Categoria rispetto per la vita

CHI DICE CI ABBIANO RUBATO IL FUTURO?

CHI DICE CI ABBIANO RUBATO IL FUTURO?

Mio padre mi raccontava che quando era piccolo, la mattina appena svegliato si lavava la faccia con l’acqua gelata del catino sotto il letto.

Nelle case rurali di campagna – dov’era nato e cresciuto – ciò era normale.
Le generazioni precedenti a quella di mio padre la gente moriva di stenti, quando non in una delle due guerre.

Forse è anche facile pensare che ci sia “stato rubato il futuro” no?

Ho letto un articolo condiviso da un amico e ne ho tatto una riflessione.

Ogni generazione ha avuto le sue e penso abbia potuto fare il meglio che poteva con i mezzi che aveva a disposizione e la relativa consapevolezza di usarli.

Oggi si parla tanto di sostenibilità ma chi ha inquinato?
E chi continua a farlo?

L’altro giorno stavo per scendere dall’auto a un semaforo per fa mangiare la carta della caramella gettata dal finestrino da un demente ignorante che prontamente l’aveva rialzato una volta liberatosi del “rifiuto” usando la strada alla stregua di un cestino.

Per molti il mondo è ancora una DISCARICA.

E ANCHE LE ALTRE PERSONE, LO SONO.

Mi immagino i cinquantenni di oggi “a spasso” a cavallo tra un mondo e un altro.

C’è chi ha solo preso o ha anche dato?
C’è chi ha solo dato e non prende niente e fa quello che può con quello che ha?

Ho vissuto la mia infanzia nei ruggenti anni Ottanta e l’adolescenza nei grungissimi anni Novanta: l’ideale direi.

Sono nato e cresciuto nel benessere perché i miei genitori si sono dati davvero un gran da fare per costruire.

NON è un merito mio. Il mio merito è – eventualmente – darmi da fare per fare qualcosa non solo per me, non solo per la mia famiglia e il mio lavoro ma PER CHI VIENE DOPO.

So che devo pensarci e non posso lasciare “al caso”.

OCCORRE NON CONFONDERE MAI IL MERITO CON IL DONO.

“a 30 anni abbiamo più voci noi nel curriculum che voi a 60.

E quasi mai, se ci offrono il posto fisso, lo vediamo come il posto in cui lavoreremo fino alla fine dei nostri giorni, ma come il posto in cui abbiamo qualche certezza di lavorare per qualche anno senza essere sbattuti fuori a calci appena il vento gira, e dopo qualche anno siamo noi che ce ne andiamo, perché non abbiamo più stimoli e vogliamo averne di nuovi”.

Grazie a Sebastiano Zanolli per la condivisione. Articolo che fa riflettere 🙂

– Lamentarsi
+ Lavorare per costruire noi, a questo punto, un futuro degno per chi viene dopo.

E RICORDIAMOCI che chi viene dopo è già qui. Si chiamano BAMBINI.

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Leonardo Aldegheri
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TUTTO L’UNIVERSO PER CHI HA POCO SPAZIO-TEMPO

TUTTO L’UNIVERSO PER CHI HA POCO SPAZIO-TEMPO

Sto consigliando questo libro a destra e a manca.

È uno di quelli che veramente cambia la vita. Perché cambia la visione delle cose, l’ordine delle cose, le combina insieme e ti fa vedere tutto – il TUTTO, è il caso di dirlo – in maniera completamente diversa, cioè.. come è.

Il “piccolo” mondo in cui siamo chiusi ci fa in qualche modo credere che il mondo sia quello ma è ANCHE quello, in pratica, ne è una infinitesima parte.

Ma l’universo è omogeneo e “isotropo” che vuol dire semplicemente che è uguale a se stesso in ogni sua parte, è esploso 13.8 mld di anni fa e da qualche miliardo di anni sta accelerando la sua espansione anziché decelerandola.

Un “braccio” della Galassia

Viviamo in una galassia gigante – la Via Lattea che “assieme a Messier 33 e Andromeda sono le uniche tre galassie giganti nel nostro vicinato” e siamo sparati nel cosmo a velocità incredibili eppure.. ci sembra di essere fermi.

Viviamo in una galassia gigante e viaggiamo a velocità incredibili eppure l’impressione è quella di non progredire: una sensazione che si vede spesso anche nelle aziende. E nelle nostre vite private.

La radiazione di fondo (CMB) è costante anche ora, è una microonda come quella del forno in cucina e si può sentirla.

Pervade l’intero universo – fatto di energia, materia (principalmente elio e idrogeno) e radiazione, tempo, spazio e forze – in ogni suo punto.

E, soprattutto, “una delle forze fondamentali dell’universo, la gravità, governa il moto di tutti i corpi celesti. Se voi finiste nello spazio – che è praticamente vuoto – e vagaste liberamente, presto la forza di gravità generata dal vostro corpo attirerebbe tutte le particelle circostanti e sareste colpiti da sassetti o i sassetti inizierebbero a girarvi intorno, come dei microsatelliti”.

Tutto è tenuto insieme dall’attrazione gravitazionale reciproca.

Le stesse dinamiche che governano il mondo delle relazioni e del business, solo su piani apparentemente diversi.

Non è un libro di business, è un libro sul cosmo che consiglio vivamente per comprendere la nostra quotidianità.

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UN GIORNO TUTTO QUESTO FINIRÀ

UN GIORNO TUTTO QUESTO FINIRÀ

Lo so che sembrano numeri abnormi ma aspetta un momento.

Fra 5 miliardi di anni il sole avrà esaurito il suo combustibile fatto di elio e idrogeno, diventerà una gigante rossa e ingloberà buona parte del sistema solare, Terra inclusa.

Diventeremo parte del Sole.

Contemporaneamente o quasi, Andromeda, la nostra Galassia per così dire “gemella” e più vicina, sarà arrivata qui. Anzi, ci saremo incontrati perché le nostre due Galassie si stanno avvicinando a una velocità impressionante: 110 KM al secondo.

“Ogni secondo che passa sono più vicine di 110 chilometri”.

Beh, cosa c’entra con noi tutto questo?

La mia impressione è che per comprendere meglio il tutto – ivi compresa la nostra quotidianità con tutti i suoi problemi, grattacapi, revisori, pagamenti, auto, traffico, sostenibilità, plastica, produttività, economia, città, gestione, vacanze, mare, lavoro, professione, etc. etc.

Dicevo, per capire meglio il tutto occorre “vedere”. Le virgole qui sopra sono tutte “invenzioni“, non esisterebbero se non esistesse l’uomo.

Il mondo è, semplicemente esiste, esiste comunque, a prescindere dall’uomo.

Siamo “solo” una parte accessoria ma integrativa e arricchente.

Ecco, boom! Spariti, spariti tutti i problemi. Nel mondo, quello vero, quello ampio, quello spaziale, i veri problemi, semplicemente non esistono.

Fra qualche miliardo di anni, la Via Lattea e Andromeda saranno una galassia sola e il sole non esisterà più, ivi compreso il nostro sistema solare.

Molte stelle saranno morte, altre ne saranno nate e questo via via all’infinito.

“Siamo nati da materiale creato da stelle come questa”.

Wired

In pratica.. non finirà. Si sarà solo “trasformato”. Come noi, ogni giorno.

Non è che la “vera” vita sia proprio questa e noi “solamente” una naturale implicazione?

Pensiamoci ogni volta che affrontiamo qualche problema o qualcosa di nuovo, che – in TUTTO questo – serve a farci evolvere.

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IL GRANDE SPETTACOLO NEL CIELO

IL GRANDE SPETTACOLO NEL CIELO

È una storia.

«Il 21 gennaio 1973 venni invitata allo studio 3 di Abbey Road. A malapena avevo sentito parlare dei Pink Floyd. La canzone che dovevo eseguire si sarebbe chiamata The Great Gig in the Sky e l’album The Dark Side of the Moon. La band mi fece sentire questa sequenza scritta dal tastierista Richard Wright. “Non cantare nulla“, mi dissero. “Improvvisa“. Immaginai la mia voce come una chitarra solista e mi sentii come una Gospel Mama. Dopo poche registrazioni il gruppo era soddisfatto e potei tornare a casa con la retribuzione che mi spettava. Era domenica e presi paga doppia: per tre ore di lavoro, 30 sterline. A parte Gilmour, gli altri componenti della band sembravano terribilmente annoiati da tutta quella storia del disco. Mi dissi: “Questa registrazione non vedrà mai la luce.”»

“I Pink Floyd raccontarono che Clare Torry fece una mezza dozzina di registrazioni prima di trovare quella giusta. Prima di iniziare a registrare le fu detto “Non ci sono parole. Riguarda la morte”, allora la cantante provò a fare dei dei particolari versi e, in seguito, ad imitare uno strumento musicale”.

Clare Torry

“L’argomento centrale di The Great Gig in the Sky è la morte, ben esplicita nel testo e, secondo molti, si trova anche nel titolo a doppio significato. La canzone è, infatti, la continuazione di Time, nel quale..

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..una persona si accorge di aver sprecato troppo tempo nella vita ed è spaventata dall’idea di dover morire senza avere la possibilità di realizzare i progetti che aveva in mente”.

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“Gilmour le disse che non c’era un testo per The Great Gig In The Sky che lei avrebbe dovuto limitarsi a cantare pensando al passaggio dalla vita alla morte, sostanzialmente improvvisando ciò che le veniva in mente: in definitiva i Pink Floyd le davano carta bianca, ma nello stesso tempo lasciavano intendere che non avevano idea di cosa in realtà volevano che facesse“.

“David Gilmour della sua partecipazione al disco: “Clare non sembrava proprio una del giro. Fu una idea di Alan Parsons. Volevamo mettere una voce femminile nel brano, che urlasse come durante un orgasmo. Alan aveva lavorato con lei, quindi le demmo una chanche. E fu Fantastica! Dovemmo incoraggiarla un po’ e darle qualche suggerimento sulla dinamica del suono del tipo: “forse dovresti fare questo pezzo più tranquillo e quest’altro più alto”… registrammo sei o sette volte e poi scegliemmo la versione definitiva. Quando la vidi a cosa mi faceva pensare? Ad una gradevole casalinga inglese”.

Alan Parsons

“Al secondo take provò a calarsi nella canzone, ma qualcosa ancora non andava. Fece una pausa e poi tentò un’ultima volta l’approccio a The Great Gig In The Sky: stavolta non avrebbe seguito la canzone, sarebbe stata LEI la canzone e avrebbe imposto l’onda emotiva che le sgorgava dentro, lasciandosi andare e immaginando davvero lo scorrere della vita fino all’inevitabile fine”.

“Il caso è lo pseudonimo di Dio quando non vuole firmare”.

Nobel Anatole France

CREDITS: vari blog da cui ho estratto i pezzi virgolettati e gli spezzoni di intervista. Davvero grazie per l’eccellente lavoro di ricostruzione di quel 21 gennaio 1973.

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“And I am not frightened of dying.
Any time will do; I don’t mind.
Why should I be frightened of dying?
There’s no reason for it—you’ve gotta go sometime”.

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SCIENZA, NON MAGIA

SCIENZA, NON MAGIA

Igor Sibaldi ci dice in tutte le salse che gli #antichi conoscevano molto bene certe dinamiche che oggi sembrano scoperte “sensazionali” degli ultimi anni.

Scoperte che devono avere la loro giustificazione #scientifica (#quantistica) per poter essere accettate o accettabili.

Eppure occorre semplicemente osservare la #realtà quanto gli schemi che si ripetono siano veramente sempre quelli.

  • Quello che pensiamo, in qualche modo diventiamo.
  • Quello che sentiamo, in qualche modo otteniamo o attraiamo.
  • Quello che immaginiamo, creiamo.

Senza scomodare #Einstein che sarà stufo di essere citato ogni 3×2, è più che sufficiente OSSERVARE.

Abbiamo un fiore che nasce, cresce e muore da milioni di anni e lo fa senza batter ciglio (credits ERIC CARLE).

Abbiamo un mondo che è in costante #evoluzione e cambiamento (basti pensare che l’#universo si espande a una velocità di 70 km al secondo X MegaParsec. In pratica prendere un tre e aggiungere diciannove zeri riferiti ai km/sec.).

Nell’impressionante capacità di adattamento dell’essere umano, esistono diverse velocità “evolutive”: mentre l’Universo si espande e ama la velocità, il cervello che crea la tecnologia si evolve più lentamente rispetto ad essa, da lui stesso creata.

L’unica certezza è l’incertezza.
E in questa incertezza è contenuta l’essenza della #vita.

Alla faccia dello #spot dello #Yacult, lo scibile va ben al di là dello 0,5% (sì e no, probabilmente meno) del conosciuto.

“Scienza non magia” 😄🌟

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QUALCHE LIBRO SERVE

QUALCHE LIBRO SERVE

Cosa spinge alcune persone di sabato sera a organizzare, a invogliare, a coinvolgere a presenziare, a parlare..

e cosa spinge alcune fortunatissime persone a riempire la meravigliosa #libreria di San Martino Buon Albergo che sta diventando un esempio e ad ascoltare con così tanta attenzione?

Abbiamo Cecilia Marcon, una ragazza appassionata che ha invitato Sara Saorin e Francesca Segato da Padova a parlare de LA PIETRA BLU.

Sara Saorin, Silvia Torchio, Luca Ganzerla nella stupenda Valmirtilla

Cecilia è la titolare di Valmirtilla.
Sara e Francesca sono le editrici di Camelozampa.

Ma non è finita qui.

Da #Torino è giunta la traduttrice e agente dell’autore.. che a sua volta è di Taiwan, 幾米 – Jimmy Liao (JimmySPA) – 几米 – ジミーさん (ジミー・リャオ) – lei è Silvia Torchio ed è la persona che ha portato in Italia Jimmy e TUTTA la sua ricchezza emotiva e narrativa.

E poi, abbiamo lui, l’inimitabile Luca Ganzerla che ha catalizzato l’ascolto non solo con la sua emozionante lettura del libro ma ci ha proprio i-n-c-a-n-t-a-t-i con la sua bravura nell’interpretazione dei sentimenti che Jimmy ha voluto trasmettere.

Con una sapienza e una capacità di “intrattenimento”, personalmente, mai provata. A leggere un libro! Una cosa semplice, apparentemente.. ma profondissima.

I suoi studenti sono fortunati.

Il percorso che porta gli umani alla liberazione spirituale, il SUTRA del diamante.

E la sorpresa finale con il cadeau di Cecilia e le sue pietre blu preparate da lei e sua figlia.. beh, un sabato sera perfetto.

PS: in sala anche la dolcissima Sofia che mi ha regalato un sacchetto per i libri pensandomi quando è stata nella “libreria ad alta quota” e un braccialetto con un campanellino. GRAZIE Clara Ferrari 🙂 – c’è tantissimo valore dietro all’umanità delle persone.

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FORTUNA

FORTUNA

La coccinella 🐞, il cornetto rosso 🌶, il ferro di cavallo 🧲, l’🎱, il quadrifoglio 🍀, l’amanita 🍄, sono tutti simboli che rappresentano la fortuna.

La fortuna è quella forza in cui circostanze ed eventi si sono in qualche modo allineati determinando una condizione favorevole alla persona che ne sta beneficiando.

È un’energia💡, se vogliamo.

ON -> 🔛

Come dire, connetto due fili della corrente tramite un interruttore, la corrente passa e puf, tutto si allinea, la luce si accende, il motore parte, le cose accadono.

Dire “la fortuna non esiste”, negarla, è come negare la corrente elettrica.

Quest’ultima è sempre esistita, salvo essere stata scoperta solo di recente nella storia dell’umanità.

Vale la stessa cosa per il 🔥 in antichità.

Vale per TUTTO ciò che dobbiamo ancora scoprire che è MOOOOLTO di più di quello che pensiamo di sapere.

La fortuna esiste, esiste eccome ed è disponibile a chiunque.

Wikipedia cita una definizione folgorante:

Secondo l’editore e lessicografo statunitense Noah Webster, la fortuna è “una forza senza scopo, imprevedibile e incontrollabile che plasma gli eventi in maniera favorevole per un individuo, un gruppo o una causa”

Noah Webster

Certo, occorre predisporsi. Occorre pensare in termini “fortunati”, mi viene da dire. Già “fare le vittime” è un “atteggiamento” contrario alla fortuna.

Lasciarsi sopraffare dalla condizione attuale che fa sostare nella condizione stessa, constatandola, è un “comportamento” contrario alla fortuna.

Il contrario di questo contrario?

L’atteggiamento di leggerezza, di festa 🎊 allo scopo di cambiare la polarità della condizione iniziale che convince che il mondo sia così e che fa permanere in quella data condizione.

SENTITI FORTUNATO.

Ecco, pensare la fortuna, amare la fortuna, parlare di fortuna, condividere la fortuna, riconoscere la fortuna, seminare la fortuna, essere fortuna per altri (essere quindi “opportunità”), avere l’atteggiamento da Gastone.. possa già essere un veicolo favorevole affinché ci si senta fortunati.

SII FORTUNATO.

🧘‍♀️ Certo, essere una calamita di eventi favorevoli è anche questione di qualità del pensiero 😉

Quel solletichio che si sente a livello di pancia quando ci si sente fortunati è sinonimo di fortuna.

TANTA FORTUNA A TE.

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CREDI DI POTERCELA FARE?

CREDI DI POTERCELA FARE?

“Non misurare te stesso dalla testa al pavimento ma dalla testa al cielo”.

Ieri sera ho visto questo film veramente meraviglioso, Little Boy, del 2015 – regia di Alejandro Monteverde (qui la scheda del film).

  • Tema del bullismo.
  • Dei pregiudizi.
  • Del razzismo.
  • Della “guerra” intesa come non comprensione dell’altro.

Dei modi di vedere a seconda dei personaggi, dal prete con il suo “amico immaginario” al giapponese bersagliato perché “con la faccia del nemico”.

E dell’amicizia, della profonda amicizia che ci più essere tra persone apparentemente tanto diverse.

Della famiglia. E altri, ugualmente dignitosi.

C’è sempre un modo diverso di vedere le cose.

“MASAO KUME credeva che niente fosse più potente della volontà.

La volontà di affrontare le proprie paure. E di agire”.

Ne ho tratto un punto focale.

La sofferenza e il libero arbitrio.

La sofferenza e il libero arbitrio come agiscono insieme?

Il film dipinge le emozioni umane e il modo in cui sono “gestite”.

Il piccolo amabile Little Boy con il suo “atto psicomagico” – come lo chiamerebbe Jodorowsky – fa di tutto per portare a casa il suo amato padre (partito per la guerra al posto del fratello), che è anche il suo “socio”.

Quest’ultimo, quando giocavano assieme, gli chiedeva “credi di potercela fare?” Per questo motivo, Little Boy non si perde mai d’animo.

Pur soffrendo, probabilmente più di tutti. Ma la sofferenza non si misura..

Il fratello “stupidotto” – accecato dall’odio razziale senza nemmeno saperne il motivo reale – si umanizza. Come? Col libero arbitrio. A un certo punto decide di pensare con la sua testa, non con quella del volgo.

Nel Kybalion si parlerebbe di trasmutazione. Di cambio di polarità per trasformare una situazione negativa in positiva poiché entrambe le situazioni sono in verità parte dello stesso continuum e occorre solamente cambiarne la polarità.

Tutti soffrono. È la condizione umana, qui contestualizzata dalla guerra al Giappone. E “misurare” la sofferenza in “quote” ha ben poco senso.

Ed è questo ciò che ho appreso:

  • Se uno soffre e trasferisce la sua sofferenza agli altri, è uno strxxzo, non è una persona che soffre e che quindi va compatita.

Al che occorre riconoscere che la persona sta sì soffrendo ma sta anche non gestendo e trasferendo e va quindi messa nella condizione di non nuocere. Come nel caso del bullo, il figlio del dottore.

  • Oppure la persona che soffre usa la sofferenza come leva di crescita e ne fa beneficiare se e anche gli altri. Proprio come nel caso di Pepper, il nostro “piccolo” protagonista.

Entrambe le cose sono possibili: questo è il senso del libero arbitrio.

La persona che soffre può scegliere come gestire la sua parte di sofferenza.

La scelta spetta a noi.

Sempre.

Ripeto perché sia chiaro. Chi soffre e trasferisce la sua sofferenza agli altri, facendoli soffrire a loro volta, è uno strxxzo e basta, non va compatito perché soffre. Chiunque glielo permetta non è vittima, è complice.

Idem per chi vive nel disagio e trasferisce il suo disagio agli altri: sta facendo male agli altri e a se stesso.

Ma quando noi scegliamo di preservare gli altri dal nostro disagio e AGIAMO per cambiare polo a quella data situazione, beh, è lì che stiamo portando il nostro vero contributo al mondo.

Perché non c’è niente di meglio di chi ha conosciuto l’inferno e ne è risalito per portare la sua esperienza di crescita. Non per far pagare a chi non c’entra nulla il prezzo della sua sofferenza.

“La tua fede non funzionerà se nel tuo cuore esiste anche la minima parte di odio”.

CI VUOLE CORAGGIO PER CREDERE.

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ANNI E ANNI

ANNI E ANNI

Anni e anni di manualità con i Lego Technic nella prima fase della vita, fino circa ai 13 e da batterista poi, fino ai 28 anni. Poi manualità ciao!

Ciaone proprio 👋

In tempi non recenti a far lavoretti in casa persino una volta, per appendere uno specchio nel bagnetto, avevo forato un tubo lavandomi la faccia, mio malgrado.

Un’altra volta per appendere una mensola, Dio ha voluto che la porta scorrevole fosse chiusa che se fosse stata aperta – ovvero incastonata nel suo pertugio nel muro – avrei forato pure lei.

Poi ho capito che per migliorare me stesso e accedere a determinati step sarei dovuto passare attraverso la manualità per ottenere determinate cose che avevo in mente.

Forse eh, mica detto. Però ci ho provato.

Così passando da casa riparando una volta le tapparelle (con i classici sudorini sulla fronte, non pochi), il tetto della casetta fuori e apportando alcune migliorie in giardino, curando le piante.. Persino arrivando a riparare l’aria condizionata della macchina!

..sono così arrivato a cimentarmi in un’opera di estremo ingegno con la riparazione di un mobiletto precedentemente rovinato dal calore.

Ed ecco che prima non sapevo minimamente da che parte incominciare.

Passato qualche tempo, la soluzione è arrivata.. da sola.

Da sola! Assi, taglio, lavoro, minuziosità nel togliere ogni singolo chiodo e vite dal precedente pezzo, al ricostruire mano a mano quello nuovo, dandogli il tocco finale.

Il colore.

Ogni cosa in cui ci si applica “rischia” di riuscire in maniera eccellente perché diventa un esercizio di presenza.

Se ci si applica mettendoci presenza, quasi qualsiasi cosa in cui ci si cimenta diventa un esercizio di eccellenza.

E per eccellenza non parlo assolutamente di superiorità, di competitività, di ego, di ti dimostro che IO sono più bravo di te umiliandoti. BASTA, davvero basta questo.

Significa: ho rovinato per errore questa cosa, mi impegno per ripristinarla, magari diventa più bella di prima.

Oppure, si è rotta l’aria condizionata e mi hanno chiesto 600 euro? Aspetta che provo a capire se riesco ad imparare qualcosa di nuovo, magari ci riesco.

Non sono certo un falegname, eppure, nell’essermi cimentato in questa cosa ho inteso ci fosse un principio da trarne. Lo scrivo qui al solo scopo di condividerlo. Fosse utile anche solo ad un’altra persona, sarebbe.. eccellente!

Ogni giorno ci si presentano occasioni di questo tipo e in automatico diciamo NO per partito preso, senza considerare che queste occasioni sono opportunità di miglioramento PER NOI.

E, a suon di una alla volta, arriviamo a combinare qualcosa.

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Il mobiletto da esterno che mi ricorda mio papà, in “ristrutturazione” che per me significa..
ri-valorizzazione (esiste come termine? Non importa.. Ce lo inventiamo).

SONO QUI E SONO QUI PER TE: GODIMI

SONO QUI E SONO QUI PER TE: GODIMI

Non ho applicato filtri, giuro!

A parte il fatto che non c’è alcun bisogno di giurare, ieri sera appena andato a prendere mio figlio mi sono incantato, guidando, alla vista di tali colori.

Ho quindi fermato la macchina per osservare, ammirare, gratificare.

Assaporare.

Sì, ho fatto qualche scatto per appropriarmi di ciò! E per condividere ovvero rendere disponibile anche per gli altri, anche per coloro che non hanno visto o non si sono accorti.

Perché la meraviglia del mondo è nell’essere “presenti”.

Ponte pedonale di Castelvecchio nella bella Verona, ore 20 ca del giorno 4 del mese di settembre Anno Domini 2020, anno “reale” ca 4.8 mld

Ciò che vedi è l’accesso, è solo l’accesso.

L’informazione arriva e viene i-n-t-e-r-p-r-e-t-a-t-a, per quello non è mai unica!

E allora io voglio informazioni da interpretare che siano meravigliose come questi colori, come questo tramonto dalla nitidezza ancestrale che mi fa pensare che stiamo viaggiando a velocità pazzesche sparati nel cosmo!

E intanto miliardi di formichine microscopiche si adoperano per fare le loro cose, portare avanti le loro battaglie, risolvere i loro problemi, raggiungere i propri obiettivi..

No, non c’è nessun problema da risolvere. Siamo qua. E questo è già tantissimo.

È qui che ci dice: “GODIMI. Sono qui presente e sono qui per TE.
Possibile che non riesca a capirlo?

Fermati un istante, interrompi quel turbinio e guardami: risplendo di vita e offro meraviglie.

Soffermati su quelle, non esiste davvero altro”.

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Ho visto un oggetto in cielo a 384.403 km che viene chiamato Luna. Mi sono domandato cosa fosse: “Ruoto ogni giorno attorno a una palla che ruota assieme ad altre palle (non è ironico..) attorno a un’altra palla che ruota attorno a una spirale che ruota assieme a miliardi di altre spirali. Ognuna di loro è viva e offre mondi. Questo non è l’unico. Tutto è piccolo e tutto è grande. Come i problemi e gli obiettivi che vi date. Vivete ruotando. Intanto io ruoto. Ciao”.