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LA PAROLA SPAZIO

LA PAROLA SPAZIO

#282

Ci sono dei motivi per cui noi esseri umani concepiamo la parola spazio come astratta.

Lo spazio cos’è, dopo tutto?

Noi misuriamo la distanza delle cose per percepirle.

Misuriamo la distanza tra noi e le cose per definire lo spazio tra noi e loro, lo spazio che ci permette di sentirci al sicuro, il nostro spazio vitale.

Lo spazio che ci consente di essere protetti dai pericoli dalla memoria ancestrale.

L’uomo delle caverne chiamava la caverna casa.

Lo concepiva come il suo spazio sicuro, al riparo dai predatori.

È per lo stesso motivo che concepiamo il tempo come misura del tempo in cui accadono le cose.

Accadde nel significa esattamente dargli una collocazione spaziale, nello spazio di un secondo quanto di un secolo, di un battito di ciglia e di un miliardo di anni.

Lo spazio è una scatola. Il tempo, anche. In entrambi ci stanno dentro delle cose. Delle energie. Di tutti i tipi e tutti i livelli.

Io penso che lo spazio e il tempo, il cosiddetto spazio-tempo, non esistano.

O meglio, esistono perché li nominiamo, perché gli affidiamo un concetto per noi molto utile e concreto che ci dia un senso della misura temporale e spaziale tramite cui usiamo oggetti che li misurano come metri e orologi ma di per sé, a livello universale, non rappresentano una “condizione” limitante quanto lo è per noi.

L’universo non ha bisogno di orologi: è l’orologio. Non ha bisogno di metri: è sé stesso, è unico, è omni comprensivo. Non lo dividi in pezzi: sì, noi, quelli che conosciamo, per capirli ma a lui non serve.

Quanto più grosso è l’oggetto nello spazio, tanto più per esso il tempo è lento.

Il massimo della grandezza = tempo fermo.

Il più grande orologio mai costruito da sé stesso è fermo.

Spazio (astronomia) – Wikipedia

Più piccolo è l’oggetto, più breve è la percezione della vita. Una farfalla nell’esile tratto distintivo delle sue ventiquattro ore, ha giusto il tempo di svolazzare tra qualche fiore.

Per lei è una vita intera. E se la rincorri non si fa certo prendere.

Devi coltivare un bel giardino per attirarla.

Qualche stella ha giusto il tempo vivere, bruciando elio e idrogeno, per qualche svariato miliardo di anni. Il nostro sole ne ha cinque. Ne ha altri cinque davanti a sé, prima di inglobarci. È un signore di mezza età. Ma splendido.

Lo spazio è immanente. Il tempo è permanente.

Noi esseri umani abbiamo bisogno di concepire, misurare, capire. Fa parte della nostra natura.

Quando misuriamo il tempo e diciamo “non ho tempo” è perché semplicemente non ce n’è da sprecarne. Chi spreca tempo, che fa?

Non ne ha la consapevolezza di sprecarne perché dice “tanto c’è tempo”.

In realtà sta dicendo che gli 80-90 anni che ci sono concessi oggi sembrano molti e se fai poche cose sembra che di tempo ve ne sia molto di più, in grande abbondanza.

No, per noi è limitato. Tanto o poco che sia, è in relazione a qualcos’altro.

Occorre usare bene il tempo. È una scatola preziosa dove riporre accuratamente le cose che si fanno.

Viviamo in un luogo assolutamente relativo, sia per le distanze, sia per i minuti e le ore e i giorni che passano, inesorabilmente. Ma passano per noi. Non per l’orologio. Non per la scatola che ci contiene.

Viviamo in un’epoca in cui ogni altro minuto compare una notizia globale che ha effetti in uno spazio largo quanto il pianeta in cui viviamo, nel mentre in cui tutto è massimizzato e tutto viene esasperato.

Il tempo qui è compresso. È un sotto contenitore in cui quante più cose ci metti dentro tanto più lascia percepire alla gente che lo ravvisa una capacità – nel senso proprio di capacità contenitiva di cose – che l’essere umano non è in grado di gestire, né sopportare.

È troppo primitivo ancora il nostro giovane cervello, nei suoi 200.000 anni di sviluppo.

Sono nulla nei 3.8 miliardi di comparsa di vita sulla terra.

Sono nulla rispetto ai 4.8 miliardi di Pianeta Terra. La Nostra Scuola.

Sono nulla nei 13 miliardi di anni della Galassia Via Lattea, una delle duemila miliardi che si presuppone esistano a tutt’oggi e la nostra soltanto conta 200 miliardi di stelle. Tutte con in media quattro pianeti attorno.

Sono nulla nei 13.8 miliardi di Universo dal presunto Big Bang.

Cosa ci dice tutto questo?

Sono solo unità di misura.

La natura dell’uomo è curiosa e ci ha spinto in breve tempo a fare passi incredibili di sviluppo ed evoluzione.

Eppure, pur sempre nella relatività, siamo ancora così indietro, così bestiali, così predatori, così ancora “nazionali”, quando siamo carne e terra e fuoco e cielo e acqua e intelligenza e spirito e anima e bontà e intelletto e altruismo e geniali nelle nostre invenzioni e quanto più speciali per quanto attiene alla volontà di costruire, di abbracciare nuove arti, nuova tecnologia, nuove scienze, scoprendo nuove incredibili magie dell’universo.

PACE SIA IN TUTTO IL PIANETA

Sia facilitazione per tutti.

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Leonardo Aldegheri
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Spazio (astronomia) – Wikipedia

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