Come dire "la bellezza di" davanti a 140 imprenditori mi ha fatto riflettere sulla responsabilità sociale d'impresa. E dell'uomo.

Sì, lo so. Ero teso come una corda di violino.
Eppure lo volevo tanto e ora che l’ho fatto lo voglio ancora di più. Una delle paure più grandi dell’uomo è la paura di parlare in pubblico, dopo quella di precipitare. Paradossale perché per me precipitare fa parte della disciplina sportiva che pratico e per la quale ho organizzato un corso, proprio perché essendo una delle paure maggiori insegniamo a superarla portandosi a casa elementi di leadership per tutta la vita.

Paracadutismo per la Leadership, il primo corso dove impari la leadership lanciandoti da un aereo

Una paura che voglio tuttora superare è quella di parlare in pubblico.
Per Il Cenacolo dell’Impresa organizzato dal Comitato della Piccola Industria di Confindustria Verona sono stato chiamato a presentare la serata e subito ho accettato. Volevo presentare gli argomenti a modo mio.
In Confindustria è apprezzata la compostezza e io come paracadutista finanziario (lo scrivo sorridendo perché è la definizione del caro amico e grande Sebastiano Zanolli) ed ex batterista non sono proprio il massimo del modello perfetto di imprenditore istituzionale. Amo il rock’n’roll!
Ma per quell’occasione ho indossato una delle mie suit (quella per volare è bianca, gialla e nera, nella foto in fase di briefing con alcuni compagni paracadutisti durante uno dei corsi vela col pluri-campione italiano Mario Fattoruso) e mi sono incravattato. Cosa che faccio anche volentieri ma non tutti i giorni.
img_6808
Il foglio con gli appunti presentava sette passaggi posti nella pagina in maniera totalmente randomizzata. Ciò significava per i miei occhi di andare a cercare l’intro 1 in alto, poi l’intro 2 in basso, poi il punto 3 al centro a sinistra, il punto 4 al centro a destra, il 5 in alto e così via. In pratica, un disastro!
E per cercare di essere disinvolto ho detto più o meno 150 volte “la bellezza di”, un mio intercalare piuttosto frequente.
Se proprio ci tieni, ma credo di no 🙂 – puoi vedere il video su youtube qui.
Cosa voglio dirti con questa riflessione?
Il mio messaggio è questo: avevo paura ma c’è chi lo fa normalmente e lo fa molto bene. Nell’articolo che sto già scrivendo e di prossima pubblicazione Non conta quanto vuoi correre, conta quanto stai correndo lo spiego bene: mentre vuoi fare delle cose c’è già chi le sta facendo bene da anni. Mentre vuoi realizzarti c’è chi si è già realizzato. Mentre vuoi questo e quest’altro c’è chi lo ha già ottenuto.
MA: mentre c’è chi lo ha già ottenuto, fatto e corso, c’è chi non ha la minima idea si possa fare e tantomeno volere. Ti è mai successo di dire non avrei mai immaginato che questa cosa sarebbe successa?
Oppure: mai avrei pensato di riuscire a fare questa cosa.
Le abilità si acquisiscono. Solo che il modo di pensare del momento in cui le pensi è diverso dal modo di pensare in cui le fai perché di mezzo c’è stato un processo di maturazione ovvero di connessione di sinapsi che congiungendosi e creando nuovi sistemi ti hanno permesso di ragionare con strumenti inediti semplicemente che prima non possedevi. Ecco perché volere è il primo step di ottenimento del successo (che è il participio passato di succedere) ma non è sufficiente, è una condizione necessaria, sì, ma non sufficiente.

La volontà è una condizione base necessaria ma non sufficiente.

E anche pensare di volere lo è, perché viene prima.
Se mi avessero proposto di introdurre la serata tempo fa avrei risposto sì ma malincuore perché non sarebbe stato un volere che partiva da dentro di me perché lo volevo. Ora lo voglio. Sono io a volerlo. 
Hey, parliamo di introdurre la serata, non di presenziarla. Parliamo di presentare gli argomenti, non di snocciolarli, spiegarli, illustrarli, sviscerarli, etc. Devi avere qualcosa da dire per quello.
Ciò che desidero di più è essere dall’altra parte. Quella di chi ha qualcosa da dire.
Presuntuoso? NO. Ognuno di noi ha qualcosa da dire. Non credi? Mai pensato?

Il bello del mondo contemporaneo è la possibilità per chiunque di arrivare a chiunque. Arrivare a chiunque, tuttavia, non è corretto. Devi arrivare a chi è interessato alle cose che hai da dire.

img_6878
Nel mondo ci sono la bellezza di innumerevoli argomenti da trattare e che interessano le nicchie relative a quel dato argomento. Lo so, pure il mio inerente all’imprenditoria, formazione e orientamento è piuttosto dibattuto quanto non parecchio abusato ma devo dire che è in atto un forte cambiamento culturale a livello globale: quello che sta accadendo è una rinata consapevolezza su chi è l’uomo e sulla sua utilità sul pianeta.
Sta diffondendosi una nuova consapevolezza sul fatto che l’uomo è ospite e non padrone su questo pianeta e ciò cambia tutta la percezione del proprio ruolo nei confronti della responsabilità sociale – che poi è estesa a quella dell’impresa sana ed etica di cui spesso parlo – per cui si rispettano società, ambiente ed animali arrivando a produrre – e a comportarsi – in maniera sostenibile.
Fantascienza?
Mica tanto perché stiamo necessariamente andando lì. Internet sta agendo da collettore sociale combattendo l’ignoranza. La primavera araba ne è un esempio. Mark Zuckerberg vuole portare la connettività sparata dal cielo alle regioni remote dell’Africa e le conseguenze sociali per quelle persone saranno devastanti. Non solo per loro perché quando la loro consapevolezza subirà una necessaria accelerazione potranno esserci sconvolgimenti a livello globale. L’ignoranza è comoda. Tenere le moltitudini all’oscuro permettere di controllare gli equilibri dell’intero pianeta.
NO, non è teoria del complotto. Si tratta di buon senso.
Buon senso facile? Per niente e per niente breve.
Solo attraverso un più alto livello di consapevolezza si arriverà a lasciare ai nostri figli un mondo migliorato, non peggiore rispetto a quello che abbiamo ricevuto noi dai nostri predecessori che certo hanno creato e diffuso il benessere a una fetta più ampia di popolazione (fino a 70 anni fa si moriva di fame e di stenti): mondo migliorato significa che noi stessi li educhiamo ad un uso responsabile del pianeta. E li dobbiamo educare con l’esempio. Non a parole ma con i fatti.
Stop.
Sono sempre stato convinto che l’uomo sia tutto sommato un fenomeno piuttosto recente e la sua presenza non fa di lui il padrone assoluto della Terra.
E tanto quanto è in grado di distruggere, tanto può fare bene.
E mi piace molto pensare che la divulgazione sia uno strumento innovativo (che mette nuova azione) per avvicinare la bellezza di..
Sempre più persone.
img_6866

Il Nuovo Rinascimento dell'Italia passa attraverso la manifattura

Ti racconto una storia. Qualche giorno fa c’è stata l’inaugurazione della Mostra LA MAGIA DEI COLORI nella prestigiosa Biblioteca A. Frinzi dell’Università degli Studi di Verona perché su invito della stessa Università, nell’ambito di un’iniziativa europea molto importante che è la Kidsuniversity, come Grafiche AZ, l’azienda di cui sono anche socio, abbiamo avuto l’opportunità di aprire ed esporre parte degli storici archivi dei magnifici libri che produciamo da 45 anni per l’editoria internazionale.
14292527_10207450162072377_3270385292897193722_n
Inutile dirti quanto mi sia personalmente divertito un mondo ad organizzare la Mostra – che ricordo essere ancora visibile fino al 21 ottobre – perché:
A – ho acquisito nuove competenze oltre a quelle di cura maniacale della fabbricazione dei libri per i nostri editori;
B – è proprio divertente ideare, creare, allestire e decidere quali e dove posizionare i libri, i fogli stampa, gli originali degli artisti (tra cui quattro meravigliose copertine di Alessandro Sanna per l’edizione americana del Pinocchio prima di Pinocchio ovvero la geniale storia del pezzo di legno che diventerà il burattino più celebre del mondo), le lastre per stampare i libri con le nostre macchine offset, magnificare quel meraviglioso “Cielo di libri” dove vedi meravigliosi libri per bambini illustrati nei loro mille colori come fosse una pioggia di quadricromia dal soffitto;
C – abbiamo fatto promozione come non ci fosse un domani per una cosa a cui tengo profondamente (l’azienda fu fondata da mio padre e dal suo socio storico);
D – ho imparato anche qualcosa di più e diverso dal solito che è quello che fa del lavoro il più bel lavoro del mondo investendo in quell’elemento extra che ti fa fare la differenza quando fai qualcosa che ti piace.
Ma soprattutto ed è il punto a cui tengo di più..
E – come era normale fosse doveroso, all’inaugurazione, ho dovuto parlare in pubblico.
Dire “dovuto” non è corretto perché, in verità, non vedevo l’ora.
Come saprai tra tutte le paure le più frequenti in assoluto – e più temute dall’uomo (lasciamo perdere la paura del buio) – ve ne sono due in particolare:

Dato che di cadere non ho paura perché se mi conosci sai che pratico paracadutismo da qualche anno e oltre ad avermi cambiato la vita, la cosa che mi diverte particolarmente – quella di saltare da un aereo intendo – è proprio la caduta libera e la sensazione di libertà assoluta e ancestrale che solo il lancio ti sa dare.

A proposito, se ti interessa mi occupo per passione di team building per le aziende: amo la formazione e so quello che essa può fare. Fin da subito ho considerato il paracadutismo come strumento formativo e ho quindi abbinato per la prima volta nella storia il paracadutismo alla leadership per affrontare le sfide di oggi, contattami qui se vuoi saperne di più.

Tornando a noi, la paura, evidentemente, è semmai proprio quella di parlare in pubblico.
E se non vuoi parlare in pubblico proprio non ti viene: ti sale il panico, ti si asciugano palato e lingua e vedi anche un po’ bianco: in passato mi è successo.
Ah, mi ero anche dimenticato cosa stavo per dire su argomenti che conoscevo perfettamente.. Sì, hai capito: è stata una discreta figura di m…a.
Qualche giorno fa me la sarei letteralmente fatta sotto.. MA ho fatto dei corsi, oggi parlo in pubblico abbastanza spesso anche se pur sempre in contesti protetti.
Devo anche dire che aver suonato la batteria per anni più di tanto non mi fa provare timore dei palchi perché grazie anche ai concerti fatti un po’ sparsi per l’Italia al tempo che fu, ho avuto la possibilità di farci la mano. Ma mica basta questo 🙂
Sì, ti dicevo, me la sarei fatta anche sotto se non fosse stato che..?
L’intenzione, la voglia, il desiderio di parlare in pubblico non fossero venuti da dentro di me.
Il prossimo speech a TEDx?
Perché no 🙂 – MAGARI!
Ora lo voglio fare. Sì!
🙂
Dai, seguimi.
Non so per quale motivo abbia detto una frase tanto potente: che il Nuovo Rinascimento per l’Italia passi attraverso la manifattura.
Proprio nel senso di esortazione. Qualcosa dentro.. me l’ha tirati fuori. Estratto. “Educato” (nel senso primordiale di educere, tirare fuori, “trarre” appunto).
Davvero, non credermi uno che le spara, anzi, ero e sono veramente convinto di quello che ho detto. Il bello è che è venuto fuori spontaneamente.
Non mi ero preparato nulla appositamente perché volevo fosse un’esperienza sfidante. Chi parla in pubblico sa perfettamente cosa dire e di me potrebbe anche sorridere per la cadenza rigorosamente veneta. Son veneto ciò.. 🙂
UNA COSA MI PREMEVA. Davanti a tutte. Per l’amore, l’impegno e la dedizione del mondo nel lavoro che si fa.
Avevo mio figlio di nove anni e mio nipote davanti e ho pensato che noi stiamo lavorando per loro, per creare non tanto e solo il nostro futuro ma il presente che si ripercuoterà sulle loro spalle.
Inutile dirti quanto sia importante essere consapevoli e sensibili sulla qualità del mondo che lasceremo loro, che include, per esempio, la qualità dell’ambiente che lasceremo loro.
E mi sono posto alcune domande alle quali come sempre cerco di dare una risposta, almeno per capire l’argomento, se mi riesce.
..e il loro futuro del lavoro quale sarà?
Vogliamo bene ai nostri figli, no?
Cosa gli stiamo lasciando?
Cosa stiamo facendo per dimostrargli il bene che gli vogliamo se non agiamo oggi stesso, adesso?
Ad es. mi riferisco anche a cose banali come raccogliere le cartacce per terra per riporle in un cestino rispettando la differenziata, in sintesi, cercando di costruire il mondo come un luogo migliore per viverci. Anche e soprattutto attraverso il fare impresa.
Se questo passasse attraverso la manifattura (sana ed etica, s’intende)?
Lo so, sono discorsi triti e ritriti. Ma ci tengo.
Se il Nuovo Rinascimento dell’Italia passasse attraverso una manifattura sana ed etica sono più che convinto che saremmo pronti entro qualche anno a lasciare un mondo migliore ai nostri figli, più sano, più pulito, con persone più consapevoli e sensibili alle tematiche ambientali e di responsabilità sociale.
Noi, ovviamente, per produrre libri compriamo carta fatta da alberi. Ma che vengono ripiantati in misura maggiore di quanto ne vengano abbattuti secondo le rigide norme FSC che siamo volontariamente tenuti a rispettare.
Poca roba, capirai.
Ma vorrei fare in modo che le persone capiscano che ognuno nel proprio può farla, questa poca roba.  Mi riferisco veramente a piccole attenzioni nel quotidiano che contano. Che pensino al loro futuro, non alla nostra pigrizia di oggi nel fare finta di niente.
Se ti sembra stia parlando di cose poco concrete, perdonami.
Fare impresa è uno strumento tra i più efficaci per portare cambiamento. Gli imprenditori sono uomini che al di là del profitto contribuiscono al miglioramento delle condizioni attuali. Per farla breve, ti inventano delle cose e te le propongono, spesso per risolverti un problema più o meno complesso, più o meno ludico o di utilità quotidiana.
Nel suo storico intervento a San Patrignano, Renzo Rosso dice che non serve inventare il mondo: prendi una cosa, trovi il modo di migliorarla e renderla più moderna facendola servire a qualcuno. Qui il sunto da 5.55 (5 è il suo numero 🙂 ).
Renzo Rosso a San Patrignano
Non devi fare una politica di prezzo, devi fare una politica di valore. Altrimenti sei nessuno nel marasma del niente e non ti cercano e non ti vogliono. Soprattutto non servi a nessuno e non contribuisci a migliorare il mondo.
E se per migliorare il mondo si dovesse passare veramente per la manifattura, mi sento di dirti senza troppi peli sulla lingua di essere volentieri portatore di questo messaggio, nato spontaneamente all’inaugurazione di una mostra di 45 anni storia di un’azienda manifatturiera che fa questo nobile lavoro per i bambini.