IL TEMPO E LE CIRCOSTANZE POSSONO CAMBIARE IN QUALSIASI MOMENTO

IL TEMPO E LE CIRCOSTANZE POSSONO CAMBIARE IN QUALSIASI MOMENTO

“Quando un uccello è vivo, mangia le formiche, ma quando l’uccello muore, sono le formiche che lo mangiano.

Il tempo e le circostanze possono cambiare in qualsiasi momento. Quindi non denigrare nulla intorno a te.

Oggi puoi avere potere, ma ricorda: il tempo è molto più potente di chiunque altro.

Sappi che un albero fa un milione di fiammiferi, ma un solo fiammifero è sufficiente per bruciare milioni di alberi. Quindi sii buono. Fai del bene.

Il tempo è come un fiume: non puoi mai toccare la stessa acqua due volte, perché l’acqua che è passata non passerà mai più.

Goditi ogni minuto della tua vita e ricorda:

Non cercare mai un bell’aspetto perché cambia nel tempo.

Non cercare persone perfette, perché non esistono. Cerca soprattutto una persona che conosce il suo vero valore.

Abbi quattro amori:

Dio; la vita; la famiglia; gli amici.

Dio perché è padrone della vita; la vita perché è breve; la famiglia perché è unica; gli amici perché sono rari”.

Dal web, affinché l’intenzione sia che tutte le persone abbiano via via maggiore consapevolezza sulla propria esistenza.

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Leonardo Aldegheri
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IL GRANDE SPETTACOLO NEL CIELO

IL GRANDE SPETTACOLO NEL CIELO

È una storia.

«Il 21 gennaio 1973 venni invitata allo studio 3 di Abbey Road. A malapena avevo sentito parlare dei Pink Floyd. La canzone che dovevo eseguire si sarebbe chiamata The Great Gig in the Sky e l’album The Dark Side of the Moon. La band mi fece sentire questa sequenza scritta dal tastierista Richard Wright. “Non cantare nulla“, mi dissero. “Improvvisa“. Immaginai la mia voce come una chitarra solista e mi sentii come una Gospel Mama. Dopo poche registrazioni il gruppo era soddisfatto e potei tornare a casa con la retribuzione che mi spettava. Era domenica e presi paga doppia: per tre ore di lavoro, 30 sterline. A parte Gilmour, gli altri componenti della band sembravano terribilmente annoiati da tutta quella storia del disco. Mi dissi: “Questa registrazione non vedrà mai la luce.”»

“I Pink Floyd raccontarono che Clare Torry fece una mezza dozzina di registrazioni prima di trovare quella giusta. Prima di iniziare a registrare le fu detto “Non ci sono parole. Riguarda la morte”, allora la cantante provò a fare dei dei particolari versi e, in seguito, ad imitare uno strumento musicale”.

Clare Torry

“L’argomento centrale di The Great Gig in the Sky è la morte, ben esplicita nel testo e, secondo molti, si trova anche nel titolo a doppio significato. La canzone è, infatti, la continuazione di Time, nel quale..

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..una persona si accorge di aver sprecato troppo tempo nella vita ed è spaventata dall’idea di dover morire senza avere la possibilità di realizzare i progetti che aveva in mente”.

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“Gilmour le disse che non c’era un testo per The Great Gig In The Sky che lei avrebbe dovuto limitarsi a cantare pensando al passaggio dalla vita alla morte, sostanzialmente improvvisando ciò che le veniva in mente: in definitiva i Pink Floyd le davano carta bianca, ma nello stesso tempo lasciavano intendere che non avevano idea di cosa in realtà volevano che facesse“.

“David Gilmour della sua partecipazione al disco: “Clare non sembrava proprio una del giro. Fu una idea di Alan Parsons. Volevamo mettere una voce femminile nel brano, che urlasse come durante un orgasmo. Alan aveva lavorato con lei, quindi le demmo una chanche. E fu Fantastica! Dovemmo incoraggiarla un po’ e darle qualche suggerimento sulla dinamica del suono del tipo: “forse dovresti fare questo pezzo più tranquillo e quest’altro più alto”… registrammo sei o sette volte e poi scegliemmo la versione definitiva. Quando la vidi a cosa mi faceva pensare? Ad una gradevole casalinga inglese”.

Alan Parsons

“Al secondo take provò a calarsi nella canzone, ma qualcosa ancora non andava. Fece una pausa e poi tentò un’ultima volta l’approccio a The Great Gig In The Sky: stavolta non avrebbe seguito la canzone, sarebbe stata LEI la canzone e avrebbe imposto l’onda emotiva che le sgorgava dentro, lasciandosi andare e immaginando davvero lo scorrere della vita fino all’inevitabile fine”.

“Il caso è lo pseudonimo di Dio quando non vuole firmare”.

Nobel Anatole France

CREDITS: vari blog da cui ho estratto i pezzi virgolettati e gli spezzoni di intervista. Davvero grazie per l’eccellente lavoro di ricostruzione di quel 21 gennaio 1973.

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“And I am not frightened of dying.
Any time will do; I don’t mind.
Why should I be frightened of dying?
There’s no reason for it—you’ve gotta go sometime”.

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DOBBIAMO GUARDARCI DAL CONFINARCI

DOBBIAMO GUARDARCI DAL CONFINARCI

“Dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia”.

– Sergio Mattarella

Per me questa è una frase bellissima che ci sta dicendo – e lo dice “a tutti”, non solo agli imprenditori di Confindustria – di ricominciare a sognare, anche da adulti.

Perché sognare consente di immaginare, di accedere a quello spazio oltre la mente razionale che fa vedere nuovi mondi.

La mente logica razionalizza ed è utile (o utilitaristica, nell’ottica dell’efficienza), ovviamente.

La parte creativa di noi, quella che ci fa oltrepassare la soglia dei nostri miglioramenti e ci consente di progredire – e quindi di evolvere – invece, ci fa creare.

E non è vero che è “solo” Dio che crea. È come se noi fossimo il suo braccio fisico, esecutivo.

E ogni volta che immaginiamo qualcosa, lo stiamo facendo accedendo alla sua parte creativa, quella che con la nostra dimensione materiale, manifestiamo.

O manifestiamo insieme. Sì, proprio assieme a lui.

Perché, se pensiamo o ancora peggio siamo convinti di non dover o non poter sognare qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo, qualcosa di immaginifico – una meravigliosa commistione tra immagine e magnificenzasaremo gli unici responsabili per confinarci da soli ai limiti di un mondo involuto, regresso, fermo, stagnante e che mira solo al mantenimento dello status quo.

Per paura di sbagliare, o ancor peggio, per il terrore di venire giudicati.

Per questo, e per tanti altri motivi, sono sostenitore del libero essere.

(dal video di Confindustria – Assemblea Pubblica 2019)

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IL COMANDAMENTO DELLA FRUTTA

Il comandamento della frutta.

In una regione desertica gli alberi erano scarsi e la frutta difficile da trovare.

Si diceva che Dio volesse fare in modo che ce ne fosse abbastanza per tutti, perciò apparve a un profeta e disse:

“Questo è il mio comandamento a tutta la popolazione attuale e alle generazioni future: nessuno mangerà più di un frutto al giorno.

Così sia scritto nel Libro Sacro.

Chiunque trasgredirà questa legge sarà considerato peccatore nei confronti di Dio e degli uomini”.

CIT.

La legge fu osservata fedelmente per secoli, finché gli scienziati scoprirono il sistema per trasformare il deserto in terra fertile.

La regione divenne feconda di cereali e bestiame, e gli alberi si curvavano sotto il peso della frutta non raccolta.

Ma la legge sulla frutta continuava a essere imposta da parte delle autorità civili e religiose del paese.

Chiunque facesse notare che lasciare marcire la frutta per terra era un delitto contro l’umanità, veniva tacciato di essere blasfemo e nemico della morale.

Si diceva che questa gente, che metteva in dubbio la saggezza della Sacra Parola di Dio, fosse guidata dallo spirito orgoglioso della ragione, invece che dallo spirito di fede e sottomissione che solo può condurre alla Verità.

In chiesa si tenevano spesso prediche in cui si dimostrava come tutti coloro che infrangevano la legge avessero fatto una brutta fine.

Non si accennava neppure al numero altrettanto alto di quanti avevano subito la stessa sorte pur rispettando fedelmente la legge o alla grande massa di quelli che prosperavano nonostante la loro disobbedienza.

Non si poteva fare nulla per cambiare la legge, perché il profeta che asseriva di averla ricevuta da Dio era morto da molto tempo.

Probabilmente egli avrebbe avuto il coraggio e il buon senso di mutare la legge in base alle circostanze, poiché aveva accolto la Parola di Dio non come qualche cosa da venerare, ma come uno strumento da usare per il bene del popolo.

Di conseguenza, alcuni disprezzavano apertamente la legge, Dio e la religione.

Altri la violavano in segreto e sempre con un certo senso di colpa e la grande maggioranza vi si adeguava in modo rigoroso e si considerava santa solo per il semplice fatto che restavano fedeli a un’usanza insulsa e superata di cui non avevano il coraggio di sbarazzarsi.

da “La preghiera della rana – Saggezza popolare dell’Oriente – volume primo”
di Anthony De Mello – Edizioni PAOLINE

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COS’È IL SUCCESSO

Cos’è il successo. Cos’è il successo? Cos’è SUCCESSO? In ottica business – e la cosa può naturalmente essere trasposta in tutti gli altri ambiti –  è il perseguimento degli obiettivi aziendali quando dal punto A arrivi al punto B avendo effettuato un percorso che ti ha portato al raggiungimento dell’obiettivo possibile, cioè arrivare a B.

Avrei potuto dire hai effettuato un percorso che ti ha portato dritto dal punto A al punto B. Ma di dritto, se ci vai e grazie a Dio, è per Cxxo.

Come a dire che per arrivare dritti al punto B dal punto A serve il cosiddetto fattore C.

Ma quando statisticamente dritti non ci si arriva se non per culo, ovvero per processo, ovvero spesso lungo, ovvero spesso doloroso, ovvero spesso faticoso, avviene qualcosa nel frattempo, avviene cioè succede qualcosa, appunto, nel frattempo, cioè lungo andare.

Lungo andare che significa che devi a-s-p-e-t-t-a-r-e.

Breve. Medio. Lungo Periodo. Il periodo è lo spazio interconnesso tra il punto A e il punto B, di nuovo. Devi mettertela via, serve tenacia a profusione.

I 21 segreti del successo dei self-made millionaires di Brian Tracy

Come a dire che il presente del verbo succedere è il tramite, cioè il periodo, dal punto A al punto B.

Quindi il tramite corrisponde a: AL.

AL = SUCCEDERE = PERIODO. Quindi è evidente che dal punto A al punto B non esista il tempo ZERO ma vi è al contrario uno spazio.

Tutto quello che vi capita dentro a quello spazio è il tramite del periodo.

Quando sei arrivato a B, qualcosa è SUCCESSO.

Durante è succedere. E prima?

È immaginare. Sognare, fantasticare, visualizzare, vivere nella propria fantasia cioè nella propria mente cioè la  parte dinamica del nostro hardware – il cervello.

Prima, quindi, è ideare.

Pensare. Cioè, in qualche modo, creare.

CREARE [da etimo.it] = che fa, che effettua, che compie.

Sì sì, OK, lasciami la licenza poetica. Crea solo Dio. Se ci pensi bene, anche noi creiamo. Pensiamo e abbiamo delle mani per fare.

Ah, si crea quando si fa. E chi dice che quando non pensi non stia già creando?

Come a dire, che se lo pensi esiste.

Tutte le cose prima di essere fatte sono state pensate. Ne parlo nel mio articolo:

Non dirmi cosa vuoi, chiedimi cosa posso fare io per te

Ma poi etimo.it dice: azione, immagine. “Produco, fabbrico”. Poi dice KRANTÒR e KREÌÒN, dominatore.

Pensare, fare = dominare.

Fare dal nulla, produrre, generare, formare, istituire.

FARE ACCADERE. Far succedere. Prima lo pensi, poi lo fai, poi lo produci. Mentre creare è il collante di tutto questo.

Creare = far succedere. Ovvero mentre lo stai pensando lo stai facendo succedere. Poi tutti gli altri sono gli stadi eventuali e successivi della stessa cosa, che assume via via aspetti diversi.

E quando ti stai cimentando nel compiere qualcosa e qualcosa effettivamente accade e ti chiedono cos’è successo? Gli puoi rispondere.. nulla, niente di ché. Sorridendo. Fino a quando non è compiuto.

E quando l’hai compiuto gli puoi mandare questa pagina e questo link all’interno di Gerald Nachman ove, tra le frasi sul successo, vi è questa che parla del fallimento:

nulla fallisce come il successo.

Mi dicono che dovrei scrivere meno ma.. ora dovrei parlare del fallimento. Come fare?

Scriverò un articolo sull’argomento opposto a quello del successo.

Anticipo solo che il fallimento ha a che fare con FALLERE dal latino a cui sembra far riscontro dal tedesco antico FALLAN, da cui si evince il participio passato – anche qui – del paradigma inglese di TO FALL, FELL, FALLEN. Ovvero caduto.

Caduto sarebbe quindi l’opposto di successo.

CADUTO VS SUCCESSO. Due participi in lotta.

Potrebbe essere il titolo di un film della Marvel.

Ma se ti rialzi stai ancora giocando la partita. E il punto B è ancora lì.

Che ti guarda. E ti fa pure l’occhiolino. Dai sono qui, cosa aspetti?

Nessun risultato [ancora], quindi, sarebbe una constatazione che assume valore solo se definitiva. Finché non lo è.

Un risultato sta già producendo quello successivo fino a quando non sei tu a fermarti.

Leonardo Aldegheri

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Questa immagine l’ho scattata in APPLE alla mia seconda visita alla sede della grande azienda americana al n. 1 di Infinite Loop – Cupertino qualche mese dopo la dipartita di Steve Jobs