Categoria sviluppo idee e affari

CHI DICE CI ABBIANO RUBATO IL FUTURO?

CHI DICE CI ABBIANO RUBATO IL FUTURO?

Mio padre mi raccontava che quando era piccolo, la mattina appena svegliato si lavava la faccia con l’acqua gelata del catino sotto il letto.

Nelle case rurali di campagna – dov’era nato e cresciuto – ciò era normale.
Le generazioni precedenti a quella di mio padre la gente moriva di stenti, quando non in una delle due guerre.

Forse è anche facile pensare che ci sia “stato rubato il futuro” no?

Ho letto un articolo condiviso da un amico e ne ho tatto una riflessione.

Ogni generazione ha avuto le sue e penso abbia potuto fare il meglio che poteva con i mezzi che aveva a disposizione e la relativa consapevolezza di usarli.

Oggi si parla tanto di sostenibilità ma chi ha inquinato?
E chi continua a farlo?

L’altro giorno stavo per scendere dall’auto a un semaforo per fa mangiare la carta della caramella gettata dal finestrino da un demente ignorante che prontamente l’aveva rialzato una volta liberatosi del “rifiuto” usando la strada alla stregua di un cestino.

Per molti il mondo è ancora una DISCARICA.

E ANCHE LE ALTRE PERSONE, LO SONO.

Mi immagino i cinquantenni di oggi “a spasso” a cavallo tra un mondo e un altro.

C’è chi ha solo preso o ha anche dato?
C’è chi ha solo dato e non prende niente e fa quello che può con quello che ha?

Ho vissuto la mia infanzia nei ruggenti anni Ottanta e l’adolescenza nei grungissimi anni Novanta: l’ideale direi.

Sono nato e cresciuto nel benessere perché i miei genitori si sono dati davvero un gran da fare per costruire.

NON è un merito mio. Il mio merito è – eventualmente – darmi da fare per fare qualcosa non solo per me, non solo per la mia famiglia e il mio lavoro ma PER CHI VIENE DOPO.

So che devo pensarci e non posso lasciare “al caso”.

OCCORRE NON CONFONDERE MAI IL MERITO CON IL DONO.

“a 30 anni abbiamo più voci noi nel curriculum che voi a 60.

E quasi mai, se ci offrono il posto fisso, lo vediamo come il posto in cui lavoreremo fino alla fine dei nostri giorni, ma come il posto in cui abbiamo qualche certezza di lavorare per qualche anno senza essere sbattuti fuori a calci appena il vento gira, e dopo qualche anno siamo noi che ce ne andiamo, perché non abbiamo più stimoli e vogliamo averne di nuovi”.

Grazie a Sebastiano Zanolli per la condivisione. Articolo che fa riflettere 🙂

– Lamentarsi
+ Lavorare per costruire noi, a questo punto, un futuro degno per chi viene dopo.

E RICORDIAMOCI che chi viene dopo è già qui. Si chiamano BAMBINI.

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Leonardo Aldegheri
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AL CORSO DI STORIA DELL’ILLUSTRAZIONE

AL CORSO DI STORIA DELL’ILLUSTRAZIONE

Siamo stati all’Istituto di Design Palladio di Verona – una “vecchia” conoscenza – con cui collaboriamo da tempo grazie al prezioso contributo del prof. Claudio Gallo.

Che ci facciamo lì?

Claudio è docente del Corso di Illustrazione e così siamo andati a incontrare i meravigliosi ragazzi del primo anno. Ci piace collaborare con le scuole, con gli istituti, con le classi, gli ITS, le scuole di Design perché quando incontriamo i ragazzi stiamo stringendo un patto con il futuro.

Ogni secondo che passa è sempre più loro.

Persone con un avvenire incredibilmente vivace, si aspettavano forse una “lezione” specifica, storica, accademica, se vogliamo.

La classe del primo anno dell’Istituto di Design Palladio di Verona
(a sinistra il prof. Claudio Gallo)

È successo, invece, che ci siamo raccontati, ci siamo messi a nudo spogliandoci “dell’aziendalismo” parlando sì di noi ma soprattutto di LORO.

E abbiamo concentrato, a questo scopo, tutte le FORZE e il focus su un aspetto soltanto: la realizzazione dell’Identità.

Identità è anche il tema del nuovo sito che abbiamo di recente pubblicato – se non lo hai ancora visto eccolo qui –> www.graficheaz.it.

Se si vuole diventare ILLUSTRATORI occorre far sì di ESSERE la persona che è “già” Illustratore a tutti gli effetti.

Immaginarsi, atteggiarsi, comportarsi come la persona che si vuole essere allineando tutte le caratteristiche che quella figura incarna riportandola nella realtà di oggi e collegandosi a quella che intendiamo realizzare.

In una parola: essere consapevoli di chi si vuole diventare e lavorare ogni giorno per realizzarlo ovvero renderlo reale.

Nulla di astratto in tutto ciò, è solo che una cosa prima di essere realizzata va immaginata. Sognata, se vogliamo. Tutto qui.

Noi siamo solo andati a dirglielo.

Così vale per chi desidera diventare Game Designer, YouTube Creator di animazioni, per chi vuole gestire liberamente il proprio tempo grazie alla propria ARTE – che non solo è delizia per l’uomo ma vero nutrimento del suo essere (a questo servono i libri, no?) – per chi lascia il lavoro per frequentare un nuovo corso e dare un nuovo corso alla propria vita, per chi illustrerà delle pubblicazioni che stamperà e divulgherà, per chi diventerà Editore.

Tutte stories emerse dai ragazzi della classe, persone che stanno stringendo un patto col loro futuro.

E il nostro contributo è il dovere – e il PIACERE – di aiutarli a diventarlo.

Società Editoriale Grafiche AZ.

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I SOGNI DI OGGI DIVENTANO LE REALTÀ DI DOMANI

TUTTO L’UNIVERSO PER CHI HA POCO SPAZIO-TEMPO

TUTTO L’UNIVERSO PER CHI HA POCO SPAZIO-TEMPO

Sto consigliando questo libro a destra e a manca.

È uno di quelli che veramente cambia la vita. Perché cambia la visione delle cose, l’ordine delle cose, le combina insieme e ti fa vedere tutto – il TUTTO, è il caso di dirlo – in maniera completamente diversa, cioè.. come è.

Il “piccolo” mondo in cui siamo chiusi ci fa in qualche modo credere che il mondo sia quello ma è ANCHE quello, in pratica, ne è una infinitesima parte.

Ma l’universo è omogeneo e “isotropo” che vuol dire semplicemente che è uguale a se stesso in ogni sua parte, è esploso 13.8 mld di anni fa e da qualche miliardo di anni sta accelerando la sua espansione anziché decelerandola.

Un “braccio” della Galassia

Viviamo in una galassia gigante – la Via Lattea che “assieme a Messier 33 e Andromeda sono le uniche tre galassie giganti nel nostro vicinato” e siamo sparati nel cosmo a velocità incredibili eppure.. ci sembra di essere fermi.

Viviamo in una galassia gigante e viaggiamo a velocità incredibili eppure l’impressione è quella di non progredire: una sensazione che si vede spesso anche nelle aziende. E nelle nostre vite private.

La radiazione di fondo (CMB) è costante anche ora, è una microonda come quella del forno in cucina e si può sentirla.

Pervade l’intero universo – fatto di energia, materia (principalmente elio e idrogeno) e radiazione, tempo, spazio e forze – in ogni suo punto.

E, soprattutto, “una delle forze fondamentali dell’universo, la gravità, governa il moto di tutti i corpi celesti. Se voi finiste nello spazio – che è praticamente vuoto – e vagaste liberamente, presto la forza di gravità generata dal vostro corpo attirerebbe tutte le particelle circostanti e sareste colpiti da sassetti o i sassetti inizierebbero a girarvi intorno, come dei microsatelliti”.

Tutto è tenuto insieme dall’attrazione gravitazionale reciproca.

Le stesse dinamiche che governano il mondo delle relazioni e del business, solo su piani apparentemente diversi.

Non è un libro di business, è un libro sul cosmo che consiglio vivamente per comprendere la nostra quotidianità.

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UN GIORNO TUTTO QUESTO FINIRÀ

UN GIORNO TUTTO QUESTO FINIRÀ

Lo so che sembrano numeri abnormi ma aspetta un momento.

Fra 5 miliardi di anni il sole avrà esaurito il suo combustibile fatto di elio e idrogeno, diventerà una gigante rossa e ingloberà buona parte del sistema solare, Terra inclusa.

Diventeremo parte del Sole.

Contemporaneamente o quasi, Andromeda, la nostra Galassia per così dire “gemella” e più vicina, sarà arrivata qui. Anzi, ci saremo incontrati perché le nostre due Galassie si stanno avvicinando a una velocità impressionante: 110 KM al secondo.

“Ogni secondo che passa sono più vicine di 110 chilometri”.

Beh, cosa c’entra con noi tutto questo?

La mia impressione è che per comprendere meglio il tutto – ivi compresa la nostra quotidianità con tutti i suoi problemi, grattacapi, revisori, pagamenti, auto, traffico, sostenibilità, plastica, produttività, economia, città, gestione, vacanze, mare, lavoro, professione, etc. etc.

Dicevo, per capire meglio il tutto occorre “vedere”. Le virgole qui sopra sono tutte “invenzioni“, non esisterebbero se non esistesse l’uomo.

Il mondo è, semplicemente esiste, esiste comunque, a prescindere dall’uomo.

Siamo “solo” una parte accessoria ma integrativa e arricchente.

Ecco, boom! Spariti, spariti tutti i problemi. Nel mondo, quello vero, quello ampio, quello spaziale, i veri problemi, semplicemente non esistono.

Fra qualche miliardo di anni, la Via Lattea e Andromeda saranno una galassia sola e il sole non esisterà più, ivi compreso il nostro sistema solare.

Molte stelle saranno morte, altre ne saranno nate e questo via via all’infinito.

“Siamo nati da materiale creato da stelle come questa”.

Wired

In pratica.. non finirà. Si sarà solo “trasformato”. Come noi, ogni giorno.

Non è che la “vera” vita sia proprio questa e noi “solamente” una naturale implicazione?

Pensiamoci ogni volta che affrontiamo qualche problema o qualcosa di nuovo, che – in TUTTO questo – serve a farci evolvere.

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IL GRANDE SPETTACOLO NEL CIELO

IL GRANDE SPETTACOLO NEL CIELO

È una storia.

«Il 21 gennaio 1973 venni invitata allo studio 3 di Abbey Road. A malapena avevo sentito parlare dei Pink Floyd. La canzone che dovevo eseguire si sarebbe chiamata The Great Gig in the Sky e l’album The Dark Side of the Moon. La band mi fece sentire questa sequenza scritta dal tastierista Richard Wright. “Non cantare nulla“, mi dissero. “Improvvisa“. Immaginai la mia voce come una chitarra solista e mi sentii come una Gospel Mama. Dopo poche registrazioni il gruppo era soddisfatto e potei tornare a casa con la retribuzione che mi spettava. Era domenica e presi paga doppia: per tre ore di lavoro, 30 sterline. A parte Gilmour, gli altri componenti della band sembravano terribilmente annoiati da tutta quella storia del disco. Mi dissi: “Questa registrazione non vedrà mai la luce.”»

“I Pink Floyd raccontarono che Clare Torry fece una mezza dozzina di registrazioni prima di trovare quella giusta. Prima di iniziare a registrare le fu detto “Non ci sono parole. Riguarda la morte”, allora la cantante provò a fare dei dei particolari versi e, in seguito, ad imitare uno strumento musicale”.

Clare Torry

“L’argomento centrale di The Great Gig in the Sky è la morte, ben esplicita nel testo e, secondo molti, si trova anche nel titolo a doppio significato. La canzone è, infatti, la continuazione di Time, nel quale..

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..una persona si accorge di aver sprecato troppo tempo nella vita ed è spaventata dall’idea di dover morire senza avere la possibilità di realizzare i progetti che aveva in mente”.

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“Gilmour le disse che non c’era un testo per The Great Gig In The Sky che lei avrebbe dovuto limitarsi a cantare pensando al passaggio dalla vita alla morte, sostanzialmente improvvisando ciò che le veniva in mente: in definitiva i Pink Floyd le davano carta bianca, ma nello stesso tempo lasciavano intendere che non avevano idea di cosa in realtà volevano che facesse“.

“David Gilmour della sua partecipazione al disco: “Clare non sembrava proprio una del giro. Fu una idea di Alan Parsons. Volevamo mettere una voce femminile nel brano, che urlasse come durante un orgasmo. Alan aveva lavorato con lei, quindi le demmo una chanche. E fu Fantastica! Dovemmo incoraggiarla un po’ e darle qualche suggerimento sulla dinamica del suono del tipo: “forse dovresti fare questo pezzo più tranquillo e quest’altro più alto”… registrammo sei o sette volte e poi scegliemmo la versione definitiva. Quando la vidi a cosa mi faceva pensare? Ad una gradevole casalinga inglese”.

Alan Parsons

“Al secondo take provò a calarsi nella canzone, ma qualcosa ancora non andava. Fece una pausa e poi tentò un’ultima volta l’approccio a The Great Gig In The Sky: stavolta non avrebbe seguito la canzone, sarebbe stata LEI la canzone e avrebbe imposto l’onda emotiva che le sgorgava dentro, lasciandosi andare e immaginando davvero lo scorrere della vita fino all’inevitabile fine”.

“Il caso è lo pseudonimo di Dio quando non vuole firmare”.

Nobel Anatole France

CREDITS: vari blog da cui ho estratto i pezzi virgolettati e gli spezzoni di intervista. Davvero grazie per l’eccellente lavoro di ricostruzione di quel 21 gennaio 1973.

— — —

“And I am not frightened of dying.
Any time will do; I don’t mind.
Why should I be frightened of dying?
There’s no reason for it—you’ve gotta go sometime”.

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ASPETTATI IL PEGGIO, PREPARATI AL MEGLIO

ASPETTATI IL PEGGIO, PREPARATI AL MEGLIO

Da qualche tempo mi sono auto-coniato una frase, un indicatore, una sorta di bussola.

Uno strumento la cui utilità sia che nel momento in cui ci si trova nel bel mezzo del mare possa essere in grado di rivelare la via.

Solo che va intesa nell’ordine giusto. Molto più facile a farsi che a dirsi.

ASPETTATI IL PEGGIO, PREPARATI AL MEGLIO.

ASPETTATI IL PEGGIO –> perché arriva da fuori. Antidoto?

Stare a ZERO, niente aspettative.

PREPARATI AL MEGLIO –> perché viene da dentro. Metodo?

Quando SAI hai le risorse, quando SAI FARE hai le competenze e quando SEI hai l’immagine di sé CHE COMPIE QUELLA COSA:

approntati questi 3 elementi, qualunque cosa accada, da 1-10 –>

1 te la potrai cavare, 10 potrai eccellere

(in mezzo mettici pure quello che vuoi).

Il contrario cos’è?

ASPETTATI IL MEGLIO, PREPARATI AL PEGGIO.

Come a dire:

Aspettati il meglio” arriva da fuori, aspettative alte con alta probabilità che vengano deluse.

Preparati al peggio” viene da dentro: aumenta la probabilità che questa si manifesti e si realizzi.

IN PRATICA:

L’#opportunità può essere una minaccia per coloro i quali mirano al mantenimento dello status quo. Se loro sono “a posto”, perché cambiare le cose?

Perché cambiare?
Perché?

Perché mette in discussione debolezze e punti di forza.

Le minacce sono esterne.
Le debolezze interne.

I punti di forza sono interni.
Le opportunità esterne.

Per chi è il vantaggio?

Per chi coglie l’opportunità che è parimenti disponibile a tutti.. e la mette a frutto.

Per la collettività, non per te stesso e basta.

TI AUGURO DI ESSERE LA TUA STESSA FORTUNA.

[#SWOT #analysis applicato alle #persone]

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UN SITO LUNGO 48 ANNI

UN SITO LUNGO 48 ANNI

Quando nel 2011 c’era l’esigenza di essere on line con un sito web “all’altezza” erano tempi duri, durissimi. Dal 1971 non si era mai affrontata una situazione simile.

Stavamo attraversando una crisi terribile che mordeva senza risparmio, come non fosse bastato lo stato di salute di chi ci ha preceduto.

Non che oggi siamo esenti dalle delicatissime logiche del mercato editoriale – e dei mercati in genere – MA una cosa è certa, certissima.

Abbiamo pensato, sia all’epoca che oggi – per comunicare alle persone il nostro lavoro e quanto ci crediamo – a un sito web che fosse diverso, atipico, molto vero.

In una parola autentico.

Non c’era budget al tempo e allora sì, l’abbiamo fatto internamente.. e ha funzionato!

Tanto, ci ha dato davvero un sacco di soddisfazioni.

Oggi è arrivato il momento di ammodernarsi un po’ e l’abbiamo rivisto, completato, cambiato, reindirizzato, ripensato.

È, se vogliamo, l’essenza vera del cambiamento: osservare come va il mondo e cambiare noi in primis se vogliamo che le cose cambino. E migliorino.

Le Grafiche AZ – l’AZ per gli amici – non è un’azienda. O meglio, sì, certo, lo è ma è prima di tutto un essere vivente.

È un’organizzazione con le persone che sono le sue cellule, l’amore e la passione che tiene unito tutto assieme e gli albi e i libri che facciamo sono i “nostri” amati figlioletti.

Le illustrazioni, gli artisti, gli editori, gli autori, gli stampatori, tutte le persone, TUTTE, sono la grande forza dell’AZ.

Giorgio Aldegheri, Franco Armano, Bianchi, Domenico Fasoli a fine anni ’70.

La sua storia, la sua tradizione, la sua storicità, il seme ancora vivido dei suoi fondatori sono la sua identità e abbiamo basato e basiamo il nostro lavoro su questo valore ENORME:

l’identità, appunto.

Ecco il nuovo, nuovissimo, fiammante sito delle Grafiche AZ.

Dimmi cosa ne pensi!

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FORTUNA

FORTUNA

La coccinella 🐞, il cornetto rosso 🌶, il ferro di cavallo 🧲, l’🎱, il quadrifoglio 🍀, l’amanita 🍄, sono tutti simboli che rappresentano la fortuna.

La fortuna è quella forza in cui circostanze ed eventi si sono in qualche modo allineati determinando una condizione favorevole alla persona che ne sta beneficiando.

È un’energia💡, se vogliamo.

ON -> 🔛

Come dire, connetto due fili della corrente tramite un interruttore, la corrente passa e puf, tutto si allinea, la luce si accende, il motore parte, le cose accadono.

Dire “la fortuna non esiste”, negarla, è come negare la corrente elettrica.

Quest’ultima è sempre esistita, salvo essere stata scoperta solo di recente nella storia dell’umanità.

Vale la stessa cosa per il 🔥 in antichità.

Vale per TUTTO ciò che dobbiamo ancora scoprire che è MOOOOLTO di più di quello che pensiamo di sapere.

La fortuna esiste, esiste eccome ed è disponibile a chiunque.

Wikipedia cita una definizione folgorante:

Secondo l’editore e lessicografo statunitense Noah Webster, la fortuna è “una forza senza scopo, imprevedibile e incontrollabile che plasma gli eventi in maniera favorevole per un individuo, un gruppo o una causa”

Noah Webster

Certo, occorre predisporsi. Occorre pensare in termini “fortunati”, mi viene da dire. Già “fare le vittime” è un “atteggiamento” contrario alla fortuna.

Lasciarsi sopraffare dalla condizione attuale che fa sostare nella condizione stessa, constatandola, è un “comportamento” contrario alla fortuna.

Il contrario di questo contrario?

L’atteggiamento di leggerezza, di festa 🎊 allo scopo di cambiare la polarità della condizione iniziale che convince che il mondo sia così e che fa permanere in quella data condizione.

SENTITI FORTUNATO.

Ecco, pensare la fortuna, amare la fortuna, parlare di fortuna, condividere la fortuna, riconoscere la fortuna, seminare la fortuna, essere fortuna per altri (essere quindi “opportunità”), avere l’atteggiamento da Gastone.. possa già essere un veicolo favorevole affinché ci si senta fortunati.

SII FORTUNATO.

🧘‍♀️ Certo, essere una calamita di eventi favorevoli è anche questione di qualità del pensiero 😉

Quel solletichio che si sente a livello di pancia quando ci si sente fortunati è sinonimo di fortuna.

TANTA FORTUNA A TE.

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COME FARE MEGLIO LE COSE CHE GIÀ FAI

COME FARE MEGLIO LE COSE CHE GIÀ FAI

Dato che parlo un sacco di libri e su QUESTO blog anche dei “libri nel cassetto” alla fine mi rendo conto che.. realizzarli è anche sempre stato un sogno “mio”.

Un “sogno nel cassetto“.

E guai a chi ci tocca i sogni.

Ma sta anche e soprattutto a noi metterci in testa di fare qualcosa per realizzarli.

Almeno, per metterci nella direzione di realizzarli. In pratica, serve fare qualcosa.

Qualsiasi cosa.

Se devo cercare qualcuno che in passato mi ha dato una gran mano, lo trovo in una persona in particolare.

Un responsabile c’è. Si chiama….

Livio Sgarbi.

Devo molto a Livio.

È stato lui uno degli unici a parlarmi concretamente di “sogni” ed è anche grazie a lui se ho iniziato a sognare, molto tempo fa.

Ma non solo.. a immaginare, a concretizzare, cioè a rendere VERO nella realtà quello che mi ero prefissato come obiettivo.

Devo ammetterlo: Livio è davvero bravo a parlare di sogni.

Ed è altrettanto bravo a parlare della loro esecuzione.

Altrimenti questi rimangono nel mondo della fantasia 🙂

(Bellissimo questo, certo, ma non tanto pratico).

Parlo principalmente di libri e formazione e non c’è nulla di meglio che parlare bene di chi lavora bene (e ci ha fatto del bene).

E allora parlo di Livio e del webinar che sta per fare.

So bene come sia capace di ispirare a mettersi in moto:

“i sogni, sono della dimensione delle risorse (tempo, energia, impegno, denaro) che gli state dedicando”.

Tutto qua? Beh no.

C’è il webinar in diretta mercoledì dal Vivo e Totalmente On-Line. Ovviamente gratuito.

Qui l’accesso 👉 https://bit.ly/2lD6o55

Il mio vivo augurio è che possano essere realizzati i sogni di chi saprà lasciarsi ispirare. È sempre così.

Ah, il webinar si chiama Executi-ONCome Fare Meglio le cose che già Fai.

👉 https://bit.ly/2lD6o55

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CREDI DI POTERCELA FARE?

CREDI DI POTERCELA FARE?

“Non misurare te stesso dalla testa al pavimento ma dalla testa al cielo”.

Ieri sera ho visto questo film veramente meraviglioso, Little Boy, del 2015 – regia di Alejandro Monteverde (qui la scheda del film).

  • Tema del bullismo.
  • Dei pregiudizi.
  • Del razzismo.
  • Della “guerra” intesa come non comprensione dell’altro.

Dei modi di vedere a seconda dei personaggi, dal prete con il suo “amico immaginario” al giapponese bersagliato perché “con la faccia del nemico”.

E dell’amicizia, della profonda amicizia che ci più essere tra persone apparentemente tanto diverse.

Della famiglia. E altri, ugualmente dignitosi.

C’è sempre un modo diverso di vedere le cose.

“MASAO KUME credeva che niente fosse più potente della volontà.

La volontà di affrontare le proprie paure. E di agire”.

Ne ho tratto un punto focale.

La sofferenza e il libero arbitrio.

La sofferenza e il libero arbitrio come agiscono insieme?

Il film dipinge le emozioni umane e il modo in cui sono “gestite”.

Il piccolo amabile Little Boy con il suo “atto psicomagico” – come lo chiamerebbe Jodorowsky – fa di tutto per portare a casa il suo amato padre (partito per la guerra al posto del fratello), che è anche il suo “socio”.

Quest’ultimo, quando giocavano assieme, gli chiedeva “credi di potercela fare?” Per questo motivo, Little Boy non si perde mai d’animo.

Pur soffrendo, probabilmente più di tutti. Ma la sofferenza non si misura..

Il fratello “stupidotto” – accecato dall’odio razziale senza nemmeno saperne il motivo reale – si umanizza. Come? Col libero arbitrio. A un certo punto decide di pensare con la sua testa, non con quella del volgo.

Nel Kybalion si parlerebbe di trasmutazione. Di cambio di polarità per trasformare una situazione negativa in positiva poiché entrambe le situazioni sono in verità parte dello stesso continuum e occorre solamente cambiarne la polarità.

Tutti soffrono. È la condizione umana, qui contestualizzata dalla guerra al Giappone. E “misurare” la sofferenza in “quote” ha ben poco senso.

Ed è questo ciò che ho appreso:

  • Se uno soffre e trasferisce la sua sofferenza agli altri, è uno strxxzo, non è una persona che soffre e che quindi va compatita.

Al che occorre riconoscere che la persona sta sì soffrendo ma sta anche non gestendo e trasferendo e va quindi messa nella condizione di non nuocere. Come nel caso del bullo, il figlio del dottore.

  • Oppure la persona che soffre usa la sofferenza come leva di crescita e ne fa beneficiare se e anche gli altri. Proprio come nel caso di Pepper, il nostro “piccolo” protagonista.

Entrambe le cose sono possibili: questo è il senso del libero arbitrio.

La persona che soffre può scegliere come gestire la sua parte di sofferenza.

La scelta spetta a noi.

Sempre.

Ripeto perché sia chiaro. Chi soffre e trasferisce la sua sofferenza agli altri, facendoli soffrire a loro volta, è uno strxxzo e basta, non va compatito perché soffre. Chiunque glielo permetta non è vittima, è complice.

Idem per chi vive nel disagio e trasferisce il suo disagio agli altri: sta facendo male agli altri e a se stesso.

Ma quando noi scegliamo di preservare gli altri dal nostro disagio e AGIAMO per cambiare polo a quella data situazione, beh, è lì che stiamo portando il nostro vero contributo al mondo.

Perché non c’è niente di meglio di chi ha conosciuto l’inferno e ne è risalito per portare la sua esperienza di crescita. Non per far pagare a chi non c’entra nulla il prezzo della sua sofferenza.

“La tua fede non funzionerà se nel tuo cuore esiste anche la minima parte di odio”.

CI VUOLE CORAGGIO PER CREDERE.

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