anche qui – del paradigma inglese di TO FALL, FELL, FALLEN. Ovvero caduto.

Caduto sarebbe quindi l’opposto di successo.

CADUTO VS SUCCESSO. Due participi in lotta.

Potrebbe essere il titolo di un film della Marvel.

Ma se ti rialzi stai ancora giocando la partita. E il punto B è ancora lì.

Che ti guarda. E ti fa pure l’occhiolino. Dai sono qui, cosa aspetti?

Nessun risultato [ancora], quindi, sarebbe una constatazione che assume valore solo se definitiva. Finché non lo è.

Un risultato sta già producendo quello successivo fino a quando non sei tu a fermarti.

Leonardo Aldegheri

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Questa immagine l’ho scattata in APPLE alla mia seconda visita alla sede della grande azienda americana al n. 1 di Infinite Loop – Cupertino qualche mese dopo la dipartita di Steve Jobs

MISURARE L’ORA SECONDO MIO FIGLIO

MISURARE L’ORA SECONDO MIO FIGLIO. C’è stato un momento in cui qualche giorno fa Filippo salta fuori dicendo che a volte si confonde sul fatto che l’ora si misuri in sessanta unità mentre le metriche di misurazione delle cose in genere sia in centinaia di unità. Normale per un bimbo, magari meno per un adulto ma nulla di grave.

Per il modo simpatico in cui si era spiegato, ovviamente per ridere assieme, ho cominciato “scusi, mi sa dire che chilometri sono?”, “mi dia per favore un paio di etti di ore”.

Subito la mente ha incominciato a ragionare.

Mi dia per favore un paio di etti di ore.

Detta così sembra una cazzata. Ma lo sappiamo tutti: il tempo è la risorsa più preziosa per eccellenza, perché non si rigenera. Però cambia a seconda di come viene vissuto.

E di per sé non esiste, è solo una misurazione scandita dalla rotazione del nostro pianeta su se stesso e di quanto tempo ci mette a compiere un’orbita completa attorno al sole.

Infatti è anche relativo perché gli altri pianeti hanno evoluzioni diverse che vengono rapportate alla nostra solo per capirci.

Un giorno di Giove dura circa una decina di ore. Un giorno di Venere 248 giorni. E parliamo di sistemi vicini, figuriamoci là fuori nelle 200 mld di stelle della nostra Galassia cosa succede.

Il tempo è un’energia NON rinnovabile, scorre, si spreca, si  rischia di buttarlo via letteralmente nelle cose che NON contano. Misurare l’ora.

Ci sono sempre urgenze che premono. E queste generano ansia, stress. E alla fine accade che non vivi la vita che vorresti perché c’è sempre qualche precedenza di turno.

Non fai quella cosa perché non hai tempo. Non fai quella telefonata, non scrivi quella lettera di presentazione. Non ti metti giù concentrato a dare vita a quel progetto perché non si ha tempo. Non leggi quel libro, etc. etc. Senza contare le 35786 notifiche fondamentali e necessarie che ci tempestano le giornate.

Aggiungici la simpatia e lo zelo nel dare le notizie dei telegiornali, le persone che ti importunano buttandoti addosso tutti i loro problemi e lamentele e non da ultimo un discreto quantitativo di spot pubblicitari dove sei fuori target.

Una vera e propria intossicazione da informazioni. Quotidiana. Tutto ciò sporca la nostra esistenza. Tutto ciò spreca la nostra esistenza. E noi lasciamo fare.

Perché ascoltare il telegiornale BISOGNA! Si tratta di un DOVERE. Sono precetti di manipolazione. Sveglia. Come se nella nostra epoca fosse difficile tenersi informati. Poi guai a leggere un libro.

Poi va a finire che non fai le cose che veramente vuoi. Ma che strano.

IL TEMPO NON SI TROVA. SI DEDICA.

Occorre dotarsi di una bussola sacra, imprescindibile, che abbia la priorità su tutto e tutti. Occorre fissare il momento. Occorre godersi l’attimo. Misurare l’ora. ORA.

Cercare di registrare il più alto numero possibile di momenti felici [con la tecnica dei fotogrammi – gif]: più ti fermi un attimo a “fotografare” con la mente qui e non altrove, in maniera consapevole, più collezioni questi momenti, più vai a popolare la tua vita di aspetti di rilassatezza vs ansia e stress e più aumenti il livello qualitativo della tua esperienza.

Basta pochissimo.. per ordinare due etti di tempo.

Leonardo Aldegheri

PS: buon ferragosto

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COME SCRIVERE UN CV CHE NON CI SI ASPETTA

COME SCRIVERE UN CV CHE NON CI SI ASPETTA:

per alcuni è il momento di tirare la riga e vedere che risultato viene fuori.

Si tratta di un bilancio provvisorio e in genere settembre rappresenta un mese di rinascita. Una seconda primavera. C’è chi pensa di cambiare lavoro,  c’è chi dovrebbe farlo ma non si è ancora deciso. Ed è il momento giusto. È comunque una buona ora per rimettersi in gioco, rimettersi in pista, riprendere palestra. Fare ciò che si è rimandato fino ad ora.

Una festa di buoni propositi.

A me piace fare spesso il punto della situazione analizzando le cose fatte e le cose non fatte. E per fare il punto, il miglior momento – anche se è sempre il miglior momento per fare le cose intelligenti – è quando si è tranquilli, possibilmente a bocce ferme e quando anche gli altri ti consentono di non essere tirati per gli elastici a destra e a manca perché si godono la santa pace pure loro.

Come a dire, a bocce ferme si riflette meglio. Cosa vera più che mai.

Nella pagina CV di Help-sviluppoideeaffari.com trovi una breve considerazione su come ritengo che oggi – in un’epoca e in un mondo ad alta – quando non altissima competitività – sia necessario distinguersi.

Nel mare magno del mercato, della confusione, degli elastici di cui sopra e delle onnipresenti distrazioni, serve focus.

Concentrazione e possibilmente acquistare l’attenzione altrui non con il martellamento ma con la curiosità e l’interesse.

Per esperienza personale quando arrivano i CV in azienda, sono abbastanza tutti uguali o simili. Come a voler significare che ci deve essere connaturata una necessità di omologazione per sperare in una presa di considerazione. In verità spesse volte funziona il contrario.

A mio avviso, è molto più importante una lettera di presentazione fatta bene e motivata nonché motivante che un CV all’europea identico a tutti gli altri.

Tempo fa ho scoperto un tool per fare le presentazioni diverso dal solito Power Point. È uno strumento che si trova on line e gratis che si chiama Sway, elaborato da Microsoft.

Ebbene, il mio CV l’ho scritto e redatto lì e ogni tanto gli do un aggiornamento mano a mano che faccio le cose, compio esperienze, faccio viaggi, aumento le mie conoscenze, competenze e abilità.

La cosa interessante di una presentazione come questa è che puoi interessare per immagini. Il cervello ragiona e soprattutto ricorda per immagini.

Io te lo consiglio. Ovviamente Bill Gates non mi da un euro per farlo. Spero solo ti sia utile per distinguerti e aumentare le probabilità di cambiare.

Chi non si distingue, si estingue.

Qui trovi la testimonianza di una cara amica (imprenditrice di un’azienda che gira bene, molto bene) alla quale l’ho anticipato in vista della pubblicazione dell’articolo. NON perché sia mio, ma perché una cosa studiata e un minimo congegnata – ma soprattutto un filo diversa – può semplicemente avere un impatto.. diverso.

Perché non provare a interessare con un possibile effetto WOW? Perché non provare?

Buona scrittura. Buon lavoro.

Leonardo Aldegheri

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L’EPOCA DEI DIRITTI E MAI DEI DOVERI

L’EPOCA DEI DIRITTI E MAI DEI DOVERI. Da qualche giorno girano video su Marchionne come se piovesse, io stesso ne ho pubblicato uno sulla mia pagina Facebook, scelto tra molti visti.

Vedere video nell’epoca in cui viviamo è molto istruttivo. Youtube, Facebook, LinkedIn e il web in genere sono una fonte inesauribile di elementi per il miglioramento. Se il miglioramento è ciò che ti prefiggi come scopo.

Ma attenzione, il miglioramento non è lo scopo. Lo scopo è arrivare a fare determinate cose che ci si prefigge e il miglioramento è solo lo slancio, l’attitudine, l’orientamento per arrivarci.

In pratica, il miglioramento è lo STRUMENTO.

Perché mai come oggi abbiamo – tutti – la possibilità di poter diventare delle persone che aspiriamo ad essere.

Marchionne è un manager che sta insegnando tutt’ora parecchio (anche se non c’è più) e le cui battute come “in ferie da cosa?” ci fanno sorridere. Almeno fanno sorridere me.

Una delle rare foto di Marchionne con la “cicca” in bocca

Quello che NON mi fa sorridere è la totale mancanza di voglia di mettersi in discussione.

Si è sempre fatto così – e quindi GUAI A CAMBIARE – è la frase che più di ogni altra preclude ogni forma di cambiamento. E quindi di miglioramento.

Nel giugno del 2004, FIAT – eh sì, esisteva un tempo in cui si chiamava così (del resto le cose cambiano) – perdeva 5 milioni di euro al giorno e il giorno della sua morte Marchionne è riuscito a chiudere il cerchio AZZERANDO il debito.

Ma cosa è successo nel frattempo?

I cambiamenti non avvengono overnight, come dicono gli anglosassoni.

Sono il frutto del lavoro quotidiano. Sono la risultante dell’insieme di forze rivolte in una stessa direzione condivisa dove tutti a tutti i livelli avranno l’opportunità di trarre beneficio, dentro e fuori l’organizzazione.

Ma nel frattempo si attuano strategie ben consapevoli per fronteggiare un mercato spietato, di una competitività senza pari, dove ogni confronto col passato è solo perdente. Dove le modalità del passato sono perdenti perché fuori contesto.

Quelle modalità vanno prese, valorizzate, ri-attualizzate in un ottica di management in linea con i tempi, ove le informazioni sono condivise e dove le persone parlano, si confrontano, sono aperte e si rivolgono l’un l’altra con disponibilità e attitudine alla reciprocità.

Per fare ciò, serve visione. Determinazione. Competenze. Mentalità. Studio, dedizione.

Serve uscire dalle quattro mura che ti circondano ogni giorno e andare là fuori a scoprire com’è fatto quel cavolo di mondo.

Serve aggiungere relazioni stimolanti alla propria esperienza, serve viaggiare, serve leggere, serve studiare, incontrare, conoscere. Serve essere curiosi e aperti.

E mica per inchiappettare nessuno. È per fare bene in un contesto che si muove come un vortice all’unisono con l’espandersi della natura delle cose, delle situazioni, degli eventi, delle nuove modalità d’uso.

Il mondo è da 4.8 miliardi di anni CHE SI EVOLVE!

Mica si ferma adesso. La questione è: in dieci anni, cos’hai imparato di nuovo? Se per dieci anni fai solo una cosa, sei competente per quella cosa in dieci anni. Magari molto competente. MA ne sai fare una. Se ogni anno per dieci anni ti sei dedicato a dieci cose diverse hai avuto il tempo per acquisire conoscenze, maturarle e trasformarle in competenze. Solo che alla fine dei dieci anni ne sai fare dieci di cose.

Magari non benissimo, perfette, minuziose, alacremente cesellate. Ma va bene, non è che se non sono così allora sei solo un cialtronazzo pressapochista. NO! Basta, non è così. Quelle competenze, quelle ultra specializzate, si comprano sul mercato.

Esistono diritti, esistono doveri. Soprattutto esiste fare. Fare bene, fare meglio, magari per fare la differenza.

Sono due approcci relativi alla stessa cosa: se parliamo di diritti ci precludiamo una serie di altre cose. Se parliamo di doveri, di altre.

Se invece parliamo del PIACERE di fare le cose, il diritto e il dovere magicamente scompaiono.

Io creo e mi ricreo.

WOW. Allora diventa un piacere alzare il culo e non un dovere. Allora diventa un piacere lavorare e non un diritto.

Dipende da dove desideri porre il TUO focus.

Dipende da cosa pensi e porre il focus è conseguenza.

E ciò che pensi è dettato dalle convinzioni che sono dettate dagli ambienti che frequenti e che hai frequentato, dagli insegnamenti ricevuti e sopratutto da ciò che ne hai tratto, dai comportamenti, dalle esperienze.

Fortunatamente esiste il libero arbitrio. Le persone scelgono sempre. Anche se non lo sanno. Anche se credono di non saperlo.

Leonardo Aldegheri

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LA STUPIDITÀ DELL’AUTOMOBILISTA MEDIO (E UN RI-MEDIO)

LA STUPIDITÀ DELL’AUTOMOBILISTA MEDIO (E UN RI-MEDIO). Tre chilometri per andare in ufficio in moto. Esco di casa la mattina quando la mente è fresca più che mai nella giornata e tempo 500 metri una gentile signora anziana si inserisce in corsia decisamente incurante del mio sopravvenire.

Mi limito a dire: “la precedenza”.

Ulteriori 500 metri, inserisco la freccia per svoltare a sinistra mentre l’auto davanti prosegue dritto, salvo cambiare idea all’ultimo e svoltare proprio a sinistra – peraltro con una sola mano in quanto l’altra impegnata a portare il cellulare alla bocca inviando un vocale.

Tale manovra mi ha stretto sul senso di marcia opposto perché il demente non si era accorto della mia presenza su strada.

Tempo ulteriori 500 metri alla rotonda, un’altra deficiente segue l’andamento circolare della stessa rotonda con una sola mano sul volante perché l’altra impegnata a sollevare il telefono alla bocca per inviare quest’altro, ennesimo vocale.

I vocali sono diventati il fenomeno comunicativo dell’epoca attuale e mi domando come mai i gestori di telefonia mobile ancora si ostinino a mettere a pagamento la segreteria telefonica (è un banale cross-sell ma OK).

Vuoi disattivare la segreteria telefonica? Il buon Aranzulla te lo dice qui così possiamo dare libero sfogo all’estate del vocale, per dirla alla Tommaso Paradiso.

Ti mando un vocale di dieci minuti soltanto per dirti quanto sono felice.

Le immagini raccapriccianti dell’incidente di Bologna denotano che la strada è un luogo da non prendere sotto gamba.

Non più tardi di un paio di giorni fa uscendo dalla tangenziale ed effettuando regolare sorpasso entro la linea di mezzeria, sempre con la moto, l’auto che mi precedeva – guidata da una signora – improvvisamente e senza freccia fa per effettuare una inversione a U. Dico a U, su doppia linea continua. Scampata. S’è beccata un vaffa.

Per andare in banca, faccio per parcheggiare e uno straniero noncurante del rallentare del mio mezzo insiste nell’uscire col muso dallo stop perché lui aveva fretta e di fatto sfiorare la ruota posteriore della mia moto.

Trovatolo poi in posta permanente allo sportello da prima che arrivassi e rimanente oltre che me ne andassi, l’ho ignorato.

Giuro, ogni volta che salgo sulla moto mi faccio il segno della croce. Ma mi piacerebbe trasformarmi nel giustiziere della notte.

Signore distratte, giovani neo patentati con il mito di Schumacher, uomini con il testosterone a mille che devono affermare il loro ego-machismo, corridori che prendono le strade residenziali per percorsi di rally, rincoglioniti patentati che stanno in mezzo in autostrada con la corsia libera a destra anche sotto i 130 km/h e che si offendono se gli intimi di spostarsi, guidatori di furgoni che usano gli stessi alla stessa stregua di un go-kart attaccandosi al cu.., alla coda della macchina perché loro hanno fretta come il tipo della posta, camionisti che invadono la corsia per sorpassare un altro camion e guadagnare un metro mentre stai sopraggiungendo.

Il vero problema non è il senso civico (solamente) ma la stupidità e le cose stupide, profondamente stupide, che compiono le persone. 

Magari per un metro. Magari per arrivare un minuto prima. Magari per essere partiti in ritardo. Tutti ci siamo passati. Io compreso.

Come salvarsi da tutto ciò? Ci pensano quelli di Verona Vice.

Per non risparmiare il medio all’automobilista medio.

Leonardo Aldegheri

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