Le persone che hai attorno fanno la differenza. Tu fai la differenza. Ma se attorno non hai le persone giuste non la fai neanche se speri e preghi

Sbattiti e insisti. Dedizione. Perseveranza. Motivazione. Fai corsi. Allenati. Spacca tutto. Provaci. Non ce la fai. Insisti. Rivedi i tuoi piani. Ci riprovi. Non demordi.
Ogni tanto cadi inevitabilmente nello sconforto. Dura un po’. Fa male. Malissimo. Parli. Ti confronti. Trovi delle persone che ti ascoltano. Ti aiutano e ti danno una mano. E capisci. Ti rialzi. Sì, non contano le volte che cadi ma le volte che ti rialzi, sempre una in più.
Vai avanti. Ricominci. Ripianifichi. Fai un corso nuovo. Ti carichi. Sai che puoi emergere. Sai che questa volta ce la farai. Hai letto un altro libro. E costruito un nuovo tassello. Sai che tu con le tue forze sei una bomba, una forza della natura. Hai le persone che ti apprezzano, che sanno quanto vali. Che sanno chi sei.
Il tempo è dalla tua. Non hai iniziato ieri. Hai mangiato quintali di merda nel frattempo, da anni. Il tempo è dalla tua perché un tempo eri impaziente, poi hai visto che il tempo passava e hai imparato ad averla, questa cazzo di pazienza, perché hai parecchio tempo alle spalle.
Arriverà anche il mio momento“, ti dici. Sei speranzoso ma tu hai la scorza e della speranza te ne fotti. Perché tu vai avanti. Sei una testa dura, “sei testardo” – ti dicono e nel frattempo compi cose straordinarie, normalmente straordinarie cioè che pensi siano talmente normali per te che lo sai che altri non sono in grado ma sei tu che non sei in grado di darti il riconoscimento perché sei in vocazione di attesa di quello che ti aspetta, qualcosa di eclatante. Il riconoscimento, quello vero.
Che sia – Eclatante.
Che non arriva.
Allora inizi a chiederti: perché?
Inizi a pensare di essere solo. Che le persone che ti aiutano, ti supportano ma non fanno abbastanza per te perché loro ti stimano ma non sei in diretto contatto con loro per quello che vuoi realizzare e ti rendi conto che quelle che lo sono non vogliono che pisci fuori dal vaso. Sono per lo status quo. E tu sei una mina vagante e rompi le palle. Rompi le palle a loro.

Questa coach mi ha colpito.

Perché è tristemente allargata a macchia d’olio. Ne sento spesso di così.
E gli dico. Battiti ancora perché è quando stai per mollare che è il momento di accelerare, di dare gas, di flettere i muscoli, di dare il colpo di reni, di lanciarti dall’aereo, di vincere la paura e la sfida. Perché arriva il tuo momento. Non arriva se rimani chi sei, perché se rimani chi sei, rimani inevitabilmente dove sei.

Ma è così vera, questa frase? O è il solito alibi per cui pensi di non fare mai abbastanza?

E se l’abbastanza lo fai e attorno hai quattro stronzi, sei sicuro che l’abbastanza non sia molto più basilare e si tratti di avere attorno delle persone che agevolino anziché ostacolare?
Di fare naturalmente, le cose?

Se attorno hai degli ostacolatori fuggi. Fuggi via. Fuggi più lontano che puoi. Vai a fare la differenza da qualche altra parte. Fai la differenza senza chi non te la fa fare.

“Ma allora addossi a terzi la responsabilità se non sei riuscito a farla nonostante loro?” Fai la differenza ogni giorno, anche se non lo sai. Per il solo fatto di continuare a lavorare su te stesso e portando risultati nonostante. Il fatto è che i risultati che hai dimostrato di produrre, sei consapevole altrove potrebbero essere moltiplicativi. Ti è andata male perché ti sono capitate attorno le persone sbagliate. O sei capitato tu dentro al loro recinto, come fossi caduto nel pollaio come la storia dell’uovo dell’aquila e dell’aquilotto che pensava di essere come un pollo, raspando come i polli, a terra, abituandosi nel tempo alla puzza del pollaio. Solo che tu non ignori le alte sfere del cielo e la sua aria pulita che sa di libertà. Sai già che quello è il tuo posto.
Sì, perdio sì. Avere la squadra giusta fa la porca differenza di questo mondo. Non è che Cristiano Ronaldo nel paesello di provincia faccia ciò che può fare nella squadra in cui può dare il meglio e generare i risultati che genera e per cui è noto e per cui è pagato (non so nulla di calcio, penso si sia capito).
Qualcuno gli ha dato la possibilità di giocarsi le sue carte e lui se le è giocate, e bene anche.
Play your game, then.
Attorniati di persone che ti aiutino a fare la differenza. Stai tranquillo che sarai tu che farai fare la differenza a loro. 

 

Chi sei tu per dirmi questo?

Non do opinioni, non sono un opinionista e nemmeno un formatore. Non insegno, non sono un professore e mi guardo bene da chi si mette sul pulpito senza averne le credenziali.
Perché quando qualcuno si erge.. emerge con i fatti, o niente. Se qualcuno insegna senza fatti.. qualcosa dentro, a livello di stomaco, mi urla una tale incoerenza che sto a sentire solo per capire fino a quale punto questo si sta spingendo mentendo a sé stesso.
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Chi urla il proprio sapere senza fatti o con fatti insufficienti continuando a dirti che lui è, che ha fatto questo e quest’altro, che a lui sarebbe dovuto questo e quest’altro perché, che sono gli altri a non capire, sta solo pretendendo qualcosa che non gli è dovuto.
Gli altri sono il miglior termometro per capire se stai agendo per ego o per costruire qualcosa. Se stai agendo per ego gli altri non ti cag..o. Gli altri hanno talmente tanti problemi da smazzarsi che non gliene frega niente dei tuoi e gliene frega ancora meno di te e del tuo ego, il tuo io-bambino che urla richiamo di attenzione.
Specie se capita che quel bambino sia intrappolato nel corpo di un adulto.
Se stai agendo per costruire qualcosa di buono e di utile per te e per gli altri – e magari per il mondo – gli altri poco a poco si svegliano dal loro torpore e poi mano a mano iniziano ad alzare la testa indicando e dicendo hey, fico!

Ma quando si parla di altri, di chi si sta parlando? Di te, di me, di loro, di tutti..
Noi siamo gli altri. Noi siamo il termometro costante degli altri e siamo gli altri. Quando sono io a rivolgermi al mondo, mi rivolgo agli altri.

E agli altri cosa interessa di me?
Ma di me nulla!
Di cosa ho da dire, forse, qualcosa. Da fare per loro, qualcosa di più.
Dipende solo se quel qualcosa gli serve. Fine.
Semplice no?
Ecco perché, almeno dal mio modo di vedere le cose, se non sei nessuno è meglio fare il termometro. MA.. c’è un ma. Che nessuno è nessuno.
Tutti si è qualcosa e tutti – forse – hanno qualcosa da raccontare, purché.. non sia l’ego a parlare ma quel qualcosa che ti spinge a farlo per spirito di servizio, un’attitudine atta a condividere, aiutare, dare uno spunto in più, fornire l’idea che mancava, contribuire, dare una mano, creare qualcosa di nuovo.
Bene.. chi sei tu per dirmi questo?
Sono una persona che vede le cose. Come te, come tutti gli altri.

Quello che mi sono messo in testa di fare è cercare di trarci un senso in base alla mia esperienza personale per restituirle elaborate allo scopo – possibilmente – di aggiungere qualcosa e – possibilmente bis – di dare valore all’esistente per aiutare a vedere quello che magari non si sarebbe visto se non da un punto di vista diverso.

È una domanda che mi pongo già da solo, e lo dico a scanso di equivoci, sulle mie riflessioni che non sono e non vogliono essere lezioni. Per carità.
MA (sì.. ma bis anche qui):
no, non ti rispondo: “no guarda, non sono nessuno per dirti questo”. Ti dico più amabilmente che..
Io sono io. Con la mia visione, le mie esperienze e il mio intelletto che deriva da intellìgere che significa leggere dentro, quindi interpretare e assorbire per restituire.
Io sono io come tu sei tu. Né più e né meno di quello.
Per assorbire e restituire uso i media messi a disposizione come questo blog, facilmente e gratuitamente, anziché scriverci un libro.
Anzi, sto scrivendo anche quello ma è ancora un po’ indietro e allora intanto scrivo qui.
Ormai sai che il mio lavoro è fare libri, vuoi non mi faccia il mio?? Li faccio per gli altri, verrà anche il mio turno 🙂
Seriamente, fare libri è uno dei migliori lavori del mondo, credo. E fortunatamente ho a disposizione know how, competenze, personale, macchinari e rete di conoscenze per farlo da più di quattro decenni. Sì, ho detto fortunatamente perché in Grafiche AZ bene o male mi ci sono ritrovato. Volente o nolente perché sono di seconda generazione. Ma ti dico anche, almeno in parte, per merito (leggi qui come può essere intesa in maniera molto pratica la differenza tra fortuna e merito, vedi la foto qui sotto) perché assieme alla mia squadra stiamo facendo delle belle cose e stiamo contribuendo ognuno con il proprio apporto per valorizzarlo.. e ci stiamo riuscendo! 🙂
Ho portato di recente mio figlio di nove anni a sentire il grande Livio Sgarbi di Ekis e parlava proprio di merito e fortuna. A lui devo le considerazioni che mi si sono dipanate nella mente con una chiarezza inedita rispetto a prima grazie al tour che Livio sta compiendo: The Turning Point.
E quindi anche il libro arriverà. E anche il tuo, se vuoi.
Anzi, in mente ho una collana di pubblicazioni.
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Intanto quello che voglio fare qui è riflettere e condividere le mie riflessioni.

Voglio mettere a disposizione.

In un bel libro che ho letto di recente e curato nell’edizione italiana da Ivan Nossa e co-scritto con Joe Vitale Trasforma in oro tutto ciò che tocchi, nel contributo di Melissa Dormoy trovi un’interessante definizione di successo:

Questo è vero successo. Condividere il centro di quello che siamo con gli altri. In qualsiasi modo scegliamo di manifestare quella condivisione; questo è il successo nella sua forma più elevata.

Come a dire che del successo te ne fai certamente da solo.. ma da solo condividi ben poco.
Il riconoscimento deve prima arrivare da se stessi, guai se lo attendi solamente dagli altri.
Quindi, se dovessi chiedermi chi sei tu per dirmi questo io ti rispondo:

Io sono io e ho tutta la voglia di condividere per crescere assieme.

Embè?
Nell’era informatica e dell’accesso immediato alla conoscenza e in cui è possibile accedere a più persone contemporaneamente.. ti parlo perché io sono io. E come dice il mio amico, formatore e scrittore Sebastiano Zanolli, parlo solo di ciò che ho vissuto.
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Qual è lo spirito con cui lo fai?

Guardavo X-Factor con mio figlio di nove anni e trovo il metro di giudizio sia estremamente interessante. In particolare ho apprezzato quello di Manuel Agnelli, rocker outsider spietato e impassibile, founder  e voce degli Afterhours, che all’occorrenza si alza in piedi battendo le mani  per riconoscere l’impegno in tutto il suo splendore.
La leadership è anche la capacità di esprimere autenticamente il riconoscimento.
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Siccome qui parliamo di imprenditoria, idee e affari ti traccio subito un parallello. L’imprenditore che non riconosce e non gratifica non è un vero leader. Una delle sue abilità principali è quella di contornarsi di persone valide e più competenti di lui nello svolgere i compiti specifici che altrimenti lui da solo non sarebbe in grado di saper fare. Questa abilità è quella di scegliere. Ora capirai perché scegliere è fare scouting di talenti. E perché serve leadership.
Ti avviso: in questo articolo ti pongo una quantità importante di domande 🙂
Ho conosciuto Veronica Marchi ai tempi in cui si condivideva la scena musicale veronese una quindicina di anni fa. Da sbarbato mi divertivo a suonare la batteria per alcune rock band. Ho suonato la batteria per circa quindici anni e poi mi sono rotto (in verità sono stato cacciato e dalla delusione non ho più preso in mano le bacchette dedicandomi totalmente al lavoro, pur amando la musica più di me stesso). Adesso anziché suonare, nel tempo libero mi lancio dagli aerei 🙂
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Come immaginerai, la mia vita nel frattempo è significativamente cambiata e avendo smesso di suonare ho cambiato anche abitudini.
Veronica è sempre uguale anche nell’aspetto e con una gavetta infinita alle spalle. Ora vive di musica. Io vivo di editoria.
Pressione x tempo = una performance giusta su un palco che da una visibilità pazzesca.

Ovvero: X-Factor = la leva che può fare per lei che ha talento (e costanza) per restituirle finalmente la giustizia che per molti altri non arriverà, proprio per lo spirito con cui ha affrontato e affronta la cosa.

Qual è questo spirito?
Qual è lo spirito con cui lo fai?
Per chi ha visto la puntata, avrà notato che le due ragazzine di 16 anni avevano un obiettivo diverso da Veronica Marchi. L’obiettivo era la notorietà direttamente senza passare dal via.
Cantare era per loro solo uno strumento per arrivare alla notorietà e che fosse cantare o ballare o tutte e due le cose assieme, alla ragazzine di 16 anni non importava. Importava il palcoscenico. Fedez, in discussione aperta con Arisa, persino ha dichiarato che a loro non serviva una settimana di inquadramento ma una una settimana di.. inquadrature. Ego, ego, ego.
In uno dei due casi, purtroppo, ego della madre.
La domanda è:

  • a chi servi? Per cosa lo stai facendo?

Ami cantare veramente e stai dando qualcosa al mondo o lo stai facendo per appagare il tuo ego e la tua smania di celebrità per una semplice questione di vanità?
Esatto, hai capito: cantare è lo strumento per dare qualcosa al mondo e se hai le carte in regola allora forse puoi ancora provare a giocartela. Proprio come Veronica Marchi.
Dietro a band di caratura internazionale come gli U2, i Metallica e i Foo Fighters ci sono imprenditori molto, molto capaci, spessissimo sono i musicisti stessi che diventano a loro volta produttori, talent scout e proprietari di etichette discografiche con tanto di commercio di merchandising facendo branding in una leva inaudita.
La musica, si sa, fa leva sulle emozioni e a livello globale il branding delle emozioni è molto interessante da un punto di vista di business.
A noi. Quindi, con quale spirito lo fai?
S’intende, sempre per fare la differenza.
Eccotelo, almeno per quello che ho notato io, in Veronica sul palco di X-Factor:

  • prepazione tecnica, tanto studio e una gavetta lunghissima
  • talento coltivato e non allo stato brado
  • costanza, perseveranza, caparbietà
  • bravura e attitudine al fare bene
  • sofferenza tipica di chi ci è sopra da anni e nonostante tutto non molla ancora
  • umiltà, caratteristica non molto comune, e semplicità
  • serenità, fiducia e sicurezza
  • sangue freddo ed essere calda allo stesso tempo
  • controllo sopraffino

Ma anche e soprattutto:

sono qui e sono felice.. che vada bene o male, va bene lo stesso.

Lo spirito è l’energia che permea le cose che fai e chi sei mentre le fai.
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Qual è il fine?
Essere milionario è per esserlo o è la conseguenza di averci messo qualcosa del tuo per fare la differenza?
Ci devi mettere innovazione.
Cos’è dunque l’innovazione?

L’innovazione è l’azione di aggiungere qualcosa di nuovo.

Allora la domanda è:
Cosa stai facendo di nuovo?
Cioè, cosa stai aggiungendo di nuovo affinché questo nuovo si noti e faccia la differenza perché utile a qualcuno moltiplicato per n utenti?
Come stai contribuendo?
In cosa ti stai distinguendo e quanto tempo deve passare prima che qualcuno se ne accorga.. e chi è quel qualcuno che può fare qualcosa per te capendolo e dandoti una mano come Fedez, Arisa, Agnelli e Alvaro?
Se stai cercando un lavoro, poni attenzione alla mia domanda:

  • stai cercando di offrire qualcosa in più per dare all’impresa che ti dovrebbe assumere quella porzione di valore che le mancava?

E se questa considerazione fosse a livello imprenditoriale?
Seguimi: se ragioni a livello di farti assumere, vale l’ultima domanda che ti ho appena fatto.
Se ragioni a livello di assumere tu altre persone, ti porto l’esempio di Alfio Bardolla.
Alfio sta cercando – e ci sta riuscendo molto bene – di rendere fruibile, veloce ed immediata la comunicazione della cultura finanziaria resa semplice a larghe fette della popolazione da una decina di anni.
Alfio Bardolla ora possiede la scuola di formazione finanziaria più grande d’europa e la sta quotando: grow fast, si può fare. Anche partendo da zero e da sotto zero come lui. Al prossimo wake up call di ottobre ha riempito un teatro da 1733 posti chiudendo le iscrizioni con quasi un mese di anticipo.
Marco Montemagno, che ho conosciuto qualche giorno fa, aveva 10000 follower nell’ottobre del 2015 e nel momento in cui scrivo ne ha 230000 con una proiezione di 350000 entro la fine 2016.
Cos’hanno in comune queste persone?
Sì, sono influencer.
No, non lo fanno per vanità.
Con quale spirito lo stanno facendo?
Con questo:

  • prepazione tecnica, tanto studio e una gavetta lunghissima
  • talento coltivato e non allo stato brado
  • costanza, perseveranza, caparbietà
  • bravura e attitudine al fare bene
  • sofferenza tipica di chi ci è sopra da anni e nonostante tutto non molla ancora
  • umiltà, caratteristica non molto comune, e semplicità
  • serenità, fiducia e sicurezza
  • sangue freddo ed essere caldi allo stesso tempo trasmettendo emozioni
  • controllo sopraffino
  • generando utilità per gli altri

Stanno dando qualcosa che in questo momento serve molto e a molte persone.

Perché:

Che tu sia dipendente, imprenditore o musicista, le persone interessate sono disperse attorno a te e lo spirito è l’energia che le aggrega e tu fai fluire a loro la differenza che grazie a te c’è tra lo stato dell’arte e il risultato ottenuto.

Come essere il buco al centro di un’area pendente che aggrega le acque vicine e le convoglia restituendole alla terra arricchite.
Ascolti la musica, impari a suonare il tuo strumento e fai un rock’n’roll che nessuno ha mai sentito.
Allora prendi, elabora e restituisci.
Buona musica!
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