Una, nessuna, centomila: che carriera imprenditoriale spetta a chi è figlio di..? Ma anche a chi non lo è

La mia carriera di imprenditore è iniziata con un paradosso: da una morte. Dalla perdita di una persona molto cara. Dall’illusione di avere una strada spianata che non esisteva proprio. Io sono un giovane imprenditore di seconda generazione.
Ma che significa?
Significa che – da che ero bambino – credevo la designazione fosse un diritto dato da una condizione elitaria, da un carattere baciato dal Signore, da una leadership innata, da una benedizione del padre.
Per tre decenni ho convissuto con questa convinzione che poi ha pensato la vita a destrutturare.

Non esistono convinzioni giuste o sbagliate, vere o false. Esistono convinzioni potenzianti o depotenzianti.

E se è la vita a darti la lezione, è la massima Autorità in persona a insegnarti qualcosa nella gerarchia degli insegnanti.
Parti dai genitori per passare attraverso la Maestra, poi i professori, il preside, i docenti universitari, il capo. Dio e il timor di Dio, attraverso la religione.
Ma la vita è chi impartisce la lezione finale, quella in cui quando ci passi le cose o le capisci, o le capisci.
E se ancora non le capisci ti boccia finché non le capisci. A volte vita dopo vita.
Quindi, che definizione è, essere imprenditore di seconda generazione?
Semplice: al momento sono imprenditore in quanto socio dell’azienda di famiglia perché quando mio padre è mancato ho ricevuto in successione le quote. Non le ho acquistate, le ho acquisite. Non ho costituito io l’azienda di famiglia. L’ha costituita mio padre con il suo socio. Io sono arrivato dopo, in un sistema sovra costituito.

Fare impresa è l’atto di realizzare un sogno imprenditoriale.
Il tuo o quello di qualcun altro.

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Stephen Hawking è un sognatore, nonostante i suoi limiti fisici.
Trovandomi io di fronte al sogno di qualcun altro (mio papà), ho dovuto trasformare quel sogno nel mio sogno. E per fare ciò sto camminando nella gavetta. Nessuna strada spianata.
Il mio sogno si esprime attraverso la conquista di un sogno esistente guardando con il mio punto vista il mio futuro, contestualizzandolo in quello del mondo, con la mia visione, i miei pensieri, il mio credo, il mio valore, il mio cuore.

L’impresa va conquistata, sempre, perché l’impresa è fare impresa.

Tuttavia avevo, nel frattempo e al momento nel mio piccolo, contribuito a fondare un’altra società dalla quale ero uscito successivamente per conflitti con l’azienda di origine. Più avanti magari ti spiegherò le vicissitudini generate dalla mia velleità imprenditoriale ma.. si sa, è dai fallimenti che nascono le vittorie.
Lì, in quel caso specifico, ero imprenditore di prima generazione. Si trattava di una vera e propria start up. Di quelle che se ne leggono in giro a mille. La mia exit, all’epoca, era stata rocambolesca.

Essere imprenditore significa avere un’iniziativa in ambito business e svilupparla.

Questa iniziativa muore se non serve a nessuno.
E se serve a qualcuno, lo devi convincere gli serva, anche se è palese lo sia ma lui non lo capisce. O se è inutile, devi convincerlo non lo sia, anche se è palese lo sia e lui lo capisce benissimo.
Tutto questo per dirti che puoi anche essere un vero imprenditore quando fondi una società dove detieni almeno il 50,01% di quote. Ma non è l’unico modo.
L’imprenditore guadagna sul venduto, non è a libro paga. Non è necessario abbia compiuto studi di economia all’università e tutto ciò che sa di economia lo impara tramite l’esperienza applicata e studi autonomi spesso attraverso corsi tenuti da imprenditori che insegnano tramite l’esempio, non tramite l’elencazione di teorie economiche astratte quanto lontane dalla realtà.
Personalmente seguo i mercati internazionali tutti i giorni perché è il miglior termometro che misura il reale andamento dell’economia globale. La crisi è finita da un pezzo e chiunque dice che ci sia crisi, a mio avviso, racconta una bugia.
La crisi è una spaccatura, c’è stata ed ha fatto pulizia ma non ancora abbastanza. E in ogni caso si tratta, ora e semmai, di una condizione cronicizzata.
Tutti coloro che sono sopravvissuti sono tra i migliori player sul mercato, altri si sono aggrappati alla vita (imprenditoriale, s’intende) e in qualche modo ce l’hanno fatta.
Ma molto, moltissimo c’è ancora da fare in termini di mentalità e serietà nell’applicazione di codici etici e di responsabilità sociale d’impresa sul veicolare prodotti giusti producendoli nella maniera corretta.
Così come non è vero che non esiste lavoro. Non esistono i lavori fissi di un tempo e le professionalità di mentalità antiquata verranno spazzate via. Sono cambiate le regole del gioco. Sono cambiate le attitudini delle persone. Non lo dico io, lo dimostrano i fatti, quello che sta accadendo esattamente adesso.
Non esiste più il lavoro del passato ma esistono nuovi lavori in un’ottica totalmente rivista.

Nessun imprenditore è disposto ad assumere a scatola chiusa oggi.

Un tempo sì, perché l’industria aveva bisogno di soldati.
Oggi servono mercenari professionisti della guerra. Per cui formarsi ha molto più senso oggi di ieri.
Viaggiare è formarsi e serve per costruire una personalità avanzata. Gli imprenditori hanno bisogno di persone di valore. Non di dipendenti generalisti. Ascoltare i telegiornali fa male e non si può più permettere alla televisione di imbambolarci con i programmi per sottosviluppati poco attenti (oggi va di moda chiamarli analfabeti funzionali) quando è possibile alimentare la mente con il giusto cibo, le giuste letture e frequentare le giuste fonti d’informazione.
Facebook è già di per sé un ricco feed di notizie dal quale è possibile e fattibile aggiornarsi, scegliendo i canali di profilazione per cui le notizie che arrivano sono già adatte/adattate alla persona in target.
Il successo nella vita è la risultante di un processo, non di un evento. Non si diventa ricchi col Gratta e vinci ma tramite il dare valore al maggior numero possibile di persone che sono disposte a pagare per averlo da te.
Non c’è alcun premio per chi non si dedica e non si concentra intelligentemente in un contesto rinnovato. Dalla spaccatura del 2008-2009 siamo diventati tutti un po’ più esperti di economia. Prima le cose andavano avanti da sole, oggi bisogna metterci il naso dentro.
Esiste una letteratura infinita che apre gli occhi e permette di affrontare il mondo con rinnovata consapevolezza. La chiave sta nel controllo. Se sono gli altri a controllare te non hai margine né di miglioramento, né sul futuro. Se il controllo è in mano tua e ti stai preparando, il mondo può essere – non è, perché non è affatto scontato – nelle tue mani.
L’Italia è il paese dove si cercano stagisti con esperienza. Dove si cerca la via più veloce, meno impegnativa, più comoda. Questa non dev’essere una scusa per i giovani – necessariamente senza esperienza – che si interfacciano al mondo del lavoro per la prima volta. E questi non devono essere presuntuosi al punto da pretendere chissà che una volta terminati gli studi solo perché hanno studiato qualcosa peraltro di già superato una volta terminato il corso di laurea.
Imprenditori che cercano stagisti con esperienza vanno scremati senza pietà. Bisogna essere cercati.

Come?

La scuola e l’università non bastano, essere preparati è il minimo, essere preparatissimi è ciò che fa la differenza.
Non tutti gli imprenditori si rendono conto di ciò, questi vanno evitati. Esistono però imprenditori illuminati che fanno imprese illuminanti. Un imprenditore degno di chiamarsi tale sa che un giovane che si interfaccia non ha esperienza e per cosa lo dovrebbe assumere?
Per le potenzialità che il giovane è in grado di trasmettere, avendo una solida base e un mindset impostato bene: niente grilli per la testa, umiltà e voglia di fare.

L’ambizione è il cibo di chi vuole riuscire.
In pratica, ciò che un imprenditore può pensare è: so che non hai esperienza ma dammi motivo di investire su di te, l’esperienza la farai con me.

L’imprenditore avveduto sa di essere uno scultore che trae dal pezzo di marmo il capolavoro custodito al suo interno. Ma il marmo deve essere buono di suo. E non è detto che la scultura riesca bene.
Che attitudini hai? Quanto sei efficace come persona, che valore sai dare agli altri? Come ti relazioni con le persone? Sai convincere, persuadere.. vendere? Hai leadership? (Questa si sviluppa, basta con la ca…ta che leader si nasca e capi si diventi). Sei metodico e preciso?
Skills come questi sono assi da giocare anche senza esperienza.
Un imprenditore si aspetta risultati. E se l’imprenditore fossi tu?
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3 motivi per cui X-Factor è severo ma giusto e a che serve la gavetta

Torno sull’argomento e chiudo. X-Factor bis?? No no, leggi e capisci.
Veronica Marchi a X-Factor ha fatto venire i brividi con un pezzo dei Foo Fighters e ha ispirato uno dei miei articoli: Qual è lo spirito con cui lo fai?
Non lo sapevo. È stata una cara amica, funzionaria dell’Università degli Studi di Verona con cui ho lavorato a stretto contatto recentemente per la Kidsuniversity, che ha condiviso il video su Facebook.
Ricordo quando 15 anni fa calcavamo la scena dei pochi palchi veronesi e forse anche qualche concerto assieme. Uno dei miei migliori amici è stato bassista con Veronica per un po’.

Dopo tutta quella infinita gavetta, aver fatto una performance del genere mi ha spiegato un sacco di cose e sul loro funzionamento nell’equilibrio delle parti.

Equilibrio delle parti?
Seguimi.
Ammetto che non conoscevo X-Factor, o meglio, ne ammettevo l’esistenza ma faceva parte di tutte quelle cose per cui sei prevenuto senza conoscerle. In verità osservandolo e studiandolo con gli occhi di oggi trovo sia uno strumento di scouting spietato ma giusto specie con Manuel Agnelli, che di gavetta se ne è sparata non poca.
Da questo strumento di selezione ho osservato che:

  1. La gavetta serve.
  2. Una psicologia robusta è fondamentale e te la costruisci con la gavetta.
  3. L’ego va bandito. No, dai, va gestito. E la gavetta ti aiuta a ridimensionarlo prima che faccia troppi danni.

I tempi cambiano. Per fare un esempio, i Doors erano stati scoperti al Whiskey a Go-Go sulla Sunset Strip di Los Angeles nella metà degli anni ’60 con un Jim Morrison pieno come una nave e non erano nemmeno tanto tecnicamente preparati.
Non parlo della persona, quindi, ma della sua dedizione. C’è anche chi ha del talento ma si fa penalizzare dalla sua presunzione o da un ego smisurato che alla fine dei conti si ritorce contro anche musicalmente.
Questo è l’equilibrio delle parti.
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La differenza la fa la testa e l’approccio che ne consegue.
A livelli tecnicamente alti, la differenza la fa la preparazione psicologica e il trasporto emozionale.
C’è chi usa le persone a fini personali, non per la crescita collettiva, e perde. C’è chi apporta qualcosa di buono al mondo che magari necessariamente non serve ma assolve alla sua funzione. E vince.
La gavetta serve a questo, il suo perché è un turbo per dare credibilità e sostanza a quello che stai facendo senza staccare i piedi da terra quando tutto e tutti ti porterebbero a viaggiare sopra la testa degli altri.
Sono stato un presuntuoso megalomane anch’io in passato. Dio sa le mazzate che mi sono preso sui denti per questo.
Ci ha pensato la vita a schiaffarmi in faccia la mia piccolezza in maniera talmente chiara che ho dovuto apprendere la merdina che ero. E che sono ancora.. solo magari cercando di diventare più essere umano riconoscendo i miei limiti (facendo in modo di superarli però), e scoprendo giorno dopo giorno chi sono e cosa voglio per migliorarmi, dando qualcosa a questo mondo in tempo prima che me ne vada.
È questa la grande differenza. Sono le persone che meritano di avere un posto, di emergere che quello schermo agevola come lo strumento di selezione che mancava (cito non a caso Winston Churcill nell’immagine di Sebastiano Zanolli de La grande differenza).
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Stamattina un mio cliente americano, per promuovere una sua autrice giovane ed emergente, mi ha scritto questa frase estremamente efficace:

With almost 3,000 books being published on Amazon each day, getting noticed is a little like singing at the top of your lungs next to the massive front-of-house speaker towers at a Metallica concert. You could be the next Adele or Celine and never get heard.

Se non fosse stato per quello schermo, Veronica Marchi come avrebbe avuto una possibilità? Ma certo, se le sarebbe giocate tutte le sue carte perché è talentuosa, preparata e onestamente brava.
Manuel Agnelli si è alzato in piedi e lei stessa sembrava incredula come a dire ma come, questa roba è 15 anni che la faccio e ve ne siete accorti solo adesso?
Sì, ma con 15 anni di sofferenza, il che rende il tutto estremamente credibile. L’universo funziona così.. come il culo che ci si fa.
Manuel Agnelli per fortuna c’è. Senza mezzi termini rende il tutto più reale, senza dare false speranze.
Se sei qualcuno senza aver mosso un dito sei solo fortunato, se c’hai sputato un po’ di fatica, sei qualcuno che ha tanto ancora da dare, dall’operaio al manager, dall’impiegato all’imprenditore multimilionario.
Che poi non è nemmeno questione di fatica: è questione di passione, di dedizione, di metterci tutto il meglio che si ha, con i mezzi che si hanno. Ma con un proposito stampato a caldo nella mente. Quello di riuscire nel tuo intento. E l’intento deve essere chiaro.
Fortuna e merito. Se ti capita.. è fortuna. Se l’hai cercata, sudata, guadagnata e ottenuta.. quello è merito.
Il premio. Un concetto tanto semplice quanto complesso da apprendere. La gente non ha voglia di sbattersi. Per quello sono sempre in pochi coloro che emergono. Perché non mollano.
Marco Montemagno, che ho conosciuto qualche giorno fa, esprimeva questo concetto nella formula dettata da Elon Musk (Paypal, Space-X, Tesla, un tipo così.. insomma, uno che ha voglia di cambiare il mondo):

pressione x tempo = prodotto (che è un participio passato di produrre, come successo lo è di succedere, cioè far accadere).

Sarebbe da tenerci un corso di formazione solo sulla citazione 🙂
Ma si dovrebbe essere severi. Severi ma giusti.
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