QUELLA VOLTA CHE HO CONOSCIUTO PHILIP KOTLER

QUELLA VOLTA CHE HO CONOSCIUTO PHILIP KOTLER

Ci sono persone che non avrei mai pensato di incontrare nella mia vita e c’è tutto un tema sul perché un essere umano diventi influente e famoso, celebre, mentre altri no.

E quando li si incontra, quelli famosi – che poi è gente “normale” – si ha però un sussulto. Un guizzo di energia. Si è come in presenza di un qualcosa di strano, come di un campo ad alto voltaggio.

Perché? Da cosa è dato?

Mi sono fatto tutta una teoria nella mia testa ma alla fine si tratta di una considerazione come sempre molto pratica, perché stringi stringi noi esseri umani viviamo in una dimensione molto densa, terrena per così dire.

O.. terrestre. Siamo abitanti della Terra, no?

E pertanto tutto ciò che possiamo trasvolare con la mente alla fine si deve tradurre in realtà spiccia.

Lo stesso Giordano Bruno diceva che non è la materia che genera il pensiero ma è il pensiero a generare la materia.

Così i viaggi pindarici della fantasia nonché i più alti livelli di filosofia nonché qualità di pensiero – che io amo profondamente – devono sempre avere una loro dose di utilità.

Ecco perché scrivo. Ormai vi esce dalle orecchie che di lavoro faccio libri.

E sì, scrivo anche quelli, non ancora pronti ma usciranno prima o poi e lì ne vedremo delle belle! (Speriamo..).

Mi occupo di editoria, sì. Di estrazione sono puro marketing, essendo persona di comunicazione e credo bene o male si veda.

PHILIP KOTLER

Come molti di voi, chiunque abbia studiato materie economiche, di marketing e/o comunicazione si è imbattuto in un signore ormai ultraottantenne (88 anni per l’esattezza), considerato a onor del vero il papà del marketing moderno.

Ebbene, signori. Stiamo parlando di Sir Philp Kotler (Sir è mio ma se lo merita tutto!).

Ai tempi dell’università era il mio mito. Ai tempi del liceo il mio mito era Jim Morrison, all’università Kotler.

Qualcosa dev’essere cambiato nel mio modello di percezione del mondo!

Oggi lo sono Renzo Rosso, Sandro Veronesi.. grandi, grandissimi imprenditori, che mi ispirano voglia di costruire, di espansione e cambiamento.

E poi cosa succede?

Che nel frattempo, per lavoro (e per enorme botta di c..o!) ho avuto modo di conoscere gente persino del calibro di Storm Thorgerson – il più grande grafico d’Inghilterra, autore di numerosi libri preziosissimi e mostre, colui che ha ideato e reso famoso col suo miticherrimo Studio Hipgnosis assieme alla leggendaria band Pink Floyd il famoso prisma di The Dark Side of the Moon.

The Dark Side of the Moon – Pink Floyd – Sì, ho conosciuto l’uomo che l’ha inventato! L’ho pure accompagnato a casa sua. Usava il bastone e faceva fatica a camminare (Londra, 2009).

Famoso, anche qui. Allora, perché un oggetto come il prisma che rifrange un fascio di fotoni di Storm su sfondo nero è diventato tanto celebre?

E ancora..

Perché i Red Hot Chili Peppers sono un gruppo planetario?

Pazzesco, da batterista, conoscere il MIO batterista preferito (Milano, 2002):
Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers

Per lo stesso motivo per cui ci sono persone disposte a spendere 1200 euro per un iPhone.

Per il marketing?

Anche, ma non esattamente. Oggi non parlo di marketing in senso commerciale, siamo nel pieno di un momento drammatico. Ma vorrei illustrare che è il momento perfetto per prepararsi per il DOPO. Perché prima o poi avverrà.

Oggi il tema è un altro, un effetto emotivo, meravigliosamente autentico del perché le persone sono attratte dalle persone famose.

Perché quando si genera contributo e questo è utile alle persone, le persone sono GRATE.

Perché? Ma perché generano gioia!

Fanno stare bene.

Ecco svelato l’arcano. Dal lungo assolo di Time, al riff di Sweet Child O’Mine, a un manuale di profonda cultura marketing.

Quando ci si emoziona, ci si commuove, si impara qualcosa di importante, utile, buono per noi.. quando qualcosa ci muove le viscere, la pancia.. che lo sappiamo o no, che ce ne accorgiamo o meno.. siamo grati.

GRATI. E restituiamo.

Le persone inutili, che drenano energia, beh, stanno sulle scatole a tutti.. i musoni? Non ne parliamo, per carità..

MA sostengo da tempo che:

tutti sono utili nella loro attitudine.

Solo, chi più. Chi meno. È una questione di misurazione in termini percentuali.

Anche le mosche e le zanzare, in terra, hanno la loro utilità.

Anche un cacciavite è utile per avvitare.

È la soluzione che io compro. Meglio: l’emozione che la soluzione che compro, mi da.

Quando compro un cacciavite elettrico, non compro il cacciavite ma la vite avvitata in maniera comoda e veloce rispetto al cacciavite “manuale”.

In verità.. compro il sospiro di sollievo nell’aver fatto il lavoro bene, in minor tempo e con minor fatica così mi stappo la birra prima e me la godo, magari ascoltando Time!

Qui, forse, il livello di utilità è un pelo più profondo.

È un’utilità che serve la persona e alla persona da un punto di vista economico o emozionale. O meglio, tutti e due.

Se qualcuno aiuta a far soldi le persone, ad esempio, ecco che diventa lui stesso ricco e famoso. Magari! Salvo che non ce ne siano mille come oggi accade che allora il mercato si rivela particolarmente condiviso. E quando è TROPPO condiviso, beh, ce n’è poco per meno.

Ma di band come i Pink Floyd ce n’è soltanto una.

Così come di Storm Thorgerson, solo uno.

E di Philip Kotler? Anche qui. Soltanto uno.

Il brivido e il sound della macchina da stampa. A vederla e a sentirla girare fa venire la pelle d’oca. Soprattutto quando stampa i libri dei tuoi miti.
Qui gli interni di: Marketing: il viaggio di una vita. L’autobiografia di Philip Kotler.

È vero, verissimo. Di esperti di marketing ce ne sono a bizzeffe, mille mila in questo caso e tutti bravissimi che assicurano di essere i migliori.

OK, c’è quello migliore per lui e per lei e per l’altro, che può essere diverso da questo e quest’altro. Anche in Italia (o meglio in Svizzera) ne abbiamo uno particolarmente bravo da cui ho attinto molto. S’impara.. e si cerca di imparare, no?

La verità (per così dire) è che..

Ce n’è tanta di gente brava là fuori e il mondo è grande.

Se si è bravi e utili, lo spazio c’è. Per tutti? Forse.. dipende, probabilmente dal grado di unicità che si è in grado – scusate il gioco di parole – di fornire. Espletare. Comunicare.

Di DARE.

Il Making Of: Marketing: il viaggio di una vita. L’autobiografia di Philip Kotler.
Stampa delle copertine.

Oggi vi presento Philip Kotler perché io ci sono venuto in contatto e lo testimonio, semplicemente. Perché da lui ho imparato tanto e gli sono GRATO.

Gli sono grato anche perché per vari motivi, sono stato talmente fortunato da stampare la sua unica Autobiografia Ufficiale:

MARKETING: IL VIAGGIO DI UNA VITA.

Edito da Ekis Edizioni.

Ekis è una delle più importanti società di formazione in Italia e ha pure creato una casa editrice specializzata nel coaching. Io adoro i ragazzi di Ekis e ho fatto e continuo a fare tanta, tantissima formazione con loro.

Così come testimonio tanti libri e cose che reputo utili per la comunità e in questo caso anche una società di formazione.. Testimonio io, nella mia piccola/piccolissima parte ma auspico preziosa, lui. Sir Philip.

Morale?

Il blog fortunatamente inizia ad essere letto da molte persone e.. sono GRATO. Grazie ai miei lettori.

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Il potere del sogno, del desiderio e dell’obiettivo: “Volevo contribuire a creare una società più equa sfruttando meglio la teoria economica”.
Marketing: il viaggio di una vita. L’autobiografia di Philip Kotler

LA STRAORDINARIA E INCREDIBILE VITA DI JIM MORRISON

La straordinaria e incredibile vita di Jim Morrison

La straordinaria e incredibile vita di Jim Morrison, condensata in 56 mesi di Doors.

Nella bellezza e nelle contraddizioni degli anni ’60 – anni che hanno cambiato per sempre il corso della storia e dell’atteggiamento alla libertà delle persone – l’epopea della Rockstar la cui anima ha acceso la verve della sintesi e velocità “dell’uso intenso” della vita, consacrandola alle parole simboliste di un poeta che ancora oggi ispira a sognare le anime “mortali”.

Vendendo (oggi) un milione di dischi l’anno.

Morrison non è morto a 27 anni, ma al sesto anno di celebrità. 

Sei anni nei quali ha dato tutto sé stesso attraverso la sua anima tormentata e in pena, nel lasco veramente di una manciata di anni.

Morrison e i Doors in barca, immagini inedite di When you’re stange

Dai 21 ai 27 sono “solo” stati la coda della stella cadente.

E oggi tutti ne ammirano ancora il cielo illuminato.

Personaggi così hanno la prerogativa – oltre ad avere vite pazzesche e “da film” – di saper trasformare ciò che vivono e sentono in messaggi “potenzia(n)ti” dalle sonorità di musica stellare, cosmica.

E di moltiplicarla per milioni di persone che ne vengono investite.

Come la catapultassero da chissà dove a qui, per chissà quale motivo.

Ma quel motivo lo sai dopo, molto dopo.

Fatto sta che da quei "movimenti" di quegli anni, viviamo il mondo di oggi.

Perché ciò che viviamo oggi è comunque influenzato anche da quello:

Vietnam, Nixon, lotte studentesche, guerra fredda, assassinio Kennedy, uso spasmodico di droghe per conoscere la “verità” e la “libertà“, musica psichedelica, Hendrix, Beatles, Pink Floyd, esplosione economica, minigonna, libertà sessuale e di espressione, nel bene e nel male.

Come se la musica fosse solo il mezzo per lasciar illuminare il cielo della notte da queste meteore che lo illuminano a giorno.

Per poi tornare nell’olimpo degli dei.

Il documentario perfetto per una domenica alternativa.

E subito dopo, tocca a Bohemian Rhapsody 🤩

La musica, una costante. Sempre. When you’re strange.

PS: la libertà di potersi esprimere ha senso a prescindere dall’esito della propria espressione. Per ciò, sono sostenitore del libero essere.

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LE MIMOSE SANNO DI PRIMAVERA

Le mimose sanno di primavera.

Le mimose hanno un profumo meraviglioso, sanno di primavera.

Poi per me l’8 marzo è una bella data perché è stata la prima volta che mi sono lanciato da un aereo (22 anni fa).

Poi, fossi nato donna, forse direi che festeggiare il fatto di esserlo è un pensiero simpatico e carino, nulla di più.

Un’attenzione. E in quanto tale meravigliosa di suo.

Ma sono nato uomo e lo dico da uomo.

Celebrare la festa dell’essere è a prescindere dal genere.

Basta, davvero BASTA, con queste cazzate che la donna è questo e quell’altro (inferiore, superiore, sesso debole, sesso forte, zoccola, mamma, amante, moglie, etc.).

A me, ogni volta che devo compilare un form dovendo inserire i miei dati, alla voce SESSO M o F, viene sempre da rispondere Sì (e grazie anche)

Perché anche l’uomo è questo e quell’altro (nerd, pelato, palestrato, senza muscoli, con l’alito fresco / di mxxda, con la bella macchina / col cassonetto con le ruote, etc.).

Tutto ciò è a-n-a-c-r-o-n-i-s-t-i-c-o.

Siamo, semplicemente:

– Sfigati UGUALE. 
– Meravigliosi uguale.

Facciamo invece che siamo entrambi (sfigati e meravigliosi ma anche uomo e donna) allo stesso tempo ma in differenti contesti?

1. Con paranoie mentali uguali (distinti solamente dall’impronta ormonale e attitudinale).

2. Con la stessa paura di rimanere soli, con le stesse fisime, con le stesse inefficienze e predisposizione a combinare cazzate, con la stessa esigenza di andare alla toilette (ebbene sì, ci vanno anche le donne, anche belen – non ci credevo neanch’io, eppure..).

3. Con gli stessi sensi di colpa, la stessa vergogna, le stesse paure e arrabbiature solo connotate dai diversi contesti.

Noi uomini sbagliamo a idealizzare la donna perché viviamo nel bisogno della #passerottacapricciosa (tralascio i vezzi dei passerotti, che vanno bene uguale).

Le donne sbagliano a sentirsi inferiori: MAI! 
Rispetto a nessuno, non agli uomini.

Noi dobbiamo “espellere”, le donne “accogliere”:

sembra che l’uomo debba dominare ma il vero problema dell’uomo è fare l’uomo, NON dominare.

Il vero problema della donna è che faccia la donna, non l’uomo o non farsi dominare.

Oggi assistiamo a uomini che fanno le donne..

(non mi si fraintenda, per me il tema omosessualità è acqua fresca, l’argomento non mi tange, in più uno dei miei miti assoluti è Freddie Mercury dai tempi delle medie tanto quanto Jim Morrison)

..mentre gli uomini che fanno gli uomini per paura di sembrare troppo donne sono col testosterone a mille perché, se no, non sono uomini abbastanza.

Assistiamo a donne “manager” spigliate come non mai che alcuni uomini se le sognano.

Va bene c-o-s-ì. 
NON è questione di donna manager o uomo coxxxone.

È questione che siamo anime vestite con un paltò bello pesantino (con il solo scopo di alleggerirlo/ci):

il corpo fatto di carne e sangue.

Con, in più, uno spirito dentro e tutte le sue attitudini che forse si porta dietro da mo’.

Tutto il resto sono sovrastrutture inutili, peraltro, spesso e volentieri.

Come “doversi” ricordare di “voler” festeggiare.

Facciamo che ci festeggiamo entrambi tutti i giorni con la gentilezza?

Con il reciproco supporto e interesse verso l’altro?

Percorrendo un pezzo di strada assieme nella ben disposizione e nella benevolenza?

Facciamo che facciamo l’amore con passione e non meccanicamente perché la donna se ha avuto tanti uomini è zoccola e l’uomo è un grande (e se ne ha avute poche ovviamente è uno sfigato e lei pochi una suora – quindi il numero giusto qual è)?

Facciamo che se dobbiamo indossare questa “veste” è perché così impariamo qualcosa di più su di noi, sulla nostra natura e sessualità, sui nostri comportamenti nel segno della crescita reciproca?

Nel segno della cura e dell’amore.

A prescindere si sia Donna o Uomo.
Tanto, siamo esseri umani uguale.

#sonosostenitoredelliberoessere – nel vero senso della parola.

Leonardo Aldegheri
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LETTERA POSTUMA DI KEANU REEVES A PATRICK SWAYZE SUL LANCIO SENZA PARACADUTE IN POINT BREAK

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Il salto.

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